Money talks: ni hao Mr.Li, Milan a Elliott?

13 aprile 2017, dopo mesi di interminabili trattative, comunicati stampa, smentite e promesse, l’A.C Milan passava dalle mani del patron Silvio Berlusconi a quelle dell’uomo d’affari cinese Mr. Li YongHong. Il club rossonero si trovava nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, campioni del calibro di Ibrahimovic e Thiago Silva avevano già da tempo svuotato il proprio armadietto presso il centro sportivo di Milanello, la guida tecnica cambiava nel giro di pochi mesi (prima Seedorf, poi Inzaghi e, infine, Brocchi) e la tifoseria si era ormai abbandonata alla consapevolezza dell’inesorabile sgretolarsi della propria squadra: i meravigliosi 29 trofei in 31 anni di storia erano destinati a diventare un caro e lontano ricordo da custodire gelosamente e da raccontare ai propri figli o nipoti.

La nostra è stata una vendita trasparente, abbiamo informato la procura di tutto quello che stava avvenendo. Se abbiamo approfittato della cessione del Milan per far rientrare in Italia capitali dall’estero? Sarei stato uno stupido, smentisco tutto. Abbiamo venduto ad una protagonista dell’industria cinese che per il momento ha rispettato tutte le scadenze ed i pagamenti“, queste le parole di Berlusconi nel Gennaio 2018, interpellato dai vari organi di stampa perché preoccupati dalla scarsa solidità della nuova proprietà cinese. In effetti, sin dai primi giorni in cui si cominciò a parlare di Mr. Li come possibile acquirente, i dubbi cominciarono a crescere sempre di più: c’era chi giurava di non averne mai sentito parlare e chi, invece, troppo.

Sia la finanza cinese che quella internazionale, infatti, conoscevano YongHong Li e i suoi affari dalla a alla z: nel 1998, per esempio, fu protagonista di una truffa ai danni di migliaia di risparmiatori; inoltre, seppur molto attiva nei settori dell’edilizia e dei fosfati, la sua holding non aveva mai registrato risultati degni di nota e tali da giustificare un simile investimento.

Come stato possibile che un personaggio così poco rassicurante abbia avuto modo di mettere le mani sul Milan?

La parabola discendente del Berlusconi politico e dell’azienda di famiglia Fininvest ha, senza dubbio, agevolato la conclusione degli affari, ma oltre a questo c’è dell’altro: la crisi economica del 2008 continuava a minare la stabilità delle casse societarie, orfane di vittorie e di conseguenza degli introiti da reinvestire, ed il calcio italiano in generale dimostrava di non essere più in grado di accattivarsi l’interesse delle compagnie di entertainment, ormai emigrate verso lidi più floridi e spettacolari.

Grazie, quindi, ad una serie di sfortunate circostanze per il club e per il campionato italiano in generale, la trattativa che ha portato i rossoneri verso la Cina ha avuto modo di prendere forma; i più maliziosi cominciarono a parlare di illegali pratiche per rientri di capitali, altri di riciclaggio di denaro sporco, ma, nonostante tutto, Li YongHong ha ottenuto quel famigerato “closing” che, senza l’intervento del fondo statunitense Elliott in aiuto della neonata “Rossoneri Sport Investment Lux“, non sarebbe mai arrivato. Il nuovo socio di maggioranza dei rossoneri, infatti, era fermamente convinto, superata la fase di stallo che aveva visto il governo di Pechino applicare norme più restrittive per l’espatrio di capitali, di poter restituire ad Elliott l’intera somma prestatagli. Molto probabilmente, però, Li YongHong aveva cantato vittoria troppo presto e, altresì, sperato che l’apparentemente faraonica campagna estiva (Bonucci, André Silva, Biglia, Kessiè, Conti, Kalinic) potesse immediatamente riportare la squadra a quei successi che avrebbero garantito i ricavi necessari per l’estinzione del debito.

Ad oggi, luglio 2018, dopo mesi e mesi di corse contro il tempo per trovare le somme necessarie per mantenere il controllo della società, Li YongHong ed il Milan appaiono più lontani che mai: i 32 milioni richiesti da Elliott non sono ancora arrivati (c’è chi dice arriveranno lunedì) ed il fondo statunitense è pronto ad assumere il comando e a gestire il club in attesa di un nuovo acquirente. Quest’ultimo poteva sembrare il magnate italoamericano Rocco Commisso, leader dei New York Cosmos e affascinato dalla possibilità di investire nel calcio italiano, ma la determinazione di Mr. Li nel saldare il debito con Elliott lo ha spazientito a tal punto da non essere più interessato ad intavolare una trattativa.

Di seguito le sue più recenti dichiarazioni: “Ho lavorato imperterrito con i miei advisor per formulare e negoziare una transazione a beneficio di questa storica squadra della città di Milano. Nonostante i miei tentativi e la percezione in buona fede che un accordo fosse stato raggiunto, sembra che l’attuale proprietà del Milan non abbia intenzione di concludere un deal tempestivamente e su basi accettabili“.

Le prossime saranno ore frenetiche per il futuro del Milan, milioni di tifosi vivranno con il fiato sospeso in attesa di conoscere il futuro della propria squadra: osservando i fatti dall’esterno, però, risulta evidente come le promesse di Berlusconi circa la cessione della società rossonera ad una proprietà solida e capace di riportare i giocatori ed i suoi tifosi ai fasti di un tempo non è stata minimamente mantenuta.

 

 

 

 

 

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