Ciclismo

Tour de France ’18, il tappone pianeggiante: un flop totale

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Diciamoci la verità: coloro che ieri hanno seguito l’intera frazione meriterebbero un plauso se sono riusciti a non addormentarsi durante le quasi 5 ore ( forzate ) di diretta.

La 7^ tappa del Tour de France edizione numero 105 prevedeva la partenza da Fougères per arrivare dopo la bellezza di 231 chilometri sul traguardo di Chartres, località celebre nel 2012 per il trionfo nella cronometro di Bradley Wiggins che poi si rivelò fondamentale per la vittoria finale dell’inglese. Sulla carta la giornata non aveva in programma di riservare numerose emozioni, vista la presenza di un solo GPM di 4^ categoria ( piazzato tra l’altro nella prima parte di tappa ) lungo tutto il percorso previsto. Dunque spazio nuovamente alle ruote veloci.

Prima di passare all’oggetto reale di quest’articolo, è giusto segnalare che la vittoria è andata al giovane sprinter olandese Dylan Groenewegen, autore di una volata imperiosa a cui nulla hanno potuto i più quotati Gaviria e Sagan. Si tratta del 2^ successo in carriera sulle strade della Grande Boucle per lo sprinter della Lotto NL Jumbo, il quale mette così a tacere chi credeva che non fosse all’altezza degli altri velocisti del lotto.

Photo Credit: Getty Images

Tralasciando il risultato prettamente sportivo, è giusto oggi fermarsi a riflettere sull’utilità di tappe come quella di ieri nell’economia di un Tour de France, sia dal punto di vista di chi lo corre, sia da quello di chi lo guarda, poichè di sicuro non è stato una bella pubblicità per chi si vuole apprestare a seguire con passione questa disciplina:

CHI CI HA PERSO ( oltre al Ciclismo )

– ORGANIZZATORI, sappiamo bene che trovare delle frazioni con un profilo del genere nella 1^ settimana di Grande Boucle non è certo una novità, ed è proprio per questa ragione che si fatica a comprendere come mai si continui a cavalcare questa linea. Già dopo 6 tappe, i numeri a livello di audience non erano stati dei più incoraggianti.

I 231 Km “di trasferimento” che il pubblico si è sorbito ieri non hanno sicuramente dato una mano per favorire un’inversione di tendenza dal punto di vista degli ascolti in TV. Ne vale ancora la pena?

– CORRIDORI, partendo dal pressuposto che puntare il dito contro degli atleti che ieri si sono sciroppati più di 6 ore in sella alla propria bici è sbagliato; detto questo, l’atteggiamento visto ieri per gran parte della giornata non è stato dei più belli da vedere. Fondamentalmente la tappa si è animata soltanto in 3 frangenti:

  1. Dopo il primo tentativo di fuga non andato a buon fine di Degand, dalla testa del gruppo era uscito un drappello composto da una decina di corridori di spessore ( Naesen, Gallopin, Lampaert e Postlberger tra gli altri ). Una volta ripresi, il gruppo ha subito rallentato; successivamente l’attacco in solitaria di Yoann Offredo ( applausi per il coraggio ) non poteva di certo spaventare il plotone;
  2. A circa 100 Km dall’arrivo ecco che la corsa sembra dare l’idea di incendiarsi grazie all’Ag2r che, approfittando di un tratto di vento laterale, prova a creare le condizioni per la formazione di un ventaglio. Il plotone si divide in due tronconi, con atleti del calibro di Daniel Martin ( vincitore il giorno prima ), Cavendish, Kittel e Dèmare che si erano fatti sorprendere. Dopo pochi Km ( il tempo di andare a riprendere Offredo ) però cambia la direzione del vento e il gruppo torna compatto. Se ne va allora da solo Laurent Pichon ( standing-ovation anche per lui ) che proprio non ci sta ad andare a passo turistico per ore ed ore;
  3. Dai -90 la corsa torna ad accendersi solo nel finale per la tradizionale preparazione alla volata.

Se i corridori ci hanno messo del loro per rendere la corsa meno appassionante possibile, è anche vero che, come detto in precedenza, il percorso ha dato davvero poche chances di fare la cosiddetta “corsa dura”.

Photo Credit: EPA/YOAN VALAT

– FANS, i veri delusi di giornata sono loro, in particolari i sostenitori che hanno atteso la corsa ai lati della strada per vedere live il passaggio della corsa nel proprio paese. Non c’è stata praticamente battaglia, è stata ( quasi ) una passerella degna dell’ultimo giorno sugli Champs Elysèes. I telespettatori avrebbero preferito qualcosa di diverso ( a cui potrebbero aver tranquillamente ovviato cambiando canale ); lo stesso i fan sulle strade, è difficile che abbiano gradito un’andatura turistica. La competizione è sempre la prima e unica alternativa.

 

In sostanza, la conclusione è una sola: flop totale.

A testimoniarlo, le parole di Alejandro Valverde, uno dei corridori simbolo del panorama mondiale, non ha usato mezzi termini al termine della tappa:

“Volevo stare in buona posizione prima dei momenti cruciali per evitare che qualche buco mi tenesse dietro. Tutto il team ha lavorato molto bene oggi, e questo mi dà grande fiducia. Io penso che le tappe così lunghe siano troppo semplici. 231 chilometri, che di fatto erano 240 se si conta il trasferimento, per me non hanno alcun senso, ma è così”.

Se lo dice pure “El Embatido”, sarebbe bene ascoltarlo…

 

 

 

 

 

 

 

Nato e cresciuto con la passione per lo sport.
La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino.
Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente.

Qui per provare a raccontarvi le emozioni che lo sport ci regala ogni giorno.

Michele Moretti
Nato e cresciuto con la passione per lo sport. La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino. Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente. Qui per provare a raccontarvi le emozioni che lo sport ci regala ogni giorno.

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