Gran Premio di Germania: L’imprevisto colpisce ancora

Ancora!

Di nuovo!

Sempre tu!

Proprio tu!

Sempre e comunque!

O dea della Formula 1, ancora ti diverti a rimescolare le carte in gioco!

Questo mondiale è a dir poco incredibile. Probabilmente poche volte abbiamo assistito ad una stagione talmente densa di emozioni dall’inizio del nuovo millennio.

Ancor prima dell’inizio della stagione, già tutti sdegnati per il debutto del sistema Halo nelle attuali vetture, tutti avrebbero pensato ad un mondiale noioso, privato oramai di quel fascino che lo contraddistingueva una volta.

Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato un campionato così incandescente che non smette mai di stupire!

Alzi la mano chi si sarebbe mai immaginato un Sebastian Vettel, sontuoso pole-man al sabato di qualifica, ritirarsi clamorosamente sbattendo la sua Ferrari dopo aver dominato in lungo e in largo il Gran Premio di casa, prima dell’avvento della (ahimè per lui) dannata pioggia.

Alzi la mano chi si sarebbe mai immaginato un Lewis Hamilton, depresso dopo l’uscita di scena già durante la prima sessione di qualifiche, vincitore di una corsa che si può rivelare un crocevia fondamentale per quello che potrà essere il nuovo campione iridato.

La Ferrari, che veniva già da un inizio di weekend nero per la questione legate al grave stato di salute del presidente, anzi, ormai ex-presidente Sergio Marchionne, non poteva beccare un finale peggiore di questo. In un tracciato che sembrava già dalla vigilia sposarsi alla perfezione alle caratteristiche della SF71H, dopo tutto l’entusiasmo per come si era messa la gara (effettivamente secondo i piani della squadra e dei tifosi), la Ferrari torna a Maranello con un pugno di mosche, avendo perso la leadership non solo nella classifica costruttori, ma soprattutto, e in maniera molto più pesante quella del campionato piloti, col pilota tedesco che ha da colmare un gap di 17 punti da Hamilton.

Quest’ultimo invece, non poteva sperare in una sorte migliore. Certo, sarà stato fortunato, ma, ormai è risaputo che la fortuna aiuta gli audaci. E lui lo è stato, sfoderando una guida superlativa con le gomme ultrasoft con un asfalto che si era bagnato in buona parte della superficie del tracciato. Non è certo un caso che Lewis molte delle sue vittorie in carriera le abbia ottenute in tali condizioni e che sia sempre riuscito a fare la differenza.

In poche parole, LEWIS IS THE GOD OF THE RAIN. La pioggia non lo può certo fermare.

Stava per fermarlo Bottas, alla ripartenza dopo la Safety Car, che ha tentato di passarlo, ma subito redarguito dal team, ricordandogli che lui è il secondo pilota che per Lewis, quelli, erano punti d’oro.

Stessa sorte é toccata all’altro finlandese della Ferrari Kimi Raikkonen, che ha dovuto obbedire al team-order per cedere il comando della gara a Vettel, giustificato anche dal fatto che stavano correndo con una strategia diversa.  Per lui terzo posto al traguardo e quarto podio consecutivo, addirittura uno in più del più quotato Vettel, a riprova del fatto che Sebastian, se vuole ottenere qualcosa di importante, deve limitare questi tipi di sbavature, e se possibile, eliminarle del tutto.

Quarto invece Max Verstappen, con una corsa più che dignitosa considerando il mezzo di cui dispone, che stava per essere rovinata con clamorosi pasticci del muretto box, avendogli montato prima le gomme intermedie da bagnato quando l’asfalto era ancora asciutto e poi le ultrasoft quando preciso in quel momento aveva cominciato a piovere. Bene, ma non benissimo. Non si può dire altrettanto sul compagno di squadra Daniel Ricciardo, partito in fondo alla griglia inspiegabilmente con le gomme medie e ritiratosi ancora per problemi tecnici. La vittoria di Montecarlo si è tramutata per lui da redenzione a maledizione. Il passo è stato breve. Tante che Max gli sta sotto di appena un punto nella classifica piloti. Chi l’avrebbe mai detto?

Quinto un magnifico Nico Hulkenberg. Nonostante non abbia mai ottenuto un podio nella sua lunga carriera in Formula 1, conferma ancora una volta di essere un diamante prezioso per il team Renault, visto l’ennesimo scontro diretto vinto ai danni del compagno Carlos Sainz (che, è giusto ricordare, ha avuto problemi al primo pit-stop), dodicesimo al traguardo.

Sesto, a sorpresa visto come si stava mettendo la gara, troviamo Romain Grosjean, dopo una gara tutta d’attacco. Il compagno Kevin Magnussen, quinto nelle fasi iniziali della gara, è stato tradito dalla pioggia, finendo la gara in undicesima posizione.

Può sorridere anche la Force India che, nonostante il condizionamento delle voci sul futuro del team, artiglia un settimo ed un ottavo posto con Sergio Perez ed Esteban Ocon, andando ad agganciare al quinto posto nel campionato costruttori la Haas.

Un’altra sorpresa la troviamo al nono posto: Marcus Ericsson dell’Alfa Romeo-Sauber, che approfitta pure di qualche errore di troppo del compagno Charles Leclerc, che chiude con un deludente quindicesimo posto dopo un ennesima qualifica da urlo.

Chiude la zona a punti Brendon Hartley con la Toro Rosso, conquistando il secondo punto della stagione.

Tra una settimana torneremo in Ungheria, dove tra le pretendenti del Gran Premio si affaccia in maniera preponderante la Red Bull.

In una gara che sarà, come non mai, tutt’altro che scontata.

 

 

 

 

 


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