Astri Nascenti nel Basket: Nico Mannion, the italian stallion

Ma voi vi ricordate di Pace Mannion? Ai più esperti in materia sicuramente sarà venuta in mente la Coppa Korac conquistata con Cantù nel 1991, l’apice della carriera di questo micidiale tiratore da Salt Lake City, Utah; ma l’epopea di Pace nel nostro basket non si ferma certo lì, oltre alle 140 partite in maglia Cantù, la guardia, con il baffo più invidiabile dei tempi, ha disputato buone stagioni con le maglie di Treviso, Caserta (durante quell’esperienza ha conosciuto Gaia, pallavolista, che poi sarebbe diventata la signora Mannion), Reggio Emilia, Fabriano, Roseto, Cefalù e Siena; proprio nella città del Palio, tanto cara a Pace e Gaia, nacque il loro primo figlio (Pace ne ha altri due avuti dalla prima moglie) Niccolò; con il nuovo arrivato in famiglia Pace decide di sparare le ultime cartucce di una straordinaria carriera a Cefalù, dove nel 2002 a 42 anni deciderà di smettere e tornare negli Stati Uniti per stabilirsi in Arizona.

Tornato negli Stati Uniti Pace viene incorporato allo staff degli Utah Jazz, come analista video, nel frattempo Niccolò, che per tutti è diventato solo Nico, si appassiona al gioco tanto caro al papà e si iscrive alla Pinnacle High School dove entra a far parte della squadra.
In poco tempo Nico diventa la stella della squad…dello stato tanto da registrare 23 punti, quasi 5 rimbalzi e 6 assist di media, farsi eleggere Arizona Gatorade Player of the Year, vincere il campionato dello stato, guadagnarsi la convocazione in Azzurro e diventare il quarto debuttante più giovane di sempre segnando 9 punti contro l’Olanda il primo luglio.

Ma, sul campo, che giocatore è Nico Mannion? La capacità di creare gioco e la fantasia somigliano molto a quelle di Steve Nash, Nico conserva la sua maglia incorniciata in camera. I passaggi, che spesso mettono i compagni in condizioni di facili tiri, sono rubati dal repertorio di White Chocolate Williams, un altro fuoriclasse bianco. Il tiro, efficaccissimo anche da dietro l’arco è un omaggio a papà Pace che Nico ama sfidare in interminabili gare di tiro in palestra o nel cortile di casa. L’atletismo, come dice mamma Gaia: “ha preso da me”, e si vede, aggiungerei, Nico non ha un fisico eccelso, appena 73 chili distribuiti su 190 centimetri però ha una capacità di giocare sopra il ferro che raramente si è vista in un playmaker di queste dimensioni, white man can’t jump con lui non funziona. La difesa, con 2 palle rubate di media Nico si conferma un più che affidabile difensore sul perimetro e un ottimo interditore sulle linee di passaggio avversarie. La testa, questo ragazzo sembra avere la mentality, i suoi allenatori sostengono che abbia quasi una repulsione per la sconfitta e che sia sempre in palestra a migliorarsi, spesso aggiungendo movimenti al suo repertorio direttamente dal piano di sopra e facendosi aiutare da Pace. In una recente intervista Nico ha dichiarato di voler rimanere un altro anno al High School per poi decidere che college frequentare tra Duke, Kansas, North Carolina ecc. Intanto durante l’estate è stato invitato al camp di Steph Curry, dove si è distinto come uno dei migliori prospetti tra i partecipanti ricevendo per altro i complimenti dello stesso Curry.

Con un po’ di lavoro in palestra e sulle sue debolezze in campo Nico potrebbe diventare uno dei migliori prospetti del suo Draft, con tutta probabilità, quello del 2020, e fare strada anche tra i grandi; da italiani, speriamo che Nico possa diventare anche una colonna portante della nazionale azzurra già a partire dai prossimi impegni, come i Mondiali del 2019 in Cina.
Adesso non ci resta che metterci comodi, lo spettacolo è appena iniziato!
Welcome to The Nico Mannion’s show.

 

 

 


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