Basket

Manu Ginobili: il mito si ritira

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“Ho giocato con 254 compagni. Non ho mai litigato con nessuno. E vale anche per i miei 9 allenatori”

Potrebbe bastare questo per indicare che giocatore sia stato Emmanuel David “Manu” Ginobili che a 41 anni ha detto basta e si ritira dal basket giocato. Si ritira senza grandi clamori, nessuna conferenza stampa, con un semplice post sui social dove ringrazia tutti: dai compagni di squadra, allenatori, tifosi e anche naturalmente la sua famiglia spiegando di aver ricevuto più di quello che avrebbe mai immaginato dallo sport che ha amato e che lo ha visto grandissimo protagonista negli ultimi 23 anni.

Un atleta capace di coniugare l’adorazione di tifosi e compagni e il rispetto dagli avversari pur incarnando il prototipo del feroce agonista.

 

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro al 1998, anno in cui sbarca in Europa, nel nostro campionato. Viene ingaggiato dalla Viola Reggio Calabria dove rimane 2 stagioni e porta un grande contributo al 5’ posto finale della compagine calabrese nella stagione 1999-2000.

Al termine del secondo campionato alla Viola, passa alla Kinder Bologna, squadra di altissimo livello in quegli anni, che annoverava tra le proprie fila campioni del calibro di Antoine Rigadeau e Predrag Danilovic. Proprio il ritiro a sorpresa dall’agonismo di quest’ultimo alla vigilia del campionato 2000-2001, apre le porte al quintetto base a Ginobili.

In due anni di Virtus porta a casa il triplete nella prima stagione (campionato, coppa italia ed eurolega) e un’ulteriore coppa italia nella seconda conclusa con la sconfitta in finale di Eurolega in casa contro il Panathinaikos.

I “suoi diritti” erano già stati acquisiti nel draft del 1999 dai San Antonio Spurs (scelta in fondo al secondo giro) e dopo 4 anni in italia era giunto il momento di varcare l’oceano e di approdare in NBA

I San Antonio Spurs erano la squadra di Tim Duncan in campo e di Coach Popovich in panchina e Ginobili all’inizio fece molta fatica per entrare nel famoso “sistema” Spurs che si scontrava con l’innata fantasia in campo del giocatore argentino.

Col passare del tempo però Ginobili e Popovich riuscirono, da persone molto intelligenti quali sono, a trovare un compromesso in campo, figlio della grande sintonia venutasi a creare tra i due, non solo dal punto di vista tecnico.

In 15 anni di militanza nella compagine texana, e 4 anelli NBA,  i suoi numeri parlano di 14 punti, 4 assist e il 37% nel tiro da 3 punti. Ma solo questi numeri non bastano per identificare l’enorme impatto che ha sempre avuto, in campo e negli spogliatoi; con il suo agonismo, con la sua tecnica, con la sua personalità; anche in quest’ultima stagione, a 41 anni suonati, i possessi decisivi passavano spesso dalle sue mani, segno di grande leadership riconosciuta da tutti.

Con la nazionale argentina ha vissuto l’epopea vincente della cosiddetta “generacion dorada”, un gruppo fenomenale capace di incantare i parquet di tutto il mondo toccando l’apice nel 2004 vincendo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene (in finale contro l’Italia). E naturalmente Ginobili era il simbolo di quella fantastica formazione idolatrata dai tifosi argentini e ammirata da tutti gli appassionati di basket.

I tifosi italiani hanno avuto la fortuna di potersi godere Ginobili per 4 anni e hanno sempre poi seguito con grande simpatia la sua lunga carriera oltreoceano. E lui per tutta risposta ha sempre dichiarato che “crescere” nel nostro paese, con grandi giocatori e un coach come Ettore Messina (poi ritrovato a San Antonio), sia stato fondamentale per i successi conquistati in seguito.

Quando un campione dello sport si ritira, riceve sempre il giusto ringraziamento dai propri tifosi; quando si ritira una leggenda, il tributo arriva da tutti, a 360 gradi. Da chi lo ha affrontato sul parquet, da chi da piccolo lo ha visto in televisione e si è ispirato a lui, da chiunque amasse questo sport perché Ginobili ha incarnato l’essere un giocatore fenomenale che però si metteva sempre al servizio della squadra, il “noi” prima “dell’io”, sempre. E il rispetto e la considerazione ricevuti, sono la naturale e giusta conseguenza.

Gracias Manu!

Marco De Girolamo

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