Calcio

Il punto sulla Serie A: né Inter né Milan, l’anti-Juve è la Spal

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Quarta giornata di Serie A che va in archivio portando con sé uno strascico di polemiche, che, con molta probabilità, non si placheranno facilmente. È stata la giornata degli orrori arbitrali, ma anche quella del primo gol in Italia di Ronaldo e quella che ha certificato l’inesistenza di una vera anti-Juve. Inter, Milan e Roma non sono ancora pronte per insidiare i bianconeri, che, a differenza degli altri, vincono anche giocando male. Il Napoli, al momento, è la seconda forza del campionato, ma sembra ancora lontana dagli standard dell’anno scorso. 

I bianconeri, come se ce ne fosse bisogno, hanno mostrato con il Sassuolo la qualità della rosa a disposizione di Allegri, che lasciando in panchina Chiellini, Pjanic, Bernardeschi, Cuadrado e Douglas Costa (autore di un gesto ingiustificabile, su cui ogni commento è superfluo), regola i neroverdi. La Juventus non gioca bene, ma quando in campo c’è gente del calibro di CR7 si può vincere giocando male. I fatti parlano chiaro: 12 punti su 12 e avversarie già staccate.

Tra le inseguitrici si risollevano Napoli e Lazio. I partenopei, grazie all’invenzione di Insigne, battono la Fiorentina (è solo un arresto, ma questa Viola saprà emozionare), mentre la squadra di Inzaghi vince, a fatica, contro l’ottimo Empoli di Andreazzoli. Le strade tracciate dai due tecnici sembrano quelle giuste e l’idea di Ancelotti di puntare su un 4-4-2 con Insigne seconda punta può funzionare bene.

Arrancano, invece, le milanesi. L’Inter, pur penalizzata dal mancato utilizzo del VAR, si scopre imprecisa sottoporta e, come successo a Sassuolo e in casa con il Torino, incapace di reagire nei momenti difficili. Il gol di Dimarco (che gol) taglia le gambe alla squadra, cosa inammissibile se ti chiami Inter e punti a insidiare la Juventus. Spalletti dovrà lavorare molto su questo aspetto, in attesa che Icardi, Perisic e Nainggolan prendano definitivamente per mano la squadra. Il tempo, però, stringe e, dopo la sconfitta di sabato, la gara di Genova con la Sampdoria assume le sembianze di un crocevia fondamentale. Non vincere significherebbe vedere allontanarsi il treno per la Champions. Il Milan, fermato a Cagliari, festeggia il primo gol di Higuain, ma si interroga sulla convivenza forzata con Suso e sul mistero legato ai nuovi acquisti, utilizzati troppo di rado da Gattuso.

Altra delusione è, senza dubbio, la Roma, che, dopo i grandi cambiamenti estivi, fatica a trovare la propria identità. Contro il Chievo, in vantaggio di due gol, è inspiegabile il tracollo finale che consente ai veronesi di pareggiare. Le cessioni di Strootman, Nainggolan e Alisson hanno privato Di Francesco, oltre che di grandi giocatori, di leader in campo, gente capace di non far affondare la barca. Il solo De Rossi non può bastare a guidare i capitolini.
In attesa delle big, zitta zitta, al secondo posto, insieme al Napoli, si issa la Spal. I ferraresi battono l’Atalanta con due gol di Petagna (sì, proprio lui) e si confermano la rivelazione di questo inizio. Grande soddisfazione per Semplici, che dall’anno scorso percorre la strada del bel gioco e ora ne raccoglie i frutti .

Ridono anche le province di Cagliari e Parma. La prima, bella da vedere e capace di bloccare sul pari il Milan. La seconda, meno bella, ma più efficace, espugna San Siro grazie a una difesa perfetta e a un capolavoro di Dimarco. Malissimo Frosinone e Bologna, ancora a secco di gol e battute dalle genovesi, che si godono i due nuovi re: Defrel e Piatek. Le squadre di Longo e Inzaghi giocano male, senza creare palle-gol che consentano agli attaccanti di sbloccarsi. Non aver ancora segnato dopo quattro partite è tremendamente preoccupante: o si inverte la rotta o la strada è quella della Serie B.

Il campionato sta per entrare nel vivo e, escludendo la Juventus, al momento sembrano tutte alla pari. Per le qualificazioni in Champions ed Europa League ci sarà da divertirsi, mentre un indizio su chi retrocederà c’è già, anche se la favola del Crotone di due anni fa può insegnare qualcosa.

Capitolo VAR. Il nuovo protocollo delegittima, non poco, il potere dello strumento e sembra riportare al passato, con gol ingiustamente annullati (Berenguer in Udinese-Torino) e rigori netti non assegnati (fallo di mano di Dimarco in Inter-Parma e fallo su Ilicic in Spal-Atalanta). È bene che sia fatta chiarezza sull’uso dello strumento per non renderlo dannoso.

Matteo Palmisano

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