Arti marziali

Il match del secolo, analisi su Khabib vs McGregor

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Nella notte tra sabato 6 e domenica 7 ottobre alla T-Mobile Arena di Las Vegas va in scena quello che, per molti appassionati e addetti ai lavori, è il match più importante della storia della UFC: Khabib Nurmagomedov contro Conor McGregor.

Il primo ad entrare nella gabbia è lo sfidante, Conor “The Notorious” McGregor. L’irlandese torna sull’ottagono dopo 693 giorni d’assenza, nel frattempo ha incrociato i guantoni con Floyd Mayweather, con l’obbiettivo di causare la prima sconfitta di Nurmagomedov e riconquistare il titolo dei pesi leggeri. Avvolto nel tricolore e con una delle più evocative ballate irlandesi in sottofondo, The Foggy Dew, The Notorious fa il suo ingresso in una T-Mobile Arena che sembra Dublino il giorno di San Patrizio, sono tutti lì per lui.

Adesso tocca al campione, Khabib “The Eagle” Nurmagomedov. Il daghestano, ancora imbattuto in UFC, si avvicina all’ottagono con il suo tradizionale copricapo, il Papakha, mentre nelle casse della T-Mobile Arena risuona Dagestan, canzone che omaggia la terra natia di The Eagle, accolta con non pochi fischi dal pubblico statunitense.

 

Esaurite le presentazioni di rito, i due si ritrovano faccia a faccia sul ring e lo spettacolo può, finalmente per noi fans italiani, iniziare. Sin dai primi scambi possiamo vedere le diversità fra i due stili di lotta dei contendenti. McGregor, da buon striker qual’è, cerca subito di entrare nella guardia di Nurmagomedov con pugni decisi e con un’aggressività notevole. Khabib, per rispondere vuole portare la lotta a terra, campo dove è un assoluto maestro. Il momento della verità arriva quando Nurmagomedov riesce a portare McGregor al tappeto, riuscirà The Notorious ad arginare il grappling del russo o dovrà soccombere? La risposta arriva pochi minuti dopo, quando il gong di fine round risuona. McGregor è riuscito a non soccombere alla lotta al tappeto del campione, può ritenersi soddisfatto, ma questo non basta.

I primi istanti del secondo round sono forse i più belli ed intensi dell’intero match con un Superman punch a segno di McGregor e una fase magistrale di striking portata avanti dai due combattenti. Nurmagomedov che, però non ha nello striking la sua peculiarità, decide di riportare la lotta al suolo e con un double leg takedown incarta McGregor per poi iniziare una fase di Ground and Pound in cui scarica sull’irlandese dei colpi inauditi per violenza e cadenza, una vera e propria macchina da lotta. In questa fase sembra che McGregor sia spacciato ma riesce a liberarsi magistralmente dal tentativo di Kimura dell’avversario e supera anche questo round.

Nel terzo round McGregor vuole riaffermare la sua superiorità e inizia una fase di strinking nella quale mette a segno buoni colpi e riesce a neutralizzare diversi tentativi di takedown di Nurmagomedov, che però rimane in controllo e si aggiudica anche questa ripresa.

Ora, se vuole portarsi a casa il titolo, The Notorious deve mandare KO il campione; per raggiungere il suo obbiettivo McGregor inizia il quarto round con un’ottima fase di striking provando più volte a far sentire il suo sinistro a Nurmagomedov, che però ancora una volta, riesce a portarlo a terra. McGregor sa che deve uscire dalla quella situazione il prima possibile se vuole avere ancora una chance, bloccato alla parete e con poche idee su come liberarsi, l’irlandese commette l’errore che gli costa il match: concede il collo a Nurmagomedov e il campione lo manda a dormire con una neck crank, 27-0 e tanti saluti.

McGregor lascia Las Vegas con la promessa che la guerra continuerà, che tornerà più forte e preparato di prima e, magari meno arrogante e più concentrato, per un eventuale rematch. Nurmagomedov, oltre ad andarsene con il titolo e con la sua imbattibilità preservata, dimostra una versatilità che pochi gli avrebbero riconosciuto alla vigilia e fa un altro passo verso il gotha di questa disciplina. Quello che hanno messo in scena i due combattenti nell’ottagono è stata una della più belle rappresentazioni che le MMA ricordino, con fasi di striking vivaci, ottimi sprazzi di grappling – offensivo e difensivo – e una versatilità che ha stupito tutto l’universo UFC, a partite da Dana White. Per ora la battaglia è stata vinta da Khabib, ma come ci ha ricordato Conor “la guerra continua”. Khabib v McGregor II è più vicino di quanto sembri!

 

19 anni.

Calcio, basket, ciclismo e pugilato tra gli altri.

Mi innamoro solo se vedo segnar Batistuta.

Niccolò Frangipani
19 anni. Calcio, basket, ciclismo e pugilato tra gli altri. Mi innamoro solo se vedo segnar Batistuta.

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