Riemergere dalla polvere: come procede la ricostruzione dei Brooklyn Nets

Il restyling a cui Sean Marks ha sottoposto i Brooklyn Nets negli ultimi tre anni ha qualcosa del miracoloso. Partendo da una base a dir poco drammatica, il dirigente neozelandese è riuscito a riportare alla normalità una situazione che di normale non aveva nulla. E oggi i Nets possono finalmente considerarsi una squadra con una logica. Certo, il massimo a cui potranno ambire nella prossima stagione sarà lo sviluppo dei migliori giovani del roster (Caris LeVert, D’Angelo Russell e Jarrett Allen) tenendo a bada ambizioni più grandi. Ma nel 2016, anno di arrivo di Marks come General Manager, solamente pensare a uno scenario di questo tipo era quasi impossibile.

Brooklyn navigava infatti in un paesaggio post-apocalittico, in cui le conseguenze del tremendo scambio con i Boston Celtics del luglio 2013 si erano già propagate azzoppando i destini della franchigia. Senza nemmeno uno straccio di scelta al draft fino al 2019 (le prime scelte 2014, 2016 e 2018 erano volate nel Massachusetts, insieme ai diritti per scambiare quella del 2017, per la gioia di Danny Ainge) i Nets si potevano considerare per distacco la peggior franchigia NBA. E lo erano. L’effettivo valore del roster e le prospettive future parlavano chiaro.

Oggi, 164 partite dopo l’arrivo di Marks e coach Kenny Atkinson, (e il poco rimpianto addio all’ex GM Billy King; sì, quello della trade con Boston) iniziano a intravedersi i primi segnali di ripresa. L’ex dirigente dei San Antonio Spurs è riuscito a rimettere in piedi la situazione-asset tramite scambi discutibili dal punto di vista tecnico (gli arrivi di DeMarre Carroll e Timofey Mozgov ad esempio, più orientati a ragioni di stretta pallacanestro quelli di D’Angelo Russell dai Lakers e Allen Crabbe da Portland) ma utili per racimolare scelte al draft e darsi una chance di ricostruire dal basso.

Soprattutto, Marks ha aperto le porte ai titolari di contratti scomodi e in scadenza così da poter creare spazio salariale in vista delle prossime free agency dove Brooklyn potrà dire la sua. Le firme estive di Jared Dudley, Ed Davis e lo scambio che ha portato Kenneth Faried e il suo contratto in scadenza da 13.7 milioni di dollari rientrano proprio in quest’ottica.

Se la mente è rivolta al futuro c’è però un presente da onorare. Tutt’altro che malvagio, guardando alle premesse, e su cui Atkinson vuole scommettere per conoscere le potenzialità del roster. LaVert e Allen rappresentano l’oggi e il domani. Se lontano dagli infortuni, Russell ha il talento per vestirsi a stella della squadra in coabitazione con Spencer Dinwiddie, sorprendente lo scorso anno, e il gruppo di veterani che li circonda può dare finalmente dei contorni definiti al volto di Brooklyn. Nel raggiungere lo scopo aiuterà lo stile della pallacanestro di coach Atkinson, tutta corsa e tiro da tre: se non saranno subito vincenti, quantomeno i Nets proveranno a farci divertire.

Della squadra protagonista dalla parte sbagliata dello scambio del secolo con Boston, non è rimasto nulla. Nemmeno il proprietario, tra l’altro. Il russo Mikhail Prokhorov ha infatti venduto il 49% delle quote al taiwanese Joseph Thai (co-fondatore di Alibaba) con la prospettiva di cedere anche il pacchetto di maggioranza tra qualche anno. E’ cambiato il front office e con esso la mentalità e la struttura della franchigia, che due anni fa si è regalata una nuova meravigliosa practice facility, con vista sullo skyline di New York.

Per risollevare una squadra caduta così in basso come poche se ne ricordano in tempi recenti dal punto di vista strategico, ci vuole pazienza e un’idea: Sean Marks è stato ed è l’uomo simbolo della ristrutturazione perché ha capito che in NBA non esistono scorciatoie. Tramite un’attenta programmazione e un piano coerente i Nets stanno ritrovando rispettabilità e già da quest’anno possono presentare un gruppo dal buon potenziale.

Dove potranno arrivare però è difficile da prevedere. Anche perché spesso il salto di qualità lo fa chi trova il giocatore/i giocatori capaci di far saltare il banco e alzare il livello generale. Brooklyn potrebbe semplicemente rimanere nel limbo delle buone squadre o crescere fino ai vertici della Lega: tutto è possibile. Una cosa è certa: lasciate le macerie alle spalle, i Nets possono finalmente decidere il loro destino.


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