Cosa succede alla Germania?

Con la sconfitta subita contro l’Olanda per 3-0 il cammino della Germania in Nations League si è fatto più complicato. I tedeschi hanno infatti un solo punto in classifica e rischiano la retrocessione nella lega B.

Fosse solo questo il problema della nazionale di Joachim Löw, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi alla luce delle relative implicazioni che ne deriverebbero. Il fatto è che contro gli Orange, la Germania non ha segnato per la terza partita consecutiva dopo lo 0-0 contro la Francia del 6 settembre e il 2-0 del Mondiale contro la Corea del Sud nell’ultima partita del girone che ne ha sancito l’eliminazione. Nel 2018 la Germania ha perso ben cinque volte.

Si tratta di un trend che inizia a preoccupare perché interessa una delle nazionali più vincenti degli anni recenti e una di quelle da prendere come modello per come sia riuscita a rimanere competitiva nel tempo ad altissimi livelli.

Certo, mantenere standard di eccellenza così elevati nel lungo periodo è difficilissimo. E dopo aver raggiunto l’apice della propria parabola con il Mondiale del 2014 incontrare un calo è fisiologico. È successo alla Spagna, che sembrava non poter perdere mai e che in realtà, pure lei, si trova a fare i conti con un ricambio generazionale non così traumatico ma evidentemente delicato da gestire.

Ora sembra tocchi ai tedeschi. Che in quanto ad abbondanza nelle alternative non sono secondi a nessuno; probabilmente non è tanto una questione di quantità di scelta ma piuttosto di qualità. Dietro allo storico blocco di giocatori che ha trascinato la nazionale negli ultimi anni, infatti, sono cresciuti giovani interessanti ma che ancora non riescono a proporsi da titolari con regolarità.

Ad eccezione di Kimmich, spesso uno dei migliori anche nelle sconfitte e il naturale erede tecnico di Lahm per adattabilità tattica, i vari Ginter, Süle, Tah, Rudy, Hector stanno mancando nel salto di qualità atteso; soprattutto per questo in difesa Löw fatica ad allontanarsi dalla coppia un po’ logorata Hummels-Boateng.

Il vuoto maggiore però si avverte nelle zone più avanzate del campo dove manca come il pane qualcuno che la butti dentro. Werner non è l’attaccante che ci si attendeva. Doveva esplodere al Mondiale russo ma non l’ha fatto. Contro l’Olanda è stato chiamato per la prima volta Mark Uth, 27enne punta dello Schalke 04; partito titolare, non ha inciso ed è stato sostituito. D’altronde nessuno poteva aspettarsi che fosse il salvatore della patria al debutto in nazionale.

Allo stesso modo fa specie assistere all’involuzione abbastanza evidente di uno dei giocatori simbolo della Germania post-2010: Thomas Müller. Reduce da due anni difficili al Bayern Monaco in cui non ha legato con Ancelotti prima e Kovac ora, coinvolto più in dinamiche di spogliatoio che di campo, l’attaccante ha perso la brillantezza di un tempo. Si tratta un discorso applicabile anche per altri suoi compagni di club: da Neuer ai già citati Hummels, Boateng, Süle.

Attingendo a piene mani da un Bayern in piena crisi identitaria, la Germania non fa altro che aggiungere instabilità a una situazione già di per sé delicata.

Per di più negli ultimi mesi il senso di unità che era stato uno dei punti di forza nel trionfo al Mondiale brasiliano (ad esempio essere riusciti a gestire la complicata convivenza fra giocatori del Bayern e del Borussia Dortmund) è andata sgretolandosi. Inizialmente ci fu la mancata convocazione per Russia 2018 di Leroy Sané, talento in rampa di lancio lasciato a casa da Löw perché “non arrivato al massimo della forma”. Così il ct aveva motivato l’esclusione anche se sullo sfondo in realtà ci sarebbe il mancato feeling fra lo stesso Sané e i compagni di squadra. Frizioni nate nell’estate del 2017 quando il giocatore del Manchester City decise di operarsi al setto nasale rifiutando di giocare la Confederations Cup.

Il colpo di grazia che può aver mandato in frantumi la solidità dello spogliatoio è arrivato poi con l’addio alla nazionale di Mesut Özil. La scelta risale a un episodio che ha visto coinvolto il giocatore nel maggio scorso, quando fu diffusa una sua foto a fianco del premier turco Erdogan. In una lettera pubblicata sui social Özil ha spiegato come la rinuncia alla nazionale fosse legata alle critiche eccessive ricevute dopo il Mondiale di Russia e principalmente a questioni extracalcistiche (la sua vicinanza alla Turchia, paese da cui proviene e a cui resta legato, sono state oggetto di numerosi sfoghi da parte della stampa tedesca). Addirittura in Germania era stata pubblicata una petizione per escluderlo dalla rosa insieme a Gundogan (anche lui di origini turche) a testimonianza di come la nazionale stia attraversando un momento delicato sotto svariati punti di vista.

Quantomeno Sané è ritornato fra i convocati, come aveva promesso Löw a giugno, ed è da lui e Joshua Kimmich che la Germania deve provare a ripartire. Non siamo di fronte a una nazionale da rifondare ma è evidente che ogni generazione conosce dei momenti fatti di alti e bassi. Per questo sarà difficile ritrovare immediatamente un gruppo di giovani pronti ad affiancare i leader storici in un nuovo corso vincente.

Nel post-partita contro l’Olanda Löw si è detto consapevole di essere sotto esame ma di restare concentrato solo sulla prossima gara di Nations League contro la Francia in programma martedì. Per la prima volta dopo anni, fatti di una programmazione maniacale rivolta all’oggi e al domani, la Germania si trova costretta a pensare esclusivamente al presente, diventato all’improvviso complicato.

 

Appassionato di calcio e basket. Una laurea in Comunicazione Interculturale e un passato nella redazione di Sky Sport 24. Convinto che “se non hai niente da fare e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo”.


La tua opinione è preziosa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: