Veteran Kid

I rientri dagli infortuni di Gordon Hayward e Kyrie Irving oltre a candidare i Boston Celtics al ruolo di rivale dei Golden State Warriors nella caccia all’anello erano destinati a ridisegnare le gerarchie all’interno di un roster che, in loro assenza, negli scorsi playoff aveva trovato equilibri inaspettati.

A emergere in maniera fragorosa nella seconda parte di stagione era stato Jayson Tatum, abile a sfruttare al massimo il maggior minutaggio a disposizione e diventare il riferimento dei Celtics fino alla gara 7 di finale della Eastern Conference contro Cleveland. Il tutto al suo primo anno di NBA.

Con le due stelle della squadra di nuovo nel motore, però, era lecito attendersi una ridistribuzione delle responsabilità fra i tanti giocatori di talento allenati da coach Brad Stevens. Tatum sarebbe certamente rimasto un pezzo cardine del sistema di Boston ma non più la prima opzione offensiva dell’attacco.

Addirittura, in estate era stato lo stesso Tatum a dirsi disponibile ad accettare anche di uscire dalla panchina, alla luce del nuovo volto che avrebbe assunto Boston“Tutti devono fare il loro lavoro, essere la miglior versione di sé stessi per puntare all’obiettivo comune del titolo. E coach Stevens deve gestire i minutaggi e ciò che ne deriva. A me interessa solo vincere e fare ciò che posso mentre sono in campo”.

Dopo le prime tre gare di stagione regolare, le cose non stanno andando proprio così.

Impegnati a togliersi l’inevitabile ruggine di dosso dovuta alla lunga inattività e a ritrovare il ritmo partita, Irving e Hayward (che ha riposato contro New York) sono risultati molto più immersi nel sistema di quanto ci si aspettasse. E’ stato soprattutto Tatum a vestire i panni di go-to-guy, segnando canestri pesanti come quello che ha chiuso la partita contro i Knicks di questa notte.

L’ex prodotto di Duke è il miglior realizzatore di Boston con 21.0 punti di media ed è primo nella classifica di squadra per Usage rate, ovvero la statistica che misura la percentuale di possessi utilizzati da un giocatore con il 26.2%, davanti a Irving.

Il numero 0 dei Celtics gioca con una maturità che spaventa avendo solamente 20 anni ed è già talmente forte da far saltare ogni (teorica) gerarchia di squadra. Ovvio, nulla è scolpito nella pietra e nessun coaching staff nel training camp distribuisce su un foglio di carta il numero di tiri a disposizione di ogni giocatore; non è così che funziona.

Ma in una squadra talentuosa e profonda come sono i Celtics 2018/2019, la chiave per vincere è assicurarsi che ognuno conosca il proprio ruolo.

Kyrie Irving e Gordon Hayward avranno certamente le loro serate di gloria, in particolare quando inizieranno a incontrare una forma fisica migliore con il passare delle partite. Troppo talentuosi perché questo non succeda. Intanto, però, Stevens  può contare su un giocatore che brucia le tappe in ogni minuto speso sul parquet e gode della considerazione dei compagni: “E’ super talentuoso”, ha detto Irving nel dopo partita contro i New York Knicks: “Essere così giovane e così sotto controllo è incredibile”.

Concentrato solo sulla vittoria e aperto a ogni soluzione per il bene comune: questo è Jayson Tatum. Il ragazzo che gioca da veterano.


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