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I primi 20 giorni di stagione NBA 2018-2019

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Dopo quasi 3 settimane, e una decina di partite per squadra, possiamo cominciare a dare i primi giudizi sulla nuova stagione NBA.

Partendo dalle conferme non possiamo cominciare che dai Golden State Warriors (9-1).

I campioni in carica, ad ogni allacciata di scarpe, mettono in scena uno spettacolo davvero senza precedenti: difesa aggressiva, circolazione di palla, spaziature in campo e attacco davvero a livelli spaziali. E in mezzo a tutto questo, il secondo uomo da Akron, al secolo Stephen Curry, ne piazza 32,5 a partita praticamente scherzando.

Lasciando gli alieni e tornando quindi sulla terra ma rimanendo a ovest, una grande partenza l’hanno avuta i Denver Nuggets (8-1). Ottimo collettivo gestito splendidamente da Michael Malone e che vede in campo il suo massimo esponente in Nikola Jokic, lungo moderno con mani da pianista, capace di smazzare 16 assist nell’ultima esibizione contro Utah e “a rischio” di tripla doppia ogni sera.

Altra compagine sorprendente i Sacramento Kings (6-4); squadra giovanissima che ha trovato nel secondo anno De’Aaron Fox la sua guida. Il giovane prodotto di Kentucky viaggia a quasi 20 punti di media soprattutto mostrando una leadership da veterano.

Spurs (6-3), Grizzlies (5-3), Clippers (5-4) e Blazers (6-3) si attestano su livelli previsti; sta facendo molto bene a DeRozan la cura Popovich; oltre ad essere il solito cecchino, è al record in carriera di assist, segno di essere ben al centro del progetto tecnico della compagine texana.

Stanno facendo più fatica del previsto i Thunder (4-4), i Wolves (4-6) e i Jazz (4-5). I primi hanno sofferto all’inizio l’assenza di Westbrook ma stanno risalendo la china, i secondi hanno da gestire il problema Butler che senza mezzi termini vuole scappare da Minneapolis, mentre i Jazz al momento non stanno riuscendo a ripetere la grande annata scorsa ma quando hai in casa un fenomeno come Donovan Mitchell, la rincorsa ad un posto ai playoff è assolutamente alla portata. I Pelicans (4-5) sono Davis e poco altro (anche se Mirotic ha grandi numeri in questo inizio di stagione) mentre Mavs (2-7) e Suns (2-7) era già previsto che avrebbero lottato per la lottery 2019.

La vera super delusione di questi primi 20 giorni sono senza nessun dubbio i Rockets (3-5).

I quasi finalisti 2018 (ricordiamo che senza l’infortunio di Paul le finals erano ad un passo) hanno avuto un terribile inizio di stagione; gli addii di Mbah A Moute, Anderson e soprattutto Ariza hanno privato la già non irreprensibile difesa texana di 3 importanti pedine. Se poi pensiamo a quanto ormai sia complicato inserire Carmelo Anthony in una qualsiasi contender, il gioco, o meglio dire, il pastrocchio è servito. Certo, il talento è enorme e quindi siamo certi che il Barba e compagni si riprenderanno ma facciamo fatica a pensarli come veri rivali di Golden State.

Chi stiamo dimenticando? Ma certo, i nuovi Lakers (4-6) di LeBron James.

I gialloviola sono giovani, con un coach tutto da verificare e soprattutto forse mal assemblati. Ma sotto la guida del Prescelto un 5’-6’ posto nel pur competitivo ovest, non è un sogno irraggiungibile.

Traslocando a est la situazione è molto più definita e lineare.

Ci sono 5 squadre che possono arrivare alle finals potendo competere con tutte le rivali della costa opposta (esclusi probabilmente i soliti Warriors) e altre 10 formazioni che si giocheranno i restanti 3 posti ai playoff in una conference davvero di un livello medio piuttosto modesto.

I Celtics (6-3) hanno ritrovato Irving e Hayward ma stanno facendo stranamente più fatica del previsto, come se “reinserire” i due grandi assenti degli scorsi playoff in un meccanismo da “battaglia” sia ancora da metabolizzare. Ma non abbiamo nessun dubbio sul roster dei verdi di Boston e soprattutto nelle enormi capacità di coach Stevens.

Raptors (9-1) e Bucks (8-1) hanno due incredibili talenti a guidarli. I canadesi stanno volando sulla grande voglia di rivalsa di Leonard che, dopo un anno praticamente ai box, e l’addio tutt’altro che sereno dagli Spurs, sta viaggiando a ritmi da MVP.

Da un candidato MVP ad un altro: the greek freak Giannis Antetokounmpo non sta facendo altro che confermare che è pronto a diventare una delle 3-4 stelle più luminose di tutta la NBA. A 24 anni è nella stagione della consacrazione e i Bucks stanno volando insieme a lui.

I Pacers (7-3) non sono una squadra spettacolare ma molto molto solida e Victor Oladipo sta crescendo ancora confermando che i grandi progressi della scorsa stagione non erano affatto casuali.

L’ultima delle magnifiche 5 sono i Sixers (6-5) di Philadelphia. Dopo una pessima free agency (hanno perso pedine fondamentali come Belinelli e Ilyasova senza rimpiazzarli adeguatamente) stanno cercando di ritrovare la magia della scorsa primavera. Embiid sta dominando ad ogni partita mentre Simmons, pur avendo avuto tutta l’estate per allenarsi, si è presentato nuovamente senza un credibile tiro dalla media; assolutamente non un buon segnale.

Hornets (5-5), Pistons (4-4) Heat (3-5) probabilmente saranno le altre 3 qualificate ai playoff (e al 99% eliminate al primo turno); le uniche che sembrano poterle insidiare sono le due formazioni di New York. Knicks (3-6) e Nets (4-6) non arriveranno al 50% di vittorie, ma in un est così povero, possono sperare di potersi inserire.

Hawks (3-6), Magic (3-6) e Bulls (2-8) decideranno fra un paio di mesi se tankare o provare a dare un senso alla stagione mentre i Cavaliers (1-8) sono tornati ad essere la squadra senza LeBron….anonimato assoluto.

La grande delusione in un pur povero est è rappresentata dai Wizards (2-7). In una formazione con già una bella rivalità interna tra Wall e Beal, inserire un elemento come Howard è, nella migliore delle ipotesi, darsi una mazza sui piedi. Crediamo che sarà un lungo percorso di sofferenza arrivare ad aprile per la squadra della capitale.

Marco De Girolamo

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