F1

Campionato chiuso: Hamilton è (ancora) campione.

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Poco più di una settimana fa, Lewis Hamilton eguagliava Juan Manuel Fangio conquistando il suo quinto titolo mondiale e piantando il cartello “STOP” alla tanto chiaccherata battaglia per il campionato di Formula 1 2018.

La scaramanzia manteneva le bocche cucite in casa Mercedes, ma in realtà il campionato era praticamente già chiuso prima del GP del Messico: indipendentemente da quello che avesse fatto il rivale ferrarista Sebastian Vettel, al pilota inglese bastava un settimo posto per portare a casa il titolo.

La battaglia con le Rosse sembrava più agguerrita che mai ma per il secondo anno consecutivo, la “stella a tre punte” e il suo primo pilota sono riusciti a sfruttare al 100% tutte le opportunità concesse dal fato ed in più di qualche occasione hanno anche servito qualche amaro “ace”.

Partendo dal fatto che la SF71H è stata fin da subito la vettura che più ha tormentato il sonno del team principal Mercedes, Toto Wolff, sulla lunga distanza questa si è poi rivelata una vettura dalle grandi potenzialità: nella prima parte del campionato la Rossa sembrava insuperabile sia in campionato costruttori che piloti ma tutto è cambiato dopo il Gran Premio d’Inghilterra.

Hamilton si lascia sfuggire la vittoria a Silverstone e la Rossa forse si lascia trascinare in qualche esultanza di troppo, attirando su di sè una consistente quantità di karma negativo: “qui a casa loro” intonava Sebastian Vettel, non l’avesse mai detto.

L’attacco sferrato da Mercedes a Monza ha decretato il k.o. finale di Vettel e di buona parte della squadra: l’illusione di una qualifica da prima fila Ferrari viene subito a cadere quando Hamilton si presenta più assetato di vittoria che mai e vince in Italia davanti a 93.000 ferraristi delusi.

Forse è questo il momento chiave della stagione: lo “sprofondo rosso” e l’addio a Kimi Raikkonen creano un’onda d’urto che si protrae fino al GP degli Stati Uniti, quando a vincere è proprio il finlandese numero 7.

In tutto il buio di Maranello, Hamilton galoppa veloce con a fianco uno dei migliori compagni di squadra della storia, Valtteri Bottas, che si immola (anche se a malincuore) per il bene della squadra.

Il cinque volte campione del mondo ha imparato a mantenere una solidità mentale a tratti quasi spaventosa, spesso derisa perché collegata alla sua profonda fede religiosa e alla sua Performance Coach, conosciuta per “la donna che gli corre dietro nel paddock”; ma Mr. Hamilton è molto bravo coi giochi mentali, quasi “letale”. Al momento del ritiro, Nico Rosberg è stato molto chiaro nel definire la relazione con Lewis, acerrimo contendente al titolo 2016: la sfida non si esauriva in pista, Nico si sentiva sotto pressione anche fuori. “Lewis è un professionista nel farti sentire inferiore e costantemente sul ciglio di un dirupo: basta un errore per buttare tutto all’aria”.

Se ci si pensa, è proprio questo che ha fatto a Sebastian Vettel: l’ha fatto entrare in una spirale inarrestabile, dove ha commesso un errore dietro l’altro fino alla gara in Messico.

Hamilton vince il campionato 2018 perché è il pilota più forte degli ultimi tempi: guida, sfila sulle passerelle di mezzo mondo, viaggia, passa dallo sballo del lusso e delle feste con le più famose celebrità alla massima concentrazione e lucidità indispensabili per correre in Formula 1.

Adorato da alcuni, contestato da altri, Lewis Hamilton è senza dubbio un talento puro, una leggenda che sta lasciando un’impronta indelebile nella storia moderna della Formula 1: il suo prossimo obiettivo? Eguagliare e superare un altro recordman di nome Michael Schumacher: ci riuscirà?

 

Sono Asia, ho 20 anni e vivo a Milano. Studio “Comunicazione, media e pubblicità” e intanto mi diletto nella scrittura di articoli sportivi sulla Formula 1 e pattinaggio artistico a rotelle.

Asia Özaksun
Sono Asia, ho 20 anni e vivo a Milano. Studio "Comunicazione, media e pubblicità" e intanto mi diletto nella scrittura di articoli sportivi sulla Formula 1 e pattinaggio artistico a rotelle.

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