Calcio

FOCUS – Mancini, l’Italia e il tanto agognato cambio generazionale

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E’ un anno di grandi cambiamenti per l’Italia, sia dal punto di vista sportivo che quello calcistico. Della prima questione si occuperanno certamente i colleghi dell’attualità; noi siamo qui, invece, per narrare ciò che sta accadendo ai nostri Azzurri ad un anno e tre giorni dalla ancora cocente eliminazione pre-mondiale contro la Svezia.

L’esonero di Ventura, l’addio di Buffon, le dimissioni di Tavecchio, l’arrivo di Mancini, bla, bla, bla… roba sentita e discussa più volte e tuttora con la breve parentesi dell’ex CT al Chievo e con l’elezione del nuovo presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina.

A poco più di 24 ore dal playoff di UEFA Nations League tra Italia e Portogallo preme, immagino più che a qualcuno, porre qualche quesito a Roberto Mancini; io ne ho una in particolare: “Perché proprio lei?”. No, non si sta mettendo in dubbio la professionalità e la qualitò del tecnico di Jesi, per carità. Lo scopo della domanda è capire il perché Mancini stia portando a galla tanti giovani sconosciuti ai più e con pochissime, se non pari a zero, presenze in Serie A. Abbiamo appreso, la scorsa settimana, delle convocazioni di Vincenzo Grifo, Stefano Sensi e Sandro Tonali; il tutto dopo le precedenti convocazioni di Manuel Lazzari e Nicolò Zaniolo.

I convocati per Italia-Portogallo

La questione, avranno carpito molti di voi, sembra riguardare la convocazione nell’Italia di ragazzi senza esperienza su scala internazionale; alcuni di loro, però, non ce l’hanno nemmeno ad alti livelli (vedi Sensi e Lazzari che non tutti le domeniche affrontano le big della nostra prima divisione). Dunque, quella che si muove nei confronti di Roberto Mancini non è una critica, bensì una lode per lo svolgimento di una mansione che non gli dovrebbe spettare o che, comunque, dovrebbe essere filtrato dai club e dalle nazionali minori. Mancini sta, infatti, mettendo in risalto quei cristallini talenti nostrani che si vedono spesso e volentieri chiusi da calciatori di pari, o poco superiore, livello di altra nazionalità. Basti pensare che Grifo è uno di quei giocatori dalla doppia nazionalità, militanti in Bundesliga, che risponderebbero di sì al primo offerente; come ha fatto Caligiuri prima di lui per la Germania e come hanno fatto i vari Camoranesi, Eder e Jorginho per la nostra fazione. Basti pensare che Sandro Tonali è stato accerchiato dai riflettori e dai grandi club a seguito di questa chiamata dell’Italia, tanto da far leccare i baffi al presidente del suo Brescia, Gabriele Celino:

“Lo darò a chi dimostrerà più amore. Mi piacerebbe vederlo in un grande club italiano, in futuro.”

Chi dimostrerà più amore, già. Con una base d’asta di 20 milioni. Insomma, è possibile che questi ragazzi debbano ricevere una impronosticabile chiamata in Nazionale per essere adocchiati da un direttore sportivo importante?

 

Gabriele Gravina, il nuovo presidente della FIGC

Forse, però, non è una coincidenza che l’operato del tecnico ex Inter e City sia poco precedente alla scalata della FIGC da parte di Gravina. Il presidente pugliese, infatti, ha fatto molto bene in Serie C con l’inserimento delle squadre B (che per ora vede agire solo la Juventus) e con la presenza obbligatoria in campo di alcuni under: una presenza in rosa di 8 giocatori su 22 nati dal 1996 in poi, mentre in Lega Nazionale Dilettanti è da tempo obbligatoria la presenza di tre undicesimi under. Che la rivoluzione abbia inizio e che ci faccia tornare a sfornare con regolarità i campioncini nostrani!

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