NBA ’18-’19: Paul George, un lavoro da completare

“Unfinished Business”. Un post su Instagram, quelle 2 parole per descrivere la decisione di restare a OKC al fianco di Russell Westbrook, scelta che ha spiazzato quasi tutta l’NBA quell’1 luglio, data di apertura della Free-Agency.

A Paul George non era andato giù come era finita la stagione scorsa; la pesante uscita al 1^ turno per mano degli Utah Jazz ( pessime le sue percentuali al tiro nella serie ) era un boccone troppo grosso da digerire senza poter riprovarci con la stessa maglia un’altra volta. D’altronde, lasciare le cose a metà non è mai stato di suo gradimento. Basta ricordarsi cosa ha passato quel maledetto 1 agosto 2014 quando, all’apice della sua giovane carriera, si fratturò tibia e perone durante una partitella con Team USA: un infortunio troppo cruento per essere raccontato con le immagini, basti pensare che già ritornare a giocare a basket avrebbe potuto considerarsi una vittoria.

Dopo aver lasciato quindi a bocca asciutta diverse squadre ( soprattutto i Lakers ) in estate, per Paul era giunto il momento di far parlare il campo. Complice anche l’assenza iniziale per problemi fisici di Westbrook, i Thunder hanno subito dovuto affrontare una partenza in salita, caratterizzata da 4 sconfitte di fila; con Coach Donovan sulla graticola, OKC ha saputo rispondere al momento difficile vincendo 16 delle successive 19 gare, proiettandoli inevitabilemente ai vertici della pazza Ovest, zona che, per adesso, non hanno più lasciato.

Il merito di questa inversione di tendenza ( che tutt’ora contraddistingue i successi di OKC ), è la difesa: il loro 102.0 di Defensive Rating è il 2^ migliore della Lega dietro ai Pacers (101.9), la più che logica conseguenza di questo è la gran mole di rimbalzi catturati a gara (48.6, davanti solo i Bucks). Inoltre, OKC è seconda per palloni intercettati (15.7) e prima per recuperi (10.3). Proprio Russ (2.6) e PG (2.2) sono 2 dei 3 migliori recuperatori di palloni dell’intera Lega. Queste eccellenti statistiche difensive permettono ai Thunder di compensare le lacune ai liberi ( solo 70.2%, 28esimi ) e al tiro dalla lunga distanza ( 32.7 %, anche qui 28esimi ).

Ritornando al nativo della California, i numeri che ha fatto registrare a dicembre, collegato all’ottimo record di squadra, lo catapultano di diritto tra quella stretta cerchia di giocatori candidati all’MVP: in stagione viaggia a medie da Career-High in punti (26.2), rimbalzi (8.2), assists (4.4), recuperi (2.2) e stoppate (0.7).

In questo mese sono arrivate 3 prestazioni da 40+ punti e 10+ rimbalzi, performance mai registrata in carriera precedentemente. Quella che più salta all’occhio tra le tre è senza dubbio la gara al Barclays Center contro i Nets: 47 punti (25 nell’ultimo periodo), 15 rimbalzi, 4 assists e 1 stoppata per guidare la rimonta vincente dei suoi, sotto di oltre 20 punti all’inizio del 4^ quarto.

21-11 di record, 3^ posto ad Ovest a ridosso di Nuggets e Warriors. I Thunder si stanno affermando come una delle avversarie più temibili per la corazzata della Baia, in attesa che rientri lo specialista difensivo Andre Roberson.

Quel “Unfinished business” è il motore che fa da punto di riferimento della stagione di Paul George e compagni. Il desiderio di voler dimostrare di valere molto di più di quel misero 1^ turno dell’anno scorso è lampante, spetterà a loro continuare a mantenere questa solidità difensiva, vera chiave dei loro successi.

Nato e cresciuto con la passione per lo sport.
La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino.
Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente.


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