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Sofia Goggia ci insegna l’importanza di rispettare i tempi di recupero da un infortunio

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She’s came back. Dopo dieci mesi Sofia Goggia è tornata a gareggiare in Coppa del Mondo di sci alpino, senza tuttavia perdere il vizio di salire sul podio. Al ritorno dall’infortunio alla gamba destra, la 26enne bergamasca ha centrato due incantevoli piazze d’onore in superG e in discesa libera sulle nevi di Garmisch (Germania), lasciando a bocca aperta le dirette avversarie e facendo ben sperare gli appassionati italiani in vista dei Mondiali in programma tra il 5 e il 17 febbraio ad Are. Ricordiamo che a poche settimane dal via della stagione 2018-2019 la Campionessa Olimpica in carica di discesa libera fu vittima di una caduta in allenamento, la quale provocò la frattura del malleolo-peronale destro che mise a rischio la partecipazione alla rassegna iridata di una vera e propria stella dello sci alpino femminile, oltre a vedersi sfumare davanti ai propri occhi l’obiettivo di conquistare la seconda sfera di cristallo consecutiva nella specialità più congeniale a lei. Questo weekend Sofia Goggia, oltre ad una grande emozione, ci ha offerto una grande lezione: quanto sia fondamentale nello sport (in particolare a livello professionistico) rispettare i tempi fisiologici di recupero da un infortunio di una certa entità.

La diffusione della notizia dello stop forzato della punta di diamante dello sci italiano aveva creato forte apprensione tra i tifosi del Bel Paese e non solo, che temevano di non rivedere per troppo tempo le grandi prestazioni di un’atleta capace di siglare primati e imprese storiche a livello nazionale. Doveva essere un’annata ancora più importante della precedente, una di quelle che avrebbe potuto consacrarla come la miglior sciatrice azzurra di sempre, tra l’ambizione di fare classifica in Coppa del Mondo (migliorando il terzo posto del 2016-2017) e mettersi al collo l’oro iridato che la scorsa edizione le era sfuggito sia nello slalom gigante che in discesa libera per poco meno di un secondo. Insomma, avrebbe potuto “chiudere il cerchio” come si suol dire, mai completato da nessun’altra connazionale in passato (nemmeno Deborah Compagnoni, 3 ori olimpici e altrettanti iridati, ma senza il trofeo di leader della generale di Coppa del Mondo in bacheca). Chiaramente, la speranza sarebbe stata quella di rivedere in pista la bergamasca il più in fretta possibile, magari davanti al proprio pubblico sulla pista Olympia delle Tofane a metà gennaio. Invece la Campionessa Olimpica è rimasta cauta per tutto il periodo di riposo, lasciando per una volta che la “Lentezza” citata nel celebre post sul suo profilo Instagram prendesse il sopravvento sulla “Velocità”.

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Ricordo quel giorno di luglio quando, in un’intervista, una giornalista mi aveva chiesto quale fosse il ruolo della LENTEZZA nella mia vita; di primo acchito le avevo risposto che era qualcosa che a volte desideravo, qualcosa che però avrei potuto raggiungere solo se fossi riuscita a rallentare la sana frenesia della mia vita… L’indomani peró l’avevo richiamata e le avevo esposto altre considerazioni che mi erano sovvenute in mente dopo la fine della nostra prima conversazione. Avevo pensato che in fondo , la Lentezza, nella mia vita sportiva, era qualcosa da cui scappavo… è qualcosa da cui scappo. Se sei lento, non sei veloce: se non sei veloce , non vai forte; e sugli sci, quello che più voglio, é essere Veloce. Ma quella velocità la crei tramite un percorso, è qualcosa che vai costruendo con solidità e la stessa solidità si ottiene piano piano, mattone dopo mattone….e quindi in fondo, ho pensato che sia proprio il “viversi” tutto con la giusta Lentezza che poi ti permette di andare Veloce. Che bella cosa…. quanta bella Lentezza, con quanta cura e rispetto l’avevo vissuta nel mio bellissimo percorso fino all’altro giorno! Mi ritrovo a viverla in una maniera differente, questa volta; di certo non quel tipo di Lentezza a cui mi riferivo nell’intervista: questa è un po’ forzata, di una natura diversa rispetto a quella che desideravo per me ma… pur sempre lentezza è e, in quanto tale, se considerata con la stessa accezione qui sopra, ovvero una sorta di “manna dal cielo”, va sfruttata al 100%. Ed è ciò che farò. Solo, mi dispiace per tutto l’impegno che io e i miei collaboratori abbiamo messo: raramente ho..abbiamo seminato così bene come quest’anno. Non sono preoccupata ma serena nell’avversità. Che poi, non so manco se sia un’avversità … di certo , solo un passaggio nel mio percorso! E quindi , in conclusione : se la Velocità la si crea nella Solidità del Percorso dato dalla Lentezza della Crescita…. eccomi qui. Pronta per questa nuova sfida. Che altro non fa che aprirmi gli occhi, darmi nuovi punti di vista e nuovi spunti di crescita. EVVIVA LA LENTEZZA.. e la velocità che ne conseguirà 🤗✨🔥 Ringrazio, accetto e perdono. Sofi

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La prestazione di Sofia Goggia in Coppa del Mondo riapre un tema caldo – quello dei tempi di recupero da un infortunio – che si estende su tutte le discipline sportive. Spesso viene accelerato il periodo post-operazione per tornare a gareggiare il prima possibile, ma ciò significa a volte fare i conti con la ricaduta che ne può conseguire. Uno dei casi più recenti è quello del calciatore algerino Faouzi Ghoulam, attualmente in attività con la maglia del Napoli, che il 1° novembre 2017 subì la rottura del legamento crociato del ginocchio destro durante un incontro di Champions League. Il terzino tornò in gruppo appena tre mesi dopo nonostante dovesse aspettare ancora almeno 30 giorni in più, e malauguratamente riportò la frattura trasversale della rotula destra in allenamento, prolungando dunque il digiuno dal calcio giocato fino ad un anno solare intero.

Discorso differente invece per il contestato infortunio occorso a Vincenzo Nibali durante il Tour de France 2018. Lo Squalo fu protagonista in negativo di uno sciagurato quanto inevitabile incidente sulla salita dell’Alpe d’Huez, causato dalla tracolla della macchina fotografica di un tifoso situato sul ciglio della strada, procurandogli la frattura della decima vertebra toracica e compromettendo il seguito di una stagione culminata con i Mondiali (il più importante obiettivo dell’annata). Entro i due mesi e mezzo a venire quindi il 34enne siciliano fu costretto a “forzare” i tempi di riabilitazione, limitando il più possibile i giorni di totale riposo, e testare la propria condizione nelle poche settimane rimaste a disposizione prima di indossare la maglia della Nazionale sull’arduo tracciato della rassegna iridata in Austria. Purtroppo un Nibali non ancora al top della forma fisica abbandonò le speranze di conquistare la medaglia d’oro a gara in corso, staccandosi dal plotone principale sull’ultima salita di Igls, a circa 50 km dal traguardo.

Dal passato al presente, con uno sguardo verso il futuro. Il grande ritorno sugli sci di Sofia Goggia è il chiaro esempio di quanto possa fare la differenza in positivo prolungare l’assenza dalle competizioni per tornare al top nel momento topico di un’annata da riscattare. Tre settimane fa non riusciva nemmeno ad infilarsi lo scarpone, aveva dichiarato ai microfoni della FISI, oggi invece celebriamo due secondi posti e nutriamo la speranza che la sua più grande ambizione diventi realtà. Ma per vivere l’ultimo capitolo di una storia memorabile, dobbiamo aspettare la prossima settimana.

“Tutti gli sport hanno pari dignità”. Così vive e condivide la propria passione un 20enne studente di Scienze della Comunicazione.

Qui su VS per portare contenuti originali, qualcosa di più rispetto a quello che pubblicano generalmente tutte le altre testate più famose.

Instagram: @lucamontanari_98

Twitter: @Luca_Monta_

Luca Montanari
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