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NOVAK DJOKOVIC E IL SUO “PUNTO VINCENTE”

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Non tutti a sei anni decidono che cosa vogliono fare nella vita, ma per me era stato così. Seduto davanti al televisore nel minuscolo salotto sopra la pizzeria dei miei genitori, nello sperduto paesino di montagna di Kopaonik, in Serbia, avevo visto Pete Sampras vincere a Wimbledon e avevo deciso: un giorno ci sarei stato io al suo posto […].  Fu in quel preciso istante che Novak Djokovic inizierà a scrivere pagine storiche per il tennis. Dal momento in cui, all’età di quattro anni i suoi genitori li regalarono una piccola racchetta colori arcobaleno, come la definisce nella sua biografia. Fu amore a prima vista. Ci giocavo per ore. Colpivo la palla e la facevo rimbalzare sulla parete del ristorante […] e dal momento in cui vidi Sampras a Wimbledon ebbi la certezza di ciò che volevo, e per i tredici anni successivi dedicai ogni giorno della mia vita a quell’obiettivo.

La sua è una favola da raccontare e soprattutto un inno a non arrendersi mai nella vita. Nella biografia “Il punto vincente. La mia strategia per l’eccellenza fisica e mentale”, Djokovic ripercorre le tappe fondamentali della propria vita sportiva e non. I suoi successi ma soprattutto le grandi sconfitte che l’hanno portato a rialzarsi come un leone. Racconta i suoi dubbi e le sue rabbie per gli insuccessi senza un perché, e della scoperta che gli ha cambiato la vita: l’alimentazione e l’intolleranza al glutine.

La maledizione del glutine, l’ha tormentato da parecchio tempo. Nonostante dedicasse tantissime ore giornaliere all’allenamento non riusciva mai a dare il meglio di sé in campo. Ogni volta che riusciva a vincere un match, quello successivo lo portava a ritirarsi o a perderlo perché arrivava esausto. La prova lampante è stata dal 2008 al 2010. Nel 2008 vince il suo primo Grande Slam, l’Australian Open contro Jo-Wilfried Tsonga ma l’anno successivo dovette ritirarsi contro Andy Roddick. La situazione era piuttosto strana: il campione in carica che è costretto a ritirarsi. Cosa era cambiato in un anno? Forse il metodo di allenamento. Il 2010, sembrava l’anno della consacrazione, dopo una preparazione piuttosto ferrea. Giunse ai quarti di finale contro il solito Tsonga, decimo nel ranking mondiale. Dopo un set vinto dal francese, la partita sembrava farsi in discesa per Nole che si aggiudicò il secondo e il terzo set. Un dominio assoluto. Poi, all’improvviso comparve quella strana sensazione che non riusciva a comprendere. Non riusciva a respirare e chiese una pausa per andare in bagno. Ormai non ce la faceva più, Tsonga sembrava un gigante incontrastabile.

La svolta decisiva avvenne nel 2011, definita per molti giornalisti la miglior stagione che Nole potesse vivere e addirittura la migliore nella storia del tennis. Quell’anno vinse dieci titoli, tre trofei del Grande Slam (Australian Open, Wimbledon e US Open) e la bellezza di quarantatré incontri consecutivi. Cosa era successo? Un cambiamento alimentare. Nole aveva eliminato il glutine ovvero la proteina contenuta nel grano, i latticini e diminuito gli zuccheri. I cambiamenti furono sbalorditivi e da quel momento in poi non si è mai più fermato.

Nole sicuramente ha sofferto tantissimo per diventare quello che è diventato. E’ stato inseguito da un ombra che non riusciva ad identificare a pieno. Da quel 2010 molti credevano di sapere che cosa mi stesse succedendo: gli è tornata l’asma, dicevano […] Da quando avevo tredici anni mi sentivo sempre appesantito, soprattutto di notte. Mi svegliavo frastornato e ci mettevo parecchio a mettermi in moto per la giornata […]. Per questa situazione Nole ha sofferto anche a livello mentale, perché sicuramente è difficile per tutti non comprendere qualcosa nonostante si stia agendo per il verso giusto.

Ad oggi, Nole ne ha vinti quindici di Grande Slam, dal primo vinto in terra australiana all’ultimo conquistato proprio nella Rod Laver Arena undici anni dopo. Dal 2010 ad oggi sono cambiate molte cose nella testa e nel fisico di Djokovic: da incognita continua a numero uno del mondo. Chapeau!

Agostino D'Angelo

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