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Lindsey Vonn e Aksel Lund Svindal, termina una generazione di leggende della velocità

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Il primo weekend dei Mondiali di sci alpino ad Are (Svezia) ha fatto da cornice all’ultima discesa di due leggende viventi di questo sport. Il norvegese Aksel Lund Svindal, 36 anni, e la statunitense Lindsey Vonn, 34, salutano il Circo Bianco dopo aver vinto tutto ciò che era possibile conquistare. Due carriere ricche di intrecci col medesimo finale: una scelta presa di comune accordo, l’ultima gara di discesa libera e l’ultima medaglia iridata al collo.

Due storie che come gli sci che indossavano fino a pochi giorni fa scorrono parallele sulla stessa linea del tempo. Da una parte la miglior sciatrice di tutti i tempi: 82 successi in Coppa del Mondo, vicinissima al record di Ingermar Stenmark (86), con 4 sfere di cristallo generali e 16 coppe di specialità, oltre alle otto medaglie iridate (due d’oro) e l’oro olimpico di Vancouver 2010 in discesa libera (da non dimenticare anche il bronzo nella stessa edizione in superG e il terzo posto a PyeongChang 2018 sempre in discesa libera). Dall’altra parte un atleta che ha preso in mano il testimone di un Paese che vanta una forte tradizione per questa disciplina, ma capace di far meglio di tutti i connazionali del passato: 80 podi, 36 vittorie e due volte trionfatore generale in CdM, 5 volte Campione del Mondo (9 medaglie iridate) e due volte sul gradino più alto del podio alle Olimpiadi (4 podi in totale). Due storie che al di là dei numeri presentano tanti punti in comune, su cui ci soffermiamo nelle prossime righe.

 

Are: dove tutto è iniziato e tutto finisce

Cronologicamente parlando, il primo punto di incontro delle carriere dei due grandi personaggi dello sci avviene proprio nella sopracitata località svedese, in occasione della 39a rassegna iridata. Correva l’anno 2007: Svindal vive una stagione gloriosa, si laurea Campione del Mondo in discesa libera e tre giorni dopo si ripete nello slalom gigante. Al termine dell’annata conquisterà pure la sua prima Coppa del Mondo generale. Lindsey Kildow (questo il suo cognome prima di sposarsi con Thomas Vonn) dovrà aspettare altri due anni prima di salire sul gradino più alto del podio in un Mondiale, ma può ritenersi soddisfatta per aver ottenuto le prime medaglie in discesa libera e superG, entrambe d’argento.

Dodici anni dopo si torna ad Are, dove i due grandi professionisti terminano una magnifica carriera nel migliore dei modi, ovvero con l’ennesima medaglia al collo nella disciplina dove hanno primeggiato. Il norvegese sfiora un clamoroso successo per soli due centesimi, l’atleta a stelle e strisce viene insignita del bronzo sotto gli occhi di quel Stenmark citato precedentemente che tanto avrebbe voluto battere quanto lo ha richiesto sul palco in quest’ultima occasione.

9 febbraio 2009: entrambi sul gradino più alto del podio iridato

E’ l’anno dei Mondiali sulle nevi transalpine, più precisamente in Val d’Isere. Nel primo giorno di gare Lindsey Vonn centra subito l’oro in superG femminile, è il suo primo sigillo iridato in carriera. Sei giorni dopo il bis in discesa libera, staccando di oltre mezzo secondo le avversarie. Quel 9 febbraio 2009 però non incorona solo la statunitense: dalla supercombinata maschile giunge il trionfo di Aksel Lund Svindal, terza medaglia del metallo più pregiato in carriera in tre specialità differenti. Una data che li coniuga nel gotha dello sci alpino.

2009: il bis in Coppa del Mondo

Entrambi si ritrovano sul gradino più alto in un contesto differente, quello della Coppa del Mondo generale. Svindal e Vonn vengono ufficialmente proclamati per quella stagione re e regina dello sci alpino. Sorridenti, con la sfera di cristallo in mano, la seconda in bacheca. Sarà l’ultimo trionfo generale per il norvegese, mentre la statunitense si ripeterà nel 2010 e 2012.

Le Olimpiadi di Vancouver da protagonisti nel 2010

Approdare alle Olimpiadi da principali favoriti e confermare i pronostici è tutt’altro che semplice. Una sola occasione, se si sbaglia bisogna attendere un quadriennio intero, la pressione addosso è elevatissima. Vonn riscrive un’ulteriore pagina nella storia della nazionale statunitense, diventando la prima americana a stelle e strisce a conquistare l’oro in discesa libera. Svindal va a medaglia in tre occasioni: titolo olimpico in superG, argento in discesa libera e bronzo nel gigante.

2012: la coppa di specialità in superG

Per gli uomini la stagione 2011-2012 va a coincidere con l’inizio dell’era “Marcel Hirscher”: dominatore in gigante e tra i rapid gates, da quel momento in poi andrà a vincere tutti gli anni la Coppa del Mondo (ormai possiamo dirlo, anche nel 2019 il pettorale rosso è cucito saldamente sul corpo dell’austriaco). Detto ciò, Svindal deve accontentarsi della coppa di specialità in superG, conquistata per soli 13 punti sullo svizzero Didier Cuche.

Tra le donne invece Lindsey Vonn vuole riscattare l’amaro secondo posto in generale dell’annata precedente. Dopo che nel 2011 la tedesca Maria Riesch le soffiò l’ambito premio per soli 3 punti, la statunitense si prende la rivincita facendo segnare il record nella classifica all-around (1980 punti) e conquistando anche la sfera di cristallo in discesa libera, supergigante e combinata (oltre al secondo posto nello slalom gigante).

Ancora una volta i due campioni della velocità si trovano insieme sul gradino più alto del podio, nonostante avessero già vinto tutto quello che potevano vincere. Insaziabili.

Gli infortuni: quel maledetto ginocchio destro

Purtroppo anche la sfortuna e i ripetuti problemi fisici accomunano i due atleti. I continui infortuni diventano la principale causa che spinge entrambi a prendere la drastica decisione di smettere di gareggiare.

Il ginocchio destro della statunitense fa crac per la prima volta ai Mondiali di Schladming (2013), dopo una rovinosa caduta nella gara inaugurale della rassegna iridata. L’anno successivo è costretta a saltare le Olimpiadi di Sochi a causa di un nuovo infortunio al ginocchio destro occorso durante la discesa libera di Val d’Isere a fine dicembre 2013. Beffardo anche il supergigante di Soldeu (febbraio 2016) che la costringe a terminare in anzitempo la stagione mentre inseguiva la sua quinta Coppa del Mondo. E’ storia recente quanto accaduto quest’inverno, costretta a partecipare solamente a Cortina prima dei Mondiali.

Il primo grave incidente del norvegese è datato novembre 2007: a Beaver Creek Svindal finisce rovinosamente a terra durante la prima prova di discesa libera, procurandosi un profondo taglio sulla coscia sinistra oltre ad un trauma cranico e facciale. A quasi sette anni di distanza la rottura del tendine d’Achille, prima ancora che iniziasse una nuova stagione. Ma il peggior infortunio patito dallo scandinavo avviene probabilmente nel 2016 a Kitzbühel, quando subisce la rottura del crociato destro. Da lì in poi 4 vittorie e 14 podi in CdM, oltre all’oro olimpico in discesa libera nonostante un’altra operazione al menisco del ginocchio già operato, nel 2017.

Forse però il loro modo di reagire agli infortuni, ritornare in gara competitivi e con maggiore determinazione, li ha resi ancora più leggendari di quanto possano essere considerati tuttora.

Amanti della velocità, ma semplicemente forti in tutto: un’eredità senza successori

Dal punto di vista tecnico ciò che accomuna i due campioni non è solo la predisposizione come velocisti (nonostante Vonn avesse iniziato la carriera da slalomista), ma il talento incontrastato per poter vincere in qualsiasi specialità. Senza apparenti avversari in discesa libera e superG, entrambi si sono rivelati vincenti pure nello slalom gigante e in combinata, grazie al quale hanno potuto conquistare in più occasioni la Coppa del Mondo generale. Nessun discesista dopo di loro è riuscito a conquistare per almeno due edizioni la più ambita sfera di cristallo. Ciò ultimamente è dovuto anche ad un calendario che favorisce gli esperti sui pali stretti, considerata l’aggiunta dello slalom parallelo a discapito della combinata. Un grosso patrimonio che finora non è stato raccolto, chissà se toccherà proprio a Sofia Goggia, prediletta dalla statunitense.

“Tutti gli sport hanno pari dignità”. Così vive e condivide la propria passione un 20enne studente di Scienze della Comunicazione.

Qui su VS per portare contenuti originali, qualcosa di più rispetto a quello che pubblicano generalmente tutte le altre testate più famose.

Instagram: @lucamontanari_98

Twitter: @Luca_Monta_

Luca Montanari
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