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Mondiali sci alpino 2019, la classifica per nazioni: dominio Austria nonostante un solo oro, Italia a ridosso del podio

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Cala il sipario sui Mondiali di sci alpino. La 45esima rassegna iridata ci ha offerto due settimane spettacolari tra certezze, sorprese, consacrazioni di campioni e addii, più o meno in linea rispetto alle edizioni precedenti. Purtroppo il Circo Bianco saluta Are (Svezia) perdendo due atleti di grande spessore, che hanno scritto non solo la storia di questo sport, ma si sono rivelati di grande esempio per tutto il mondo sportivo in generale. La località svedese è divenuta infatti teatro dell’ultima gara in carriera di Lindsey Vonn e Aksel Lund Svindal (a cui Vita Sportiva ha dedicato un articolo, clicca qui).

Per tracciare un quadro generale su quanto avvenuto sulle nevi scandinave abbiamo deciso di costruire una “classifica per nazioni” basata principalmente sui piazzamenti individuali in top10 in ogni singola specialità (e nel team event), considerando ovviamente il numero di medaglie vinte e senza dimenticare di paragonare tutto ciò in corrispondenza al massimo potenziale che potesse esprimere quel determinato paese.

 

1° POSTO: AUSTRIA

Alla vigilia dell’ultimo giorno di gare, l’Austria segnava ancora “zero” nella casella dei titoli vinti in questa edizione. Per una superpotenza come quella della nazionale biancorossa terminare la spedizione senza campioni iridati entro i propri confini avrebbe quasi del clamoroso, compiere un salto indietro nel tempo di addirittura 32 anni (Crans Montana 1987). Ci pensa il solito Marcel Hirscher nello slalom speciale, con una prima manche da extraterrestre e una seconda senza sbavature, ad evitare uno scenario quasi “apocalittico”. La monopolizzazione del podio nello slalom maschile non maschera tuttavia la mancanza di un titolo iridato al femminile (non accadeva dal 1982) e nessuna donna sul podio nelle discipline veloci, dove invece tra gli uomini Vincent Kriechmayr ha raccolto due medaglie importanti.

Migliore: Marcel Hirscher

Sorpresa: Vincent Kriechmayr

Peggiore: Nicole Schmidhofer

2° POSTO: NORVEGIA

La nazionale scandinava conquista quasi a sorpresa l’argento tra le grandi dello sci alpino condividendo il primo posto nel medagliere insieme alla Svizzera (due ori, un argento e un bronzo). Il momento massimo della rassegna iridata appena trascorsa è sicuramente la storica doppietta in discesa libera maschile (l’ultima risaliva al 1999 in combinata), con Kjetil Jansrud che vince il titolo nonostante due dita fratturate e Aksel Lund Svindal che sfiora l’impresa per due centesimi nell’atto finale di una carriera costellata di successi. Nozione di merito anche per Henrik Kristoffersen in gigante, che fino a quel momento ai Mondiali aveva vinto al massimo la “medaglia di legno” e invece stavolta si è lasciato alle proprie spalle colui che lo aveva sempre messo in ombra, ossia Marcel Hirscher. Ragnhild Mowinckel guida la truppa femminile con il bronzo in combinata e altri due piazzamenti in top5 (quarta in gigante e quinta in discesa libera), e intanto dietro di lei sta per sbocciare il talento della classe 1998 Kajsa Vickhoff Lie.

Migliore: Kjetil Jansrud

Sorpresa: Henrik Kristoffersen

Peggiore: Aleksander Aamodt Kilde

3° POSTO: SVIZZERA

Forse la più grande vittoria della nazionale elvetica proviene dal team event, dimostrando di saper ancora superare sul campo la grande concorrente Austria. Si tratta del Grande Slam completato dopo l’oro olimpico di PyeongChang. Trascinatore della prova a squadre Ramon Zenhaeusern, che quasi da solo porta tutto il quartetto sul gradino più alto del podio. Da attribuire allo stesso gigante elvetico (200 cm di altezza) un’importante rimonta fino al quinto posto nello slalom maschile. Come da pronostico, Wendy Holdener si aggiudica per la seconda volta consecutiva il titolo in combinata femminile, peccato però per l’inforcata tra i pali stretti dopo aver ottenuto la leadership nella prima manche. E che dire di Corinne Suter? Due medaglie preziosissime in mezzo alle più grandi interpreti della velocità. Complessivamente la Svizzera può ritenersi piuttosto soddisfatta dei propri risultati: primo posto nel medagliere ex aequo con la Norvegia e quasi tutti al massimo delle proprie potenzialità. L’unico che non rispecchia le aspettative è Beat Feuz che torna a casa a mani vuote (4° in discesa, solo 18° in superG).

Migliore: Wendy Holdener

Sorprese: Ramon Zenhaeusern, Corinne Suter

Peggiore: Beat Feuz

4° POSTO: ITALIA

(Premessa: nella nostra particolare classifica l’Italia ha lo stesso numero di punti della Svizzera, ma resta dietro alla nazionale elvetica per numero di medaglie)

Gli azzurri dominano incontrastati nella velocità, in particolare il superG è la specialità che più si addice al tricolore. L’oro di Dominik Paris si aggiunge ai titoli di Christof Innerhofer del 2011 e Patrick Staudacher del 2007 (proprio ad Are, proprio quel 6 febbraio) ottenuti nella medesima specialità, l’unica nel corso del Nuovo Millennio in cui l’Italia è riuscita a salire sul gradino più alto del podio. Con l’argento di Sofia Goggia (casualmente sempre in superG) viviamo quell’ultimo capitolo della storia che poche settimane fa avevamo lasciato incompleta. Tanto gloriosa quanto inaspettata la medaglia di bronzo nel team event, la prima per la nostra Nazionale in questo format. Ancora più affascinante se a salire sul podio sono tre giovani speranze nelle rispettive tre discipline in cui il movimento azzurro è in piena crisi: Alex Vinatzer (19 anni) per lo slalom maschile, Lara Della Mea (20 compiuti) sempre tra i rapid gates e Simon Maurberger (23) nel gigante. Tutti e tre accompagnati dalla “chioccia” Irene Curtoni, una delle poche a credere in una gara che diverse big hanno “snobbato”.

Unico rammarico la discesa libera, in cui quasi tutti i nostri portacolori commettono qualche errore in due gare in cui ogni sbavatura costa caro. Le discipline tecniche sono la nota dolente di una spedizione di cui possiamo ritenerci nel complesso soddisfatti: a Federica Brignone è mancato il podio tra le porte larghe e la combinata, buio pesto invece nello slalom femminile e nel gigante maschile.

Migliore: Dominik Paris

Sorpresa: team event (Irene Curtoni, Lara Della Mea, Alex Vinatzer, Simon Maurberger)

Peggiore: Chiara Costazza

5° POSTO: FRANCIA

A sorpresa la nazionale transalpina rientra nella top5. Un oro, un argento e un bronzo: stesso numero e stesso valore di medaglie dell’Italia, con l’unica differenza che il bottino proviene esclusivamente dagli uomini. Alexis Pinturault guida la carovana francese con l’oro in combinata e il bronzo nel gigante, e avrebbe potuto portare a casa senza problemi anche una terza medaglia se non fosse stato per quella fatale seconda manche di slalom in cui a momenti finisce per terra. Prima però arriva l’argento che non ti aspetti: Johan Clarey a 37 anni sale per la prima volta sul podio in un grande evento (secondo in superG, per nove centesimi alle spalle di Paris). Delude invece Tessa Worley, che non riesce a difendere il titolo in gigante e torna a casa con un misero sesto posto. Discorso a parte per Clement Noel: l’enfant prodige avrà tantissime altre occasioni davanti a sé per rifarsi.

Migliore: Alexis Pinturault

Sorpresa: Johan Clarey

Peggiore: Tessa Worley

6° POSTO: STATI UNITI

Per l’ultima volta la nazionale a stelle e strisce si presenta ad un grande evento con Lindsey Vonn e Mikaela Shiffrin insieme, rispettivamente regina ormai del passato e regina del presente nel Circo Bianco. Il primo weekend è dedicato completamente alla 34enne originaria del Minnesota, che saluta il palcoscenico con la medaglia di bronzo al collo nella specialità prediletta da lei. Per il resto del tempo i riflettori sono puntati quasi esclusivamente sulla 23enne macinatrice di record, per ultimo quello di diventare la prima sciatrice di sempre ad essere proclamata campionessa mondiale quattro volte di fila nella stessa specialità (slalom). Tutto ciò dopo aver già vinto l’oro in superG e il bronzo nel gigante.

Dall’altro lato della medaglia però c’è un movimento maschile che appare in crisi: pochi piazzamenti di rilievo e un Ted Ligety martoriato dagli infortuni che non assomiglia lontanamente a quello dei cinque ori iridati e due olimpici in bacheca.

Migliore: Mikaela Shiffrin

Sorpresa: Lindsey Vonn

Peggiore: Ted Ligety

7° POSTO: SLOVACCHIA

Arriva il primo oro in un Mondiale di sci alpino, a conquistarlo è naturalmente Petra Vlhova nello slalom gigante. Ebbene sì, in un periodo storico in cui la leader indiscussa pare essere Mikaela Shiffrin, la coetanea slovacca riesce comunque a ritagliarsi il proprio spazio nel gotha di questa disciplina. Dietro all’atleta che vanta inoltre l’argento in combinata, a soli tre centesimi dalla medaglia del metallo più pregiato, c’è uno staff per la maggior parte italiano di cui potremmo andarne orgogliosi. Non solo Vlhova: nel team event, nonostante l’assenza della propria big, il quartetto è riuscito a superare il primo turno contro la più quotata Slovenia.

Migliore: Petra Vlhova

Sorpresa: team event (Petra Hromcova, Sona Moravcikova, Matej Falat, Adam Zampa)

Peggiore: 

8° POSTO: GERMANIA

Grazie all’argento in slalom gigante, Viktoria Rebensburg è stata capace di mettersi in mezzo alle due attuali padrone assolute del Circo Bianco, Petra Vlhova e Mikaela Shiffrin. Tuttavia, questo e il quarto posto della stessa 29enne in supergigante sono gli unici risultati di spicco per i teutonici, in una rassegna in cui le occasioni per ottenere un buon piazzamento erano poche. E’ mancato il bronzo nel team event per la squalifica di Linus Strasser (ha inforcato ma non si è fermato), ci si aspettava qualcosa di più da Josef Fertsl, Stefan Luitz e Felix Neureuther nelle specialità tecniche. Tra i pochi tedeschi a ritenersi soddisfatti della spedizione c’è Alexander Schmid, che al suo debutto ai Mondiali ottiene un piazzamento in top10 (8° nel gigante maschile).

Migliore: Viktoria Rebensburg

Sorpresa: Alexander Schmid

Peggiore: Josef Ferstl

9° POSTO: SLOVENIA

Se volessimo cercare un Paese che è riuscito a fare molto di più di quanto fosse possibile nonostante le poche forze a disposizione, troveremmo certamente la risposta nella Slovenia. Ilka Stuhec bissa il titolo in discesa libera, mentre il semi-sconosciuto Stefan Hadalin sfiora una clamorosa impresa in combinata con una rimonta nella seconda manche fino al primo podio in carriera (secondo a 24 centesimi da Pinturault). Il 26enne Zan Kranjec termina lo slalom gigante in quinta posizione, alle spalle dei tre mostri sacri e lo svizzero campione del Mondo junior Loic Meillard. Se proprio dovessimo trovare il pelo nell’uovo, diremmo che nel team event c’era l’occasione per accedere ai quarti di finale, ma cosa si può chiedere di più ad una nazione che si presenta con pochi elementi da top30 e torna a casa con un oro e un argento.

Migliore: Ilka Stuhec

Sorpresa: Stefan Hadalin

Peggiore: 

10° POSTO: SVEZIA

Due settimane da dimenticare davanti al proprio pubblico, concludendo la rassegna iridata con un misero argento nello slalom speciale femminile. L’unica atleta in grado di reggere la pressione è Anna Swenn Larsson, che dopo il secondo posto in Coppa del Mondo a Maribor (Slovenia), conferma la piazza d’onore ai Mondiali alle spalle dell’irraggiungibile Shiffrin. Che delusione per i campioni olimpici in carica della specialità presa in considerazione: Frida Hansdotter solo quinta, Andre Myhrer addirittura fuori dalla top10.

Migliore: Anna Swenn Larsson

Sorpresa: Anna Swenn Larsson

Peggiore: Andre Myhrer

N.C.: CANADA E REPUBBLICA CECA

E’ finita l’era in cui la nazionale nordamericana veniva presa in considerazione tra le grandi potenze mondiali dello sci alpino. La prima edizione post-Erik Guay parla chiaro: “zero” nel medagliere e come miglior piazzamento l’exploit di Roni Remme, quinta nella combinata alpina femminile.

La Repubblica Ceca invece si presenta con l’oro olimpico del supergigante Ester Ledecka. Spedizione sfortunata per la 23enne protagonista l’anno scorso a PyeongChang, che come miglior risultato ottiene il 15° posto in combinata, quando intanto a Park City si disputavano i Mondiali di snowboard, disciplina a lei più congeniale e dove avrebbe maggiori possibilità di successo. L’Olympia non è Jeongseon, la tecnica fa la differenza, e lei ne ha meno di altre.

CLASSIFICA FINALE PER NAZIONI

Pos. Nazione Punti Oro Arg Bro Pos. medagliere
1 Austria 151 1 4 3 4
2 Norvegia 92 2 1 1 1
3 Svizzera 89 2 1 1 1
4 Italia 89 1 1 1 5
5 Francia 79 1 1 1 5
6 Stati Uniti 55 2 0 2 3
7 Slovacchia 43 1 1 1 5
8 Germania 40 0 1 0 9
9 Slovenia 40 1 1 0 8
10 Svezia 31 0 1 0 9

(1° posto= 16 punti; 2°= 12; 3°=9; 4°= 7; 5°= 6; 6°= 5; 7°=4; 8°=3; 9°=2; 10°=1)

 

PODIO PER NAZIONI MASCHILE

1° AUSTRIA: ben sette medaglie sulle otto conquistate ad Are, ma ciò che la rende ancora più forte sulle altre è la capacità di fare tripletta in una singola specialità (Hirscher, Matt e Schwarz nello slalom speciale). L’ultimo precedente in un grande evento risale alle Olimpiadi di Torino 2006 (Raich, Herbst, Schoenfelder sempre tra i rapid gates).

2° NORVEGIA: fare doppietta in discesa libera con un mezzo infortunato e un altro all’ultima gara in carriera fa capire quanto sia forte la tradizione per questo sport nel paese scandinavo. Kristoffersen conquista sorprendentemente il secondo oro della spedizione.

3° FRANCIA: tanti piazzamenti di rilievo tra gli uomini. Dai due podi e il quarto posto nello slalom di Pinturault, ad aver piazzato tre elementi nelle prime dieci posizioni in superG. I transalpini ci hanno lasciato a bocca aperta.

PODIO PER NAZIONI FEMMINILE

1° STATI UNITI: finché Shiffrin e Vonn gareggiano non c’è storia. Dalla prossima edizione qualcuno si potrà inserire in discesa libera e forse anche nel superG, ma nelle discipline tecniche sarà difficile sentire suonare un altro inno oltre a quello statunitense (ad eccezione di quello slovacco di Petra Vlhova).

2° SVIZZERA: Wendy Holdener bissa il successo in combinata, Corinne Suter astro nascente nelle specialità veloci. Bastano due grandi atlete per una nazione competitiva in qualunque gara.

3° SLOVACCHIA: Petra Vlhova è la donna da copertina in questa rassegna iridata, trascinando la propria nazionale tra le migliori a livello globale. E la storia dimostra che anche un solo fenomeno può fare scuola e creare un movimento potente nel proprio paese d’appartenenza (e l’Italia lo sa bene).

 

A cura di

Luca Montanari e Giuseppe Greco

“Tutti gli sport hanno pari dignità”. Così vive e condivide la propria passione un 20enne studente di Scienze della Comunicazione.

Qui su VS per portare contenuti originali, qualcosa di più rispetto a quello che pubblicano generalmente tutte le altre testate più famose.

Instagram: @lucamontanari_98

Twitter: @Luca_Monta_

Luca Montanari
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