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Impero Blanco: Principio e fine di un ciclo leggendario

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Madrid. 5 marzo 2019. Sono quasi le 23. L’arbitro tedesco Brych ha appena fischiato la fine di un match incredibile. Al Santiago Bernabeu i giovanissimi dell’Ajax hanno segnato 4 gol alla squadra di casa. Il Real Madrid è fuori dalla Champions. La squadra di Madrid non usciva agli ottavi della massima competizione europea da nove anni. Una coppa che avevano conquistato per 4 volte negli ultimi 5 anni. I madridisti hanno alzato il trofeo continentale più ambito per 3 volte consecutivamente. Numeri impressionanti che vanno aggiunti alle 4 coppe del mondo, 3 supercoppe europee, 1 Liga, 1 Copa del Rey e 1 Supercopa de Espana. Una foto dello stadio di Madrid occupa tutta la prima pagina di Marca. “Aquì yace un equipo que hizo historia” (Qui giace una squadra che ha fatto la storia). Il tono è funebre. Il sottotitolo è da De Profundis. “Humillante final de un ciclo irripetible”. Qui non c’è bisogno di traduzione. L’impero blanco è caduto. I suoi caratteri leggendari rimangono eterni.

 

 

Real Madrid player react as Ajax’s Dusan Tadic celebrates scoring his side’s 3rd goal, during the Champions League soccer match between Real Madrid and Ajax at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid, Spain, Tuesday, March 5, 2019. (AP Photo/Manu Fernandez)

Tabù

La Champions League è il trofeo del Real Madrid. I blancos l’hanno vinta più volte di tutti in Europa. E’ questo ciclo ha confermato che la squadra di Madrid è e rimarrà sempre una protagonista assoluta dell’olimpo del calcio. Nel 2013, tuttavia, questo ruolo sembrava perduto. La coppa dalle grandi orecchie non tornava a Madrid dal 2002. Era la maledizione della Decima. Un traguardo tanto importante ma fallito troppe volte. Il tabù si era trasformato in psicosi. Molti allenatori vincenti erano passati di là per conquistarla. Tutti avevano fallito. Persino Josè Mourinho, l’uomo del triplete dell’Inter e dell’impresa del Porto, aveva fallito. L’ultima speranza del presidente Florentino Perez arriva da Reggiolo in Emilia-Romagna. Un tecnico che con il suo Milan ha inaugurato un ciclo leggendario fatto di grandi battaglie, epiche vittorie e pesanti sconfitte. Un uomo che ha portato altre due Champions al club milanese. Carlo Ancelotti arriva a Madrid con la voglia di vincere. Dopo tanti trionfi, l’italiano è chiamato a ripetersi nel club più importante del mondo. Quell’anno, il Madrid sembra trovare un alchimia che non si vedeva da tempo. Grazie all’arguzia del tecnico e i gol di Cristiano Ronaldo arriva alla finale. La partita decisiva si gioca in Portogallo. A Lisbona l’ultimo avversario è inaspettato. L’Atletico Madrid, per anni vissuto all’ombra dei blancos, era arrivato all’atto definitivo della competizione. Il primo derby in una finale di Champions. I Colchoneros  volevano togliere la gloria europea al Real. Simeone aveva fiutato la debolezza della preda. Il Cholo aveva un’ occasione ghiotta: approfittare del tabù dei cugini e elevare l’altra squadra di Madrid a leggenda. Diego Godin porta in vantaggio l’Atletico. Il Real lotta, spreca e soffre il gioco degli avversari. Sembra l’ennesima occasione persa. Un ulteriore capitolo di una vittoria impossibile. Ma la storia aveva deciso diversamente. Una “camiseta blanca” si eleva sullo sviluppo di un calcio d’angolo. Il pallone tocca la testa di Sergio Ramos. A pochi secondi dalla fine, arriva il pareggio del Real Madrid. L’Atletico è stanco. Bale segna il colpo decisivo al 110′. Marcelo e Ronaldo sferrano il colpo di grazia. Finisce 4-1. La decima è vinta. La maledizione è spezzata.

 

Predestinato

All’Estadio Da Luz di Lisbona la festa è di quelle grandi. Insieme a Carlo Ancelotti e la squadra un ex campione del Real esulta per l’importante traguardo. Zinedine Zidane era il simbolo della nona Champions vinta dalla squadra di Madrid nel 2002. L’immagine del suo incredibile gol in finale è rimasta impressa nella mente di tutti gli appassionati di calcio. Nell’anno della decima, Il francese è il vice di Ancelotti. L’allenatore italiano è per lui un mentore, un ispiratore e un maestro. Da lui apprende tutto. Il rapporto con i giocatori, i dettami tattici e l’abilità di saper cambiare la partita in corsa. Si sente pronto per una panchina vera. Si siede per qualche mese su quella della seconda squadra del Real. Ma i grandi palcoscenici lo stanno chiamando. In prima squadra c’è bisogno di aria nuova. La triste parentesi di Rafa Benitez si è già conclusa. Il francese si siede sulla panchina del Real Madrid. Per tutti è un traghettatore, un allenatore troppo giovane per ottenere risultati. Un ripiego in attesa del grande nome per la prossima stagione. Nessuno si aspettava niente da lui. Si sbagliavano. Nei quarti di finale della Champions League 2015-16 il Real incontra il Wolfsburg. In casa dei tedeschi perdono per due reti a zero. La tempesta si scatena sul giovane tecnico del Real. La sua esperienza su quella panchina sembra già finita. Ma Zizou sfrutta tutte le conoscenze apprese dal suo maestro italiano e il Madrid rimonta al Santiago Bernabeu facendone tre. La strada è spianata. Il Manchester City è un ostacolo semplice da sorpassare per la conquista della finale. L’atto supremo si gioca in Italia, la nazione che ha dato lustro al Zidane giocatore. Davanti a loro c’è ancora l’Atletico come due anni prima. Ai rigori il Real Madrid conquista una vittoria inaspettata. A Milano, Zinedine Zidane si conquista la panchina blanca.

Dominio

Il Real Madrid riesce, nell’anno successivo, a laurearsi campione di Spagna. Ma l’impresa più ardua è provare a replicare il successo in Champions. Vincere la massima competizione continentale per due anni consecutivi è un traguardo raggiunto solo dal magnifico Milan di Arrigo Sacchi. Una di quelle squadre che hanno cambiato la storia del calcio. Zinedine si trova un avversario amico davanti a se. Sulla panchina del Bayern Monaco, avversario nei quarti di Champions del Real, c’è Carlo Ancelotti. Il doppio scontro è rimasto nella storia per le numerose polemiche arbitrali che hanno penalizzato i bavaresi e favorito il Real. Alla fine, l’allievo supera il maestro e si porta avanti. Lo scontro con l’Atletico arriva, stavolta, in semifinale. Dopo il 3-0 del Santiago Bernabeu, l’Atletico tenta la rimonta al Vicente Calderon. I Colchoneros segnano due gol e sognano la remuntada. A riportarli con i piedi per terra ci pensa Isco al 42′. L’ennesima finale si gioca a Cardiff. Stavolta gli avversari vengono da Torino. La Juventus (ex squadra del Zidane giocatore) era stata la squadra che aveva eliminato il Real fresco di decima dalla Champions e costretto Ancelotti all’esonero. Una formazione temibile e forte che cerca la gloria europea smarrita per tanto tempo. Gli italiani si sentono favoriti. Il primo tempo esprime un equilibrio dirompente. I bianconeri sembrano quasi superiori come nessuno era riuscito ad essere dall’avvento di Zizou sulla panchina blanca. Si va negli spogliatoi 1-1. Il Real si carica nell’intervallo. Il discorso dell’allenatore francese scuote la squadra. Il Madrid torna in campo con una consapevolezza rinnovata. Il dominio è solo una naturale conseguenza. Se la seconda volta consecutiva è stato un record, la terza è leggenda. C’è ancora la Juve sul cammino del Real. Stavolta si affrontano per un posto in semifinale. I blancos dominano allo Stadium, Cristiano Ronaldo incanta con un gol in rovesciata e riceve l’applauso dei tifosi di casa. Al Santiago Bernabeu la Juve gioca una partita eroica. Segna 3 gol ma non bastano. Un provvidenziale rigore arriva nei minuti finali e CR7 porta il Real avanti. La finale è a Kiev. Un mostruoso Liverpool si presenta davanti al Real. Anche gli inglesi devono riconquistare una gloria perduta. Ma la bilancia della leggenda ha un solo colore: il bianco. I Reds non faranno mai paura al Madrid. L’infortunio di Salah e le papere di Karius consegneranno la terza Coppa dei Campioni consecutiva alla squadra di Zidane.

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Declino

La gloria è temporanea. Persino il Real Madrid di Zidane che dominava l’Europa è arrivato ai titoli di coda. Zizou si dimette da allenatore dei blancos. Cristiano Ronaldo, sedotto dagli applausi dello Juventus Stadium, va a Torino a vestirsi di bianconero. Lopetegui lascia il ritiro della Spagna ai Mondiali per fiondarsi sulla panchina del Real. I risultati saranno deludenti. Il resto è storia recente. L’arrivo di Santiago Solari. Le sconfitte nel doppio clasico di Copa del Rey e Liga. I 4 gol presi dai giovani indiavolati dell’Ajax in casa. L’uscita clamorosa dalla Champions League. La storia del Real Madrid è fatta così. Ascesa, gloria, dominio e declino si ripetono ciclicamente. Sarà difficile rivedere una successione di risultati così straordinari in così poco tempo. Ma la camiseta blanca è costretta a vincere. Il motivo ce lo spiega l’attuale direttore di AS in Spagna, Alfredo Relano, in una sua celebre frase: «El Real Madrid está condenado a la excelencia.». Anche qui c’è poco bisogno di una traduzione.

Ho 19 anni e sono uno studente con il sogno di diventare giornalista. Seguo il calcio, la Formula 1, la MotoGp e il tennis. Ho l’obiettivo di raccontare lo sport per come è: sudore, fatica, competizione e epica. Con un occhio anche a chi organizza lo sport e lo finanzia per farlo crescere.

Alessio Crisetti
Ho 19 anni e sono uno studente con il sogno di diventare giornalista. Seguo il calcio, la Formula 1, la MotoGp e il tennis. Ho l'obiettivo di raccontare lo sport per come è: sudore, fatica, competizione e epica. Con un occhio anche a chi organizza lo sport e lo finanzia per farlo crescere.

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