Sport Invernali

Sport invernali, il medagliere complessivo dei Mondiali 2019. Il confronto con le Olimpiadi di PyeongChang 2018

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Norvegia ancora in vetta, ma stavolta vince per distacco il testa a testa con la Germania. Stati Uniti sul podio, il ritorno della Russia tra le grandi e il flop (atteso) del Canada. Che piacere rivedere l’Italia tra le migliori dieci potenze!

Dopo 21 weekend consecutivi, da metà autunno al primo sole primaverile, termina la stagione 2018-2019 dedicata agli sport invernali. L’annata post-olimpica permette di paragonare i risultati ottenuti nelle varie rassegne iridate con quelli della manifestazione a cinque cerchi di PyeongChang 2018 e di stilare un vero e proprio medagliere che spazia su tutte le discipline olimpiche di cui si sono svolti i Mondiali, come alle Olimpiadi. Delle 15 specialità olimpiche, non si sono ancora disputati solamente i Campionati del Mondo degli unici due sport di squadra presenti nel programma, ossia curling (la rassegna femminile è terminata ieri, ma quella maschile è prevista dal 30 marzo al 7 aprile) e hockey su ghiaccio (in programma a maggio). Per questo motivo si è deciso di confrontare esclusivamente le discipline individuali.

IL MEDAGLIERE DELLE OLIMPIADI 2018

(Al netto delle medaglie di curling e hockey su ghiaccio. Sono state escluse anche le medaglie di big air per lo snowboard e slopestyle femminile per lo sci freestyle, le gare infatti sono state entrambe cancellate e dunque non hanno assegnato titoli. Il team event di pattinaggio sul ghiaccio invece non viene disputato ai Mondiali)

Pos Nazione Oro Arg Bro Tot
1 Norvegia 14 14 10 38
2 Germania 14 9 7 30
3 Canada 8 7 9 24
4 Olanda 8 6 6 20
5 Stati Uniti 7 6 5 18
6 Svezia 6 5 1 12
7 Corea del Sud 5 7 4 16
8 Francia 5 4 5 14
9 Giappone 4 5 4 13
10 Austria 4 3 6 13
11 Svizzera 4 4 3 11
12 Italia 3 2 5 10
13 Repubblica Ceca 2 2 3 7
14 Bielorussia 2 1 0 3
15 Russia* 1 5 9 15
16 Cina 1 6 2 9
17 Slovacchia 1 2 0 3
18 Finlandia 1 1 3 5
19 Gran Bretagna 1 0 2 3
20 Polonia 1 0 1 2
21 Ungheria 1 0 0 1
22 Ucraina 1 0 0 1
23 Australia 0 2 1 3
24 Slovenia 0 1 1 2
25 Belgio 0 1 0 1
26 Spagna 0 0 2 2
27 Nuova Zelanda 0 0 1 1
28 Liechtenstein 0 0 1 1
29 Lettonia 0 0 1 1
30 Kazakistan 0 0 1 1
  TOTALE 94 93 93 280

 

IL MEDAGLIERE COMPLESSIVO DEI MONDIALI 2019

Pos Nazione Oro Arg Bro Tot
1 Norvegia 20 13 7 40
2 Germania 13 10 7 30
3 Stati Uniti 9 0 11 20
4 Olanda 8 6 3 17
5 Corea del Sud 6 3 3 12
6 Russia* 5 13 17 35
7 Svezia 3 4 1 8
8 Francia 3 3 7 13
9 Italia 3 3 5 11
10 Repubblica Ceca 3 0 0 3
11 Austria 2 10 9 21
12 Canada 2 7 6 15
13 Svizzera 2 2 5 9
14 Slovacchia 2 1 1 4
15 Giappone 1 4 5 10
16 Cina 1 4 2 7
17 Slovenia 1 3 0 4
18 Australia 1 2 0 3
19 Ucraina 1 1 1 3
20 Gran Bretagna 1 1 0 2
21 Polonia 1 1 0 2
22 Lettonia 1 1 0 2
23 Kazakistan 1 1 0 2
24 Bielorussia 1 0 0 1
25 Nuova Zelanda 1 0 0 1
26 Estonia 1 0 0 1
27 Bulgaria 0 1 0 1
28 Finlandia 0 0 1 1
29 Ungheria 0 0 1 1
  TOTALE 93 94 92 279

L’ANALISI

Ci eravamo lasciati a PyeongChang con il testa a testa tra Norvegia e Germania vinto dagli scandinavi a pari numero di ori. Un anno dopo i Norge dominano per distacco raggiungendo quota 40 medaglie in totale, di cui la metà del metallo più pregiato, ben sei in più rispetto all’ultima edizione delle Olimpiadi. La chiave del successo proviene dal biathlon, grazie alla mostruosa stagione di Johannes  (che ha conquistato anche la Coppa del Mondo generale), ma soprattutto dallo sci nordico, con una devastante Therese Johaug e dieci titoli iridati (il 50% dei complessivi) nello sci di fondo, senza dimenticare i successi di Jarl Magnus Riiber e della staffetta maschile in combinata nordica, soffiando la “leadership” del medagliere di disciplina ai teutonici (“solo” un oro e un argento tra le specialità olimpiche in quel di Seefeld). Se la Norvegia padroneggia in generale sulla neve, il dominio totale sui budelli artificiali (slittino, skeleton e bob) appartiene ancora ai tedeschi: da segnalare in particolare la stagione impressionante di Francesco Friedrich, che ha letteralmente vinto tutto in ogni dove, dal record 8 vittorie su altrettante gare di Coppa del Mondo di bob a 2 alla doppietta ai Mondiali, con l’oro sia nel duo che nel quartetto. Chi è mancato più di tutti alla Germania per ridurre il gap sulla nazionale scandinava? Probabilmente Laura Dahlmeier, che nella prima metà della stagione è rimasta lontano dalle gare, lasciando così nel biathlon una grossa eredità alle avversarie. La 25enne tedesca infatti quest’anno è salita sul gradino più basso del podio in due occasioni, senza riscattare dunque i trionfi olimpici nella sprint e nell’inseguimento.

 

 

 

 

 

 

 

A completare il podio di questa speciale classifica troviamo gli Stati Uniti, prima nazione non-europea, salita così di due posizioni rispetto alla spedizione coreana. Bilancio sicuramente positivo per la nazionale a stelle e strisce che colleziona ben 9 medaglie del metallo più pregiato, mantenendo ancora alta la tradizione per snowboardsci alpino (per l’ultima volta con Shiffrin e Vonn insieme) e pattinaggio di figura, ma sorprendendo nello speed skating. In quest’ultima disciplina infatti gli statunitensi si affidano in particolare alla veterana Brittanny Bowe sulle brevi distanze e Joey Mantia nella mass start maschile, raccogliendo così due ori e un bronzo, secondi nel medagliere solo ai Paesi Bassi. Salta all’occhio il curioso fatto che sui 20 podi ottenuti, nessun atleta a stelle e strisce abbia ottenuto un piazzamento d’onore, bensì 11 medaglie di bronzo (sei in più rispetto alle ultime Olimpiadi).

Capitolo Italia. Gli azzurri si sono ben comportati nell’arco dei quattro mesi, totalizzando 11 podi nelle varie rassegne iridate, dunque una medaglia in più rispetto a PyeongChang 2018, ma soprattutto compiendo un balzo dal 12° al 9° posto nel medagliere, tornando ad inserirsi tra le grandi potenze a livello globale. Nonostante lo stesso numero di ori (3), nessun campione olimpico si è riconfermato ai Mondiali: l’oro di Sofia Goggia in discesa libera è stato “rimpiazzato” dal titolo di Dominik Paris nel superG, mentre gli altri trionfi provengono dal biathlon, disciplina che quest’anno, in particolare nell’ultima settimana e mezzo, ha regalato grandi gioie e traguardi storici a livello nazionale. Come ad esempio la doppietta in Coppa del Mondo generale di Dorothea Wierer (anche oro mondiale nella mass start) e Lisa Vittozzi (anche argento mondiale nell’individuale). “Doro” diventa così la più grande biathleta italiana di tutti i tempi, la sappadina invece il futuro di questa specialità per il Bel Paese. L’ultimo grande successo in ordine cronologico è quello clamoroso di Dominik Windisch nella mass start maschile, ma per rivivere quei fantastici momenti vi rimandiamo al seguente articolo. Nello snowboard cross Michela Moioli non riesce a ripetere l’impresa in Corea del Sud dell’anno precedente, ma può ritenersi comunque soddisfatta della medaglia di bronzo ottenuta ai Mondiali. Dalla stessa specialità lo stesso metallo lo ottiene Emanuel Perathoner, mentre l’argento nel mixed team (Visintin-Moioli) non viene contato nella nostra graduatoria in quanto non ancora inserito nel programma olimpico, nella speranza che venga aggiunto già a partire da Pechino 2022. L’unica nota stonata della stagione appena trascorsa proviene dalle discipline sul ghiaccio: l’assenza di Arianna Fontana nello short track si è fatta sentire e Martina Valcepina non è riuscita a raccogliere lo scettro della connazionale per mano dei giudici (squalificata nella finale dei 500 m dopo aver tagliato il traguardo davanti a tutte le avversarie); nello speed skating Francesca Lollobrigida (unica speranza di medaglia in attesa del ritorno dall’infortunio di Nicola Tumolero) è costretta a smaltire l’ennesima delusione, un beffardo quarto posto nella mass start come accaduto ai Giochi Olimpici. In conclusione, l’Italia torna a casa con un pesante “zero” dal ghiaccio che deve far ragionare.

Torna tra le grandi anche la Russia (6° posto), i cui atleti vale la pena ricordare hanno partecipato agli scorsi Giochi Olimpici Invernali sotto la bandiera a cinque cerchi e l’acronimo OAR (atleti olimpici di nazionalità russa) per via del caso di doping a livello nazionale. Per numero totale di podi, la nazionale dell’Europa dell’Est si piazza a sorpresa in seconda posizione con 35 medaglie, dietro alla sola Norvegia (40) e lasciandosi alle spalle Germania (30), Austria (21) e Stati Uniti (20). Con nove posizioni guadagnate rispetto al medagliere della 23a edizione delle Olimpiadi, quello russo è il Paese con i più ampi margini di miglioramento mostrati nella stagione 2018-2019. Con i cinque ori ottenuti da cinque discipline differenti (pattinaggio di figura, speed skating, slittino, snowboard e sci freestyle), il maggior numero di argenti (13, ex-aequo con la Norvegia) e il maggior numero di bronzi (17), la Russia è l’unica nazione in grado di salire sul podio in ben nove discipline sulle tredici prese in considerazione, con grandi possibilità di ottenere almeno una medaglia anche negli sport olimpici di squadra (hockey su ghiaccio e curling). Con ogni probabilità, la rappresentanza più completa del Pianeta.

Non mancano le grandi deluse. La principale di esse è il Canada, autore di uno scivolone dal terzo al dodicesimo posto in “graduatoria”, con ben nove medaglie in meno rispetto a PyeongChang 2018. La principale causa del crollo di quella che per 24 anni è stata una delle protagoniste ai Giochi Olimpici Invernali è sicuramente il mancato cambio generazionale per gran parte degli sport. Nello sci alpino ad esempio nessuno è stato in grado di rimpiazzare un big come Eric Guay. Nello short track invece ci si affida esclusivamente alla 24enne Kim Boutin e al 22enne Samuel Girard. I nordamericani si aggrappano quindi al solo sci freestyle, dove restano primi nel medagliere, anche se pure lì si evidenzia un leggero calo prestazionale, con due ori in meno rispetto all’anno precedente.

LE “PICCOLE”, TRA NEW ENTRY ED “ESTINZIONI”

Meritano un paragrafo a parte le cosiddette “piccole”. Sono in tutto 29 le nazioni che hanno conquistato almeno un piazzamento in top3 ai Mondiali, mentre erano 30 quelle riuscite a portarsi a casa almeno una medaglia olimpica. Rispetto all’annata precedente rientrano nel medagliere degli sport invernali Estonia, con l’oro di Kelly Sildaru nell’halfpipe femminile, e Bulgaria, grazie all’argento del 32enne Vladimir Iliev. Chiudono la stagione con uno “zero” invece Spagna, Belgio e Lichtenstein. Sugli iberici in particolare è mancato il guizzo di Regino Hernandez nello snowboard cross (bronzo a PyeongChang 2018) e soprattutto si sente l’assenza di una leggenda come Javier Fernandez (bronzo olimpico nel singolo maschile di pattinaggio di figura).

Tra i movimenti in crescita esponenziale si segnala la Slovacchia, che può beneficiare di due stelle come Petra Vlhova nello sci alpino e Anastasija Kuzmina nel biathlon, entrambe campionesse del Mondo in carica. Una piccola realtà che si instaura al 14° posto nel medagliere complessivo, subito dopo una rappresentativa di un certo spessore come la Svizzera.

 

A cura di

Luca Montanari e Giuseppe Greco

“Tutti gli sport hanno pari dignità”. Così vive e condivide la propria passione un 20enne studente di Scienze della Comunicazione.

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Instagram: @lucamontanari_98

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Luca Montanari
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