L’InterViSta: l’ascesa di Fabio Turchi

In occasione della difesa del titolo europeo abbiamo raggiunto Fabio Turchi.

Partiamo dall’inizio, la tua passione ti è stata trasmessa da tuo padre, Leonardo (ex pugile professionista, ndr). Quanto ti ha “condizionato”, anche da professionista, l’esperienza sportiva di tuo padre i suoi consigli?

La figura di mio padre è stata molto importante nell’approccio e nella crescita che ho avuto in questo sport, sopratutto nella prima parte della mia carriera dilettantistica. E’ stato molto presente fino a che ho seguito la strada che lui aveva designato per me, entrando nella squadra nazionale e nel gruppo sportivo Esercito, ma purtroppo da quando ho deciso di far valere i miei pensieri di vita e inseguire la strada del professionismo, non avendo mai accettato lui questa scelta, si è limitato soltanto ad allenarmi in palestra mantenendo però un rapporto privo di dialogo con me sia a livello sportivo che privato, se non nei momenti di difficoltà per sottolineare il suo parere che sto percorrendo una strada sbagliata.

Nel 2015 hai partecipato alle selezioni per le Olimpiadi di Rio 2016 e nello stesso anno sei passato professionista. Perchè hai preso questa decisione a ridosso di un evento così importante? Non avresti potuto aspettare un altro anno e andare alle Olimpiadi?

Sono entrato nell’ orbita della squadra nazionale a 16 anni e nel gruppo sportivo Esercito a 18. Purtroppo non ho mai vissuto bene quello stile di vita e l’unico stimolo che avevo per andare avanti era la consapevolezza che l’esperienza internazionale che accumulavo in quegli anni me la sarei ritrovata da professionista. La mia decisione di passare pro nell’ anno preolimpico è data dal fatto che quello stesso stimolo che avevo per andare avanti non bastava più anche perchè mi veniva detto che non esisteva in Italia altra condizione per fare il pugilato di mestiere : per questo sono caduto in un periodo di depressione nel quale volevo smettere con la boxe. Oltre a questo per quanti risultati importanti potessi cogliere nei vari tornei disputati sono sempre stato messo in secondo piano rispetto a un pugile che veniva tutelato ed esaltato non solo per i suoi risultati ma negli ultimi anni sopratutto per la sua valenza mediatica.

In nemmeno quattro anni di carriera sei riuscito a conquistare il titolo italiano dei mediomassimi e il titolo italiano WBC nella stessa categoria. Hai davvero bruciato le tappe, tra quattro anni dove ti vedi? E quali sono i tuoi obbiettivi per il 2019?

La conquista di questi 2 titoli nei pesi Massimi leggeri conferma la mia esponenziale crescita. Nel 2019 voglio proseguire la mia striscia ininterrotta di vittorie e candidarmi alla sfida per il titolo europeo. Tra 4 anni voglio essere nella top ten dei cruiser per potermi giocare la cintura mondiale.

Le tua caratteristiche sono l’aggressività e le mani pesanti (come si dice in gergo), dove pensi invece di dover migliorare?

In questi mesi ho capito di avere molti margini di miglioramento su cui lavorare. Mi sto focalizzando molto sulla traiettoria dei colpi per esprimere ancor maggiore potenza nelle mie azioni e sopratutto sto curando gli appoggi delle gambe. Da quando ho una programmazione mirata tra allenamento fisico e specifico sto migliorando anche sulla tenuta mentale che occorre per disputare le 12 riprese.

Cinque dei tuoi sedici match da professionista sono stati disputati a Firenze, quanto incide il calore della tua gente sulle prestazioni tra le corde?

Sono molto felice di avere un forte richiamo nella mia città e questo è quello che ho sempre sognato fin da bambino. Sicuramente combattere in casa comporta maggiori responsabilità ma per fortuna caratterialmente ho sempre saputo gestire a mio favore tutto questo.

Com’è iniziato il sodalizio con Lenny Bottai?

Da tempo, a causa del rapporto con mio padre che andava sempre più peggiorando e che non mi faceva notare più segni di crescita, ero alla ricerca di un tecnico che oltre a sapermi allenare in palestra come un professionista, dedicandosi esclusivamente a me potesse essere anche un mentore. Purtroppo in Italia la maggior parte degli allenatori sono costretti ad allenare dopo la giornata di lavoro: amatori, dilettanti e professionisti insieme ed io per le aspettative che mi pongo soffrivo molto di questa situazione. Nella scorsa estate, essendo in vacanza a Livorno, andai a trovare nella nuova palestra che stava aprendo Bottai, che conoscevo e apprezzavo già da prima, e parlando un po’ con lui capii fin da subito che poteva essere la persona giusta per carattere e mentalità per proseguire la mia carriera. Da persone profonde quali siamo entrambi abbiamo iniziato dicendo “vediamo strada facendo come ci troviamo” e da lì ho approfondito la conoscenza di una persona molto importante per me sia a livello pugilistico che umano.

Cosa implica per te essere un pugile professionista? Che differenze hai riscontrato rispetto alla tua carriera tra i dilettanti?

Fare il professionista mi ha dato ancora maggiori responsabilità in quello che faccio e allo stesso tempo mi rende il reale protagonista della mia vita sportiva. Da dilettante pur essendo sempre uno sport individuale gareggi in squadra e sia la vittoria che la sconfitta hanno un sapore diverso rispetto alla carriera professionistica dove sei esclusivamente te a giocarti le carte.

Chi è l’avversario dei tuoi sogni? Quello con cui vorresti incrociare i guantoni?

Per stima e ammirazione assoluta nei suoi confronti posso farti il nome di Oleksandr Usyk.

A pochi giorni dal match è cambiato il tuo avversario (Sami Enbom, finlandese, 18-2, ndr). Quanto e come ha influito sulla rifinitura pre match un cambio di avversario così repentino?

Sinceramente nei giorni in cui sono stato senza avversario ho avuto un’po di confusione mentale ma nel pugilato è essenziale sapersi adeguare. Come dice sempre Lenny: “bisogna essere come gli insetti che sanno adattarsi a ogni cambiamento”. Oggi a pochi giorni dal match nonostante abbiamo avuto poco tempo per preparare il tema tattico per Enbom sono sereno e tranquillo di poter affrontare questa sfida nel miglior dei modi.

Stai scalando posizioni nel ranking mondiale (26esimo al mondo nei pesi mediomassimi, ndr), pensi che l’Italia inizi a starti un po’ stretta? Se dovesse essere necessario riusciresti a trasferirti lontano dalla tua famiglia?

Personalmente credo che per conseguire risultati importanti bisogna lavorare prima di tutto con la massima serenità ed io non potrei fare a meno della mia fidanzata Paola, dei miei due cani e delle persone a me care. Sarei potuto partire per gli USA dove avevo prima un contratto con Holyfield e in seguito delle conoscenze che mi avrebbero potuto aprire delle strade importanti  In questa fase della mia vita sportiva ho trovato il mio equilibrio grazie al supporto della Opi since 82 che ha stipulato un’importante accordo con Matchroom boxing e DAZN (che trasmetterà il prossimo match di Fabio, ndr) ridando serate degne di nota al nostro pubblico.

La redazione di Vita-Sportiva.it ringrazia Fabio e tutto il suo team per la disponibilità, augurandosi di poter incontrare nuovamente, magari con una nuova cintura alla vita.

19 anni.

Calcio, basket, ciclismo e pugilato tra gli altri.

Mi innamoro solo se vedo segnar Batistuta.


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