CalcioUn libro con VS

Andrea Pirlo si racconta nel libro “Penso quindi gioco”

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In questo articolo di un libro con Vita Sportiva, vi consiglio un volume che uscì nel 2013, scritto dal giornalista Alessandro Alciato con il titolo “Penso quindi gioco” per il campione del mondo che ha vestito a lungo la maglia del Milan e della Juventus laureandosi nel 2006, campione del mondo. Il fuoriclasse nato in provincia di Brescia si racconta a 360 gradi, spiegando nei dettagli la sua carriera sportiva dai primi aneddoti quando indossava la maglia del Brescia fino alle avventure in Nazionale. In particolar modo racconta i suoi momenti più felici nel Milan e nella Juventus facendo anche il punto su uno dei più grandi allenatori che abbia mai avuto, Antonio Conte alla Juventus e alle sue amicizie particolari con De Rossi, Gattuso e Nesta e spiegando anche come ha vissuto le parentesi più tristi come quella del post finale persa contro il Liverpool ad Istanbul il 25 maggio 2005.

Di certo abbiamo molte volte sentito come Andrea Pirlo abbia vissuto la finale contro la Francia nel 2006 valida per la Coppa del Mondo. In una intervista e nel manuale da lui scritto racconta che quel giorno giocò alla Playstation e riposò nel pomeriggio per poi vincere la partita più importante della sua vita in serata. Con queste tre fasi di una giornata si potrebbe descrivere uno dei centrocampisti più forti di tutti i tempi. La calma e la finta spensieratezza hanno fatto di lui un uomo e un giocatore su cui fare sempre affidamento. Ogni volta che Pirlo riesce a toccare un pallone, siamo sicuri che non lo perderà e che regalerà qualche magia. La sua visione di gioco da sempre è stata l’emblema e il sogno di tutti i centrocampi e l’incubo di ogni difesa che ogni volta che giocava contro di lui, sapeva benissimo che durante il match poteva trovare un piccolo errore e trasformarlo in assist per l’attaccante di turno. Andrea Pirlo racconta anche il suo amore per i rossoneri che però in una estate decidono di non rinnovarli il contratto, scartandolo perchè ormai giunto al capolinea della sua carriera. Tutti abbiamo pensato che fosse così, quando per lui invece si stava aprendo un’altra fase della sua carriera in bianconera coronata da tanti scudetti vinti e da protagonista assoluto.

Curioso l’aneddoto sulla punizione che più lo contraddistingue: la Maledetta. Il centrocampista ha raccontato che ha guardato da sempre con ammirazione Juninho Pernambucano, infallibile nel battere i portieri su punizione. Inizialmente nell’emularlo non gli riusciva la prodezza fino a quando scoprì che il trucco per quella traiettoria non era altro che prendere la palla con le famose “tre dita del piede”. In un passo, Pirlo spiega: <<le punizioni le tiro alla Pirlo, portano il mio nome come se fossero tutte figlie mie. La fonte d’ispirazione però è la stessa: il centrocampista Juninho Pernambucano. […] L’ho studiato, ho raccolto dvd e vecchie fotografie delle sue partite e alla fine ho capito. Calciava in maniera particolare, ma non capivo il metodo. Andavo in campo e provavo a imitarlo, ma all’inizio senza risultati. […] Ho fatto esperimenti per settimane, ma l’ispirazione giusta è arrivata mentre cagavo. Inzaghi dice che la concentrazione massima si raggiunge in quei momenti: sarà poco romantico ma è andata esattamente così. La magia che stavo inseguendo non dipendeva dal punto in cui colpivo la sfera, ma dal come: Juninho non la prendeva con tutto il piede, bensì con sole tre dita. Il giorno dopo sono andato prestissimo a Milanello e senza togliere nemmeno i mocassini ho cominciato a provare. Fu subito un tiro perfetto, all’angolino. Finalmente avevo battuto il fantasma di Juninho>>.

Leggendo questo libro ho compreso molto sul mio campione preferito, silenzioso e serioso ma leader quanto basta. Andrea Pirlo è fatto in questo modo, non è un tipo che alza la voce in campo per spronare i suoi compagni ma ama dare la carica con i suoi tocchi prelibati. Come quando agli Europei del 2012, Italia e Inghilterra andarono ai calci di rigore e Pirlo dal dischetto con la nazionale italiana sotto di un rigore, fece il “cucchiaio” al portiere Hart. In quel momento la squadra si caricò di un’energia mai vista e spazzò via l’Inghilterra dalla competizione. Ogni volta che ho visto Andrea Pirlo mi sono sempre chiesto come mai oltre al pallone avesse sempre quel magico numero sulle spalle. Come se il suo nome fosse associato al 21. Ecco, leggendo la sua biografia ho trovato la risposta, perchè lui in un passo scrisse in riferimento ad un trasferimento rifiutato nel campionato del Qatar: << ho preso in braccio il mio procuratore e sono scappato. Guardai l’orologio e mi sono accorto che erano le 21.21. Due volte il mio numero preferito. Il 21 è il giorno in cui è nato mio padre, in cui mi sono sposato e il giorno in cui ho esordito in Serie A. Mi porta fortuna, ecco il motivo perchè questo libro si ferma a venti capitoli. Mi piace pensare che il prossimo sia fatto solo di pagine bianche, da riempire con altre emozioni, ancora da scrivere>>. 

Per fortuna di emozioni e prodezze Pirlo ne ha potuto scrivere altre da quando ha pubblicato il libro. Adesso non gioca più a calcio, ma sono certo di aver visto un giocatore che attualmente nel mondo del calcio non esiste. Andrea è stato unico nel suo genere e leggere le sue avventure mi ha fatto sicuramente emozionare esattamente come il giorno in cui si presentò con la maglia della Juventus, io che essendo tifoso bianconero l’ho sempre ammirato con i colori del Milan.

Vi consiglio questa bellissima lettura per comprendere anche come la pensa del calcio e sono certo che molte cose le condividerete!

Agostino D'Angelo

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