Alexander-Arnold, elogio alla semplicità

I 97 punti in campionato del Liverpool non sono stati sufficienti per assicurarsi il titolo, sebbene sia stata la miglior stagione da quando Jürgen Klopp siede sulla panchina dei Reds. L’annata, però, è tutt’altro che terminata visto il derby inglese con il Tottenham da disputare in finale di Champions League.

Tra le tante note positive che si registrano dalle parti di Anfield, quella che balza di più agli occhi è senza dubbio la consacrazione di un calciatore dal quale sembra non si possa più prescindere. Stiamo parlando di Trent Alexander-Arnold, nato e cresciuto a Liverpool, che sul raggiungimento dell’ultimo step della competizione più importante d’Europa ci ha messo la firma. Sua, infatti, l’intuizione dalla bandierina che ha permesso ad Origi di mandare a casa il Barcellona, al termine di una pazzesca rimonta nella semifinale di ritorno.

Alexander-Arnold è l’esempio per eccellenza del concetto di semplicità applicato al gioco del calcio. Al contrario dei suoi coetanei cerca raramente il numero ad effetto, preferendo la concretezza di un passaggio a corto raggio o di un cross “alla vecchia maniera”. In un gioco di corsa e sacrificio come quello di Klopp, le sue qualità sono essenziali per mantenere l’equilibrio in campo, anche in un campionato in cui per molti spettacolo e tattica non possono coesistere.

Il profilo è quello di un terzino completo, a cui questo termine pare stare stretto vista la sua duttilità e la crescita dal punto di vista tecnico che lo ha visto come protagonista soprattutto nell’ultimo anno. La presenza dei ben più quotati Salah, FirminoManè spesso porta gli avversari che si occupano di loro ad aprire il campo alle cavalcate del terzino inglese, che ha conquistato sempre più fiducia nell’effettuare l’ultimo passaggio. Basti sapere che nella Premier appena conclusa ha collezionato una quantità di assist inferiore solo ad Hazard ed Eriksen, che di mestiere giocano molto più vicini alla porta. Un contesto come quello di casa sua ed un allenatore che non ha certo bisogno di presentazioni hanno contribuito a lanciare Trent nell’élite del calcio attuale, già dall’estate scorsa in cui ha conquistato la convocazione al suo primo Mondiale.

Compiere 21 anni con una semifinale del Campionato del Mondo e due finali di Champions consecutive alle spalle potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: in un ambiente spietato come quello del calcio, il rischio di sentirsi arrivati e perdere la bussola è sempre dietro l’angolo, ma dal più giovane dei Reds sappiamo di poterci aspettare tutt’altro. L’umiltà dimostrata anche fuori dal campo – dove ha devoluto la somma del rinnovo del contratto con il suo sponsor all’Academy del Liverpool, che lo ha cresciuto – fa ben sperare per un futuro che, come l’ambiente in cui è abituato a vivere, sembra essere interamente dalla sua parte.

23 anni, studente di Media, Comunicazione e Giornalismo presso La Sapienza. Non credo ad un mondo senza calcio.


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