L’addio di Max

Alla fine se n’è andato lui. La storia tra la Juve e Massimiliano Allegri finisce quest’anno. Si dice che sia una risoluzione consensuale. In realtà è uno strappo insanabile. Aveva chiesto maggiori garanzie. La più grande, però, era già arrivata dal Real Madrid. La visione comune tra il presidente Agnelli e l’allenatore di Livorno si rompe qui. La formalità dell’ottavo scudetto non è bastata. L’obiettivo era stato indicato dal patron della Juve ad inizio stagione. Ma la coppa dalle grandi orecchie farà visita in Inghilterra quest’anno. E a Torino c’è aria di fallimento. A pagarne le conseguenze è stato Allegri. Lo stesso allenatore che aveva abituato gli juventini ai grandi palcoscenici europei. Per due volte i bianconeri hanno assaporato il gusto dell’impresa. L’esaltazione di diventare campioni d’Europa è diventata ossessione. E il prezzo l’ha pagato Allegri.

Bel gioco e risultati

L’eliminazione con l’Ajax è stata una doccia fredda per tutti. Per Agnelli, per la squadra, per Allegri. La rimonta con l’Atletico aveva illuso. L’entusiasmo dello Stadium aveva trascinato i tifosi bianconeri in uno stato di esaltazione sportiva assoluta. Sembrava l’anno giusto. Il mostro portoghese aveva mostrato gli artigli più affilati e condotto la squadra fuori da una situazione difficile. La successiva partita di Champions in casa aveva portato le emozioni opposte. La débacle è avvenuta sul piano del gioco e della mentalità. I ragazzini di Ten Hag hanno dominato la squadra di CR7. Quella sera, nei dirigenti juventini sarà balenata l’idea che il miglior giocatore del mondo non bastava. Quella partita e le successive semifinali di Champions hanno rivelato che in Europa bisogna giocare a calcio. Quello vero. Un gioco che non abiuri i dettami della nostra lunga tradizione italiana ma che si rinnovi raggiungendo gli standard europei. Un gioco che ti porta ad incantare il pubblico e portare risultati importanti a lungo termine. La filosofia di Allegri è diversa. A lui basta mettere nelle migliori condizioni i talenti di cui si dispone e poi fan da se. Sarà questo che lo avrà portato fuori dalla Juve?

Onore ad Allegri

Il concetto espresso nel paragrafo precedente divide le opinioni di tanti. Anche stavolta, però, si rischia di dimenticare ciò che c’è stato. La prima Juve di Allegri era una squadra che puntava a superare gli ottavi. La domanda che mi facevo allora era la seguente: possibile che i campioni di una nazione calcistica tanto gloriosa debbano puntare a così poco in Europa? Il tecnico di Livorno si fece la stessa domanda e, dopo aver superato il girone, annichilì il Borussia Dortmund, il Monaco e i campioni del Real Madrid. La Juventus tornò in finale dopo 12 anni. Sappiamo come andò a finire. “Un caso isolato“, si diceva. Da allora i bianconeri avevano acquistato una consapevolezza europea rinnovata. Arrivò un’altra finale (persa con il Real Madrid). Nel mezzo c’era stata la battaglia dell’Allianz Arena con Il Bayern. La stagione scorsa fu segnata da quella rimonta mancata per un pelo con i blancos. Il tecnico italiano ha fatto tanti sbagli e la stagione che si sta per concludere è uno di questi. Nonostante la rimonta con l’Atletico Madrid, la super-Juve di Cristiano Ronaldo non ha mai dimostrato un’identità di gioco ma solo fiammate di singoli che gli hanno consentito di vincere le partite. I bianconeri non hanno mai dato l’impressione di dominare. Tuttavia, la consapevolezza europea della gestione Allegri ha messo le basi per le vittorie continentali future. Spero che domenica i tifosi juventini celebrino e festeggino adeguatamente il loro ormai ex-tecnico insieme all’ottavo scudetto consecutivo.

Identikit

La crescita della Juve è stata impressionante negli ultimi anni. Hanno sviluppato un progetto vincente che li ha portati ad essere i migliori d’Italia e un dei top club europei. L’arrivo di Cristiano Ronaldo ha segnato un’ulteriore tappa di questa crescita. Se prima la grandezza europea era un obiettivo, oggi è diventato un obbligo. Un ulteriore step per raggiungere la gloria assoluta. Ai bianconeri serve un allenatore che insegni calcio e abbia un’adeguata esperienza europea. Per costruire una squadra che abbia un’identità di gioco chiara che renda armonioso il gruppo ed esalti i singoli. E’ l’unica mossa che i dirigenti bianconeri possono fare per continuare a percorrere la via della vittoria.

Ho 19 anni e sono uno studente con il sogno di diventare giornalista. Seguo il calcio, la Formula 1, la MotoGp e il tennis. Ho l’obiettivo di raccontare lo sport per come è: sudore, fatica, competizione e epica. Con un occhio anche a chi organizza lo sport e lo finanzia per farlo crescere.


La tua opinione è preziosa

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: