L’interVISta – Francesco Repice tra radio e calcio giocato

Ospite della rubrica “l’interVISta” un icona nel mondo del giornalismo sportivo, ovvero lo storico radiocronista di Rai Radio 1 Francesco Repice. Con lui abbiamo disquisito di radio, Serie A, e Nazionale.

Com’è cambiato il mondo della radio oggi? La TV ha ormai un tipo di cronaca votata molto allo show, ciò ha caratterizzato anche la radio?

Sinceramente credo che le due cose viaggino abbastanza in simbiosi, nel senso che esistono alcuni programmi radiofonici che fanno del sensazionalismo – chiamiamolo così – e della censura senza alcun limite il loro punto di forza, ma sono convinto, però, che parallelamente ci siano delle correnti opposte. C’è il modo di fare, di raccontare calcio di Radio 1, c’è il modo di alcune radio private; c’è il modo di fare show e spettacolo di alcune televisioni private, c’è il modo approfondito ed analitico sia delle private che delle pubbliche. E’ fisiologico che ci sia un cambio di linguaggio, è dettato dai tempi, è una cosa assolutamente normale.

Tu vivi la partita che racconti in maniera molto partecipativa, sei sempre dentro al match. Qual è la gioia più grande da trasmettere al pubblico in ascolto?

Secondo me la passione calcistica. E’ una gioia che devi far arrivare, devi trasferire ciò che vedi e che provi a chi ti ascolta, perché il calcio è amore, passione, partecipazione; se non si capisce questo credo che non si possa raccontare calcio. Non si può raccontare il match asetticamente, non si può raccontare un evento sportivo senza prenderne parte, senza esserne all’interno e – in qualche maniera – partecipare. Io sono convinto di questo e cerco di fare questo.

Invece la radiocronaca che, tra le tante, ti ha emozionato più delle altre?

Sicuramente la finale di Coppa dei Campioni tra Manchester e Barcellona, soprattutto per l’incredibile storia di Eric Abidal. E’ stata una grande emozione raccontare quella serata, per l’atmosfera, per il fatto che Abidal entra – a poche settimane dall’operazione – a posto di un catalano d.o.c. come Puyol, e perché – invitato da tutti, anche dallo stesso Puyol che torna in campo per festeggiare – rimane con la fascia da capitano ad alzare la Coppa sotto il cielo di Londra, dato che si giocava a Wembley.

Ti faccio una domanda secca: al di là del mercato, con nomi che vanno e vengono, l’Inter, già solo ufficializzando Conte, ha ridotto il gap con la Juventus?

Sicuramente l’Inter punta a vincere lo scudetto quest’anno, quindi secondo me quel gap lo ha ridotto; a prescidente da una campagna acquisti ancora in divenire, anzi ancora in fase embrionale, sono convinto che i nerazzurri riusciranno a colmare questo divario.

Restiamo sul tema allenatore, ti chiedo cosa ne pensi di Fonseca alla Roma, Giampaolo al Milan, e se uno come Sarri può essere l’allenatore giusto per la Juventus, soprattutto dopo un quinquennio vincente come quello di Allegri.

Credo, personalmente, che nei grandi club si debba fare poco l’allenatore, più il domatore di leoni. Non penso che dei campioni abbiano bisogno di particolari dettami; piuttosto un grande mister deve essere un gestore di gruppo, e deve avere lungimiranza nel portare a casa i giocatori giusti nella propria gestione. Il resto è relativo; tutti gli allenatori sono bravi, tutti gli allenatori hanno dei metodi, ma molti devono capire che devono adattarsi al materiale che hanno a disposizione.

Un pensiero sulle tre neo-promosse: Lecce, Brescia, e Verona.

Se non sappiamo come si muoveranno le grandi, difficile sapere cosa faranno le piccole; nel senso c’è bisogno di tempo per vedere come si allestiranno per mantenere la categoria. Sono certamente tre piazze molto importanti, che meritano di stare in alto, e sono contento che abbiano ritrovato la massima serie.

Chiudo con la Nazionale: l’Under-20 è in semifinale, l’Under-21 può dire ampiamente la sua, l’Italia può essere protagonista negli anni a venire? Ha ritrovato, forse, l’identità che aveva perso?

Guarda, io in questo momento sono ad Atene, racconterò la partita della nazionale maggiore (Grecia – Italia, 0-3, n.d.r.), e più che identità credo che abbiamo trovato dei giocatori, che sono sempre quelli che fanno la differenza. Due anni fa, in quella sera terribile di Milano contro la Svezia, la chiusura della radiocronaca era quasi il sipario che calava su una generazione che ci aveva fatto gioire, dandoci grandi soddisfazioni, ma che esauriva la propria carica. Tutto sembrava difficile, anche poter tornare quelli che eravamo stati; invece in questi due anni abbiamo capito che lavorando bene con i giovani si possono mettere le basi per un nuovo ciclo vincente. Mancini ha tutte le capacità e lo sta dimostrando, è la persona punto di riferimento di questo rinnovamento che sta arrivando. Ha attuato una sua mentalità, ed ha spinto altri allenatori a far giocare giovani in competizioni importanti. Io sono molto fiducioso, e sono sicuro che il Mondiale Under-20 in atto, il prossimo europeo U-21, e l’Europeo 2020 della Nazionale maggiore possano regalarci grandi gioie.

Tutta la redazione ringrazia Francesco Repice per la gentilezza mostrataci, e gli augura le migliori fortune, professionali e non, sicuri che ci farà ancora emozionare con le sue radiocronache.

Ascoli Piceno, Classe 98. Articolista  Appassionato di musica, sogno di scrivere un libro. Ora su @vitasportivait per parlare di freccette, e non solo.


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