L’interViSta – il Giro d’Italia vissuto in prima persona da Luca Covili

Vi siete mai chiesti che emozioni si provano nel correre un grande giro, pedalando insieme ad altri 175 professionisti delle due ruote? Luca Covili, l’italiano più giovane tra i partecipanti del Giro d’Italia 2019, racconta a “L’interViSta” l’esperienza vissuta in prima persona lo scorso maggio. Classe 1997, neoprofessionista in forza alla Bardiani-CSF, il ciclista di Pavullo nel Frignano (MO) non si è lasciato sfuggire la sua prima grande occasione proprio al debutto con il #GreenTeam, rendendosi protagonista in due fughe e collezionando un 14° posto come miglior piazzamento nell’impegnativa Cuneo-Pinerolo (12^ frazione).

È la prima esperienza in un grande giro al primo anno tra i professionisti, te la immaginavi diversamente rispetto alla realtà?

Mi aspettavo che fosse dura, vanno molto più forte rispetto alle altre corse tra i professionisti, però tappa dopo tappa ho preso un po’ il ritmo ed è stata una bellissima esperienza comunque.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è stata la più grande emozione nelle tre settimane al Giro d’Italia e, se c’è stato, il momento di maggiore difficoltà?

Tra le più belle emozioni la fuga che ho fatto nella tappa con arrivo a Modena. E anche quella con arrivo a Pinerolo, che poi sono arrivato 14° e lì è stato veramente bellissimo, anche perché ho ricevuto tantissimi messaggi da tanta gente e molte chiamate. Quindi quello lì sicuramente resta tra i ricordi più belli. Invece la tappa più dura sicuramente la ventesima (con arrivo in salita sul Monte Avena, ndr), dove si scalavano quattro passi. In più con tre settimane di fatiche…

Hai citato appunto la fuga nella decima tappa, quella che transitava più vicino a casa tua. Sicuramente avrai incontrato molti sostenitori lungo il tragitto. Che sensazioni hai provato?

È stato bellissimo, perché essendo anche in fuga, eravamo in due e quindi sapevano che io ero davanti. Tutti mi incitavano, in più all’arrivo tantissime interviste, poi c’erano moltissimi del mio paese… è stata veramente una bellissima festa. L’avevo imparato poco prima della partenza, non sapevo che dovevo andare in fuga subito.

Descrivi la giornata tipo durante le tre settimane del Giro.

E’ tutta una giornata di corsa. Ti svegli la mattina, di solito per le 8. Si va a fare colazione, subito dopo mangi anche pasta o riso, quindi pranzo e colazione assieme. Poi si parte con il pullman per andare alla partenza, lì facciamo la riunione, stabiliamo quello che deve andare in fuga oppure chi deve tener duro eccetera. Prendiamo i rifornimenti già dal pullman, le radioline e tutto che ci prepariamo. Alla partenza andiamo a fare la firma e le foto. Poi c’è la gara. Subito dopo la gara torniamo al pullman, facciamo le docce e ci cambiamo. Poi ci trasferiamo all’hotel, di solito il trasferimento dura dalla mezz’ora ad un’ora e mezza. Arrivati all’hotel si fanno i massaggi fino a cena. Appena si riesce si va a cenare, di solito però è tardi, per le 21/21:30. Appena hai cinque minuti telefoni ai parenti ed è già finita la giornata, quindi è davvero tutta tirata.

Parliamo invece del team di cui fai parte, la Bardiani-CSF, tra l’altro la squadra con l’età media più bassa della 102^ edizione del Giro. Tra tutti, c’è qualche compagno con cui hai legato di più?

Uno in particolare non c’è. Sicuramente ho legato di più con tutti, essendo anche al primo anno. Era una squadra nuova, ho fatto più amicizia, ma comunque ho legato con tutta la squadra. In tutto il Giro sono stato messo in camera con Carboni, che ha anche indossato la maglia bianca per tre giorni.

E il clima in quei tre giorni com’era? Sicuramente festoso…

Sì certo, poi ovviamente cercavamo di tenere la maglia il più possibile anche con lui. E lui indossando anche la maglia (bianca, ndr) aveva delle giornate ancora più tirate perché con le premiazioni arrivavi ancora più tardi. Con le maglie si prolunga tutto.

Il passaggio tra i professionisti per molti può rivelarsi sofferente. In che modo stai affrontando insieme al team questo grande salto? Ci sono già dei progetti per il futuro?

Questo salto lo sto vivendo abbastanza bene, anche perché non mi danno grosse pressioni. Ovviamente do sempre il massimo, cerco di beccare le fughe e di farmi vedere, e così di far contento anche il team. Già in questo giro avendo fatto due fughe sono rimasti contenti. Mi hanno fatto anche i complimenti alla fine del Giro, e già finirlo è anche quella una buona cosa. Poi ovviamente per il prossimo anno cercherò sempre di migliorare e far buoni risultati.

Sei tra i talenti più promettenti del ciclismo in Italia, lo dimostra anche la convocazione agli ultimi Europei Under23. Che tipo di corridore vorresti diventare fra qualche anno e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Fra qualche anno vorrei migliorare sicuramente le mie qualità che ho già da scalatore e competere con i primissimi, sarebbe già una grandissima cosa. Una corsa che mi piacerebbe vincere sicuramente è una tappa al Giro d’Italia con arrivo in salita, magari un tappone come quello del penultimo giorno, uno di quelli più duri. 

La redazione di Vita Sportiva ringrazia Luca Covili e l’ufficio stampa del team Bardiani-CSF per la loro disponibilità e generosità, augurandogli inoltre il meglio per il prosieguo della carriera.

“Tutti gli sport hanno pari dignità”. Così vive e condivide la propria passione un 20enne studente di Scienze della Comunicazione.

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