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Un film con VS: “La battaglia dei sessi”

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Pellicola del 2017, “La battaglia dei sessi” (regia di Jonathan Dayton) è più che un semplice film di sport, è il racconto di un vero e proprio inno alla emancipazione femminile dei primi anni ’70.

Protagonista del film è la campionessa di tennis Bilie Jean King (portata sullo schermo da una superba e irriconoscibile Emma Stone) la quale, già sul finire degli anni ’60, combatte per cercare di ottenere la stessa retribuzione dei colleghi maschi.

A quei tempi i montepremi dei tornei femminili sono circa un decimo di quelli maschili; per protesta anche nei confronti di quegli uomini che incarnavano l’autorità nel mondo del tennis (in primis uno dei fondatori dell’ATP Jack Kramer), la King esce dal circuito ufficiale e, insieme ad altre colleghe, fonda quella che poi sarebbe diventata l’attuale lega WTA.

Fiutando il momento storico particolare, entra in gioco l’ex campione degli anni ’40 Bobby Riggs (ottima l’interpretazione di Steve Carell), il quale, anche noto scommettitore, sfida Billie Jean per dimostrare, pur avendo circa 25 anni di più, la superiorità maschile.

La King rifiuta e quindi Riggs “ripiega” battendo l’allora numero 1 del mondo Margaret Court.

Ma il vero obiettivo di Riggs rimane lei, la donna che aveva sfidato il retrogrado mondo del tennis ed era quindi intenzionato ad approfittare del momento di popolarità e confermò ai giornalisti di voler giocare contro la King.

Questa volta la campionessa statunitense non declinò l’impegno, convinta anche da una notevole offerta economica ma soprattutto capì allora di dover accettare per rimediare alla sconfitta subita dalla sua collega. «Ora abbiamo qualcosa da dimostrare» disse.

E quindi, nel settembre del 1973, all’Astrodomo di Houston, davanti a 30.000 spettatori (e 90 milioni incollati al televisore), gioca e sconfigge l’ex tennista portando una rivoluzione probabilmente senza pari nella storia di questo sport.

Il risultato è che dagli inizi degli anni ’70, quindi, gli US Open pagano in egual misura i vincitori maschili e femminili, facendo da precursore agli altri major del grande Slam che, ad oggi, si comportano nella stessa maniera.

Non tutti gli altri tornei si sono allineati, ma di sicuro, senza Billie Jean King, adesso le cose sarebbero estremamente diverse.

Anche l’immagine delle giocatrici ha radicalmente subito delle trasformazioni positive da allora; infatti al pari dei colleghi maschi, anche parecchie tenniste sono diventate molto popolari e conosciute a livello planetario; dal dualismo Navratilova-Evert degli anni ’80, passando per le sfide Graf-Seles degli anni ’90 e proseguendo con le iconiche sorelle Williams e Maria Sharapova protagoniste principali del nuovo millennio.

Il film, una partita sia sportiva che politica contro il pregiudizio maschile nei confronti del gentil sesso, si snoda in maniera piacevole ma a volte anche un po’ banale, il che in parte lo fa scadere dato che l’argomento non si ancora certo solo al 1973 ma è e rimane anche al giorno d’oggi, oggetto di dibattiti continui; naturalmente non solo nel mondo dello sport.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco De Girolamo

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