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Un film con VS: “Miracle”

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Diretto nel 2004 da Gavin O’Connor, la pellicola ripercorre l’incredibile, ed a tratti esaltante, vera storia della nazionale di hockey su ghiaccio a stelle e strisce durante le Olimpiadi del 1980 che si svolsero a Lake Placid.

A quel tempo a dominare sul ghiaccio era l’Armata Rossa sovietica capitanata dal fenomenale Slava Fetisov, e naturalmente anche quell’edizione dei giochi vedeva l’URSS come grande favorita nella conquista della 5’ medaglia d’oro consecutiva.

Tra l’altro, quindi, in pieno clima guerra fredda tra le due superpotenze, il significato che ebbe la vittoria a sorpresa degli USA andò ben al di là del mero risultato sportivo.  La possiamo paragonare, a parti invertite (stavolta su un parquet di basket), alla finale olimpica del 1972 a Monaco di Baviera. Il peso specifico fu molto simile e diede una notevole spinta anche alla stagnante politica statunitense dell’epoca.

Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dal 1978; anno in cui la federazione americana affida a Herb Brooks il ruolo di coach della nazionale con il compito di fare una bella figura nei giochi olimpici che si sarebbero tenuti in casa due anni dopo.

La selezione fu molto lunga e vide impegnati decine di speranzosi ventenni. Seppur con parecchie difficoltà, dettate dai diversi caratteri, personalità, anche background culturale dei ragazzi.

In due anni il coach riesce a plasmare una squadra a sua immagine e somiglianza, forgiando un gruppo e creando un’unione speciale tra i giocatori; nessuno di loro successivamente farà una significativa carriera nella NHL, ma i nomi di capitan Mike Eruzione e compagni entrarono di diritto nella leggenda dello sport USA.

Il film segue un classico filone sportivo americano; la squadra teoricamente con poche speranze che con allenamenti duri, spirito di gruppo e il carisma del coach, ribalta completamente un pronostico totalmente chiuso contro i “maestri” sovietici.

Ma pur seguendo un clichè non proprio originale, il film scorre via molto piacevolmente.

Grande merito sicuramente va alla ottima interpretazione di un impeccabile Kurt Russell, calatosi perfettamente in un ruolo che sembra ritagliato sulla sua figura. Scorbutico e per nulla interessato a piacere per forza; sostenuto dalla forza del lavoro e delle sue idee.

Connubio perfetto per ottenere il successo finale.

Duro a volte fino all’eccesso, costringeva i giocatori ad allenamenti spesso massacranti sottoponendoli anche, quando riteneva che la concentrazione del gruppo non fosse all’altezza, a punizioni piuttosto umilianti.

Molto belle anche le scene sul “ghiaccio” durante le partite, riproposte in maniera pressochè identica all’originale; dovizia di particolari compresi.

Il titolo del film è stato ispirato da una frase diventata celeberrima pronunciata dal telecronista americano negli ultimi secondi del match “do you believe in miracle?”.

Il miracolo che diventa realtà, il classico Davide che vince contro Golia, l’invincibile (o quantomeno così si pensava) corazzata sovietica sconfitta da un manipolo di giovanotti che, come disse loro il leggendario coach prima della sfida “se dovessimo giocare 10 volte contro, state certi che 9 volte sicuramente perderemmo, ma non questa sera”.

E cosi fu.

 

 

 

 

 

Marco De Girolamo

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