CiclismoVS Consiglia

Verso l’infinito e oltre

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Ad una settimana dal termine dell’edizione numero 106 della Grande Boucle ( una delle più appassionanti e imprevedibili dell’ultimo decennio ), ci sembra l’occasione giusta per parlare di quello che è stato il protagonista indiscusso, fino ad ora, della corsa francese: Julian Alaphilippe.

Per chi ha seguito il Tour dello scorso anno, saprà che non è la prima volta che Julian regala spettacolo nella gara a tappe più importante al mondo: nel 2018 entrò nel cuore dei tifosi transalpini a suon di fughe e di attacchi coraggiosi che gli permisero di conquistare due successi di tappa e, soprattutto, la prestigiosa maglia a pois di miglior scalatore.

 

Julian Alaphilippe in maglia a pois al Tour 2018

 

 

Julian “Il Conquistatore”

Se consideriamo il numero di piazzamenti e successi ottenuti in questa prima parte del 2019, il 27enne di Saint-Amand-Montrond si presentava al via del Tour de France con, probabilmente, il miglior biglietto da visita dell’intero lotto dei partenti. Per dare un’idea, due dati: nelle 6 classiche a cui ha preso parte, solo una volta ha concluso fuori dalla Top 10 ( 16esimo alla Liegi ); nelle 5 brevi corse a tappe che hanno caratterizzato il resto del suo programma, ha sempre portato a casa almeno una vittoria parziale.

Alla partenza da Bruxelles, “Loulou” arrivava con 10 successi di tappa all’attivo in stagione, conditi da altri 8 podi, frutto di una costanza e di una regolarità straordinarie, grazie alla sua incredibile capacità di essere competitivo su più terreni ininterrottamente da febbraio a giugno.

Dei 10 trionfi, sono tre i sigilli che lo hanno consacrato definitivamente nell’Olimpo del ciclismo mondiale attuale: la Milano-Sanremo conquistata in volata davanti a Oliver Naesen e Michal Kwiatkowski, la Freccia-Vallone ( bis sul Mur de Huy dopo quello del 2018 ) e le Strade Bianche, dove in entrambe le occasioni è riuscito ad avere la meglio su Jakub Fuglsang ( il danese dell’Astana riscatterà l’amarezza di questi due secondi posti con la vittoria della Liegi-Bastogne-Liegi ).

 

Milano-Sanremo 2019

 

 

 

Un’autentica sorpresa, ma fino ad un certo punto

Qui è opportuno esordire precisando un aspetto: terminata la campagna delle classiche il 28 aprile con la Liegi, Alaphilippe si è preso una pausa di oltre un mese dalle corse, rientrando solo il 9 giugno al Giro del Delfinato. In questo di lasso di tempo il corridore della Deceuninck-Quick Step ha svolto una preparazione in altura che gli ha consentito indubbiamente di migliorare le sue doti di resistenza su salite lunghe, suo tallone d’achille.

In verità, comunque, vederlo in maglia gialla al termine della seconda settimana, dopo che il Tour ha superato Vosgi, Massiccio Centrale e Pirenei stupisce. È innegabile, però, che lo splendido successo ottenuto nella terza tappa, in quel di Epernay, ha galvanizzato Julian e la sua squadra come non mai; quell’assolo magnifico di 15 km grazie ad uno scatto bruciante sull’ultima ripida ma breve ascesa di giornata gli ha permesso di vestire per la 1^ volta la maglia di leader della classifica generale. Non è un caso che il giorno successivo, in occasione della volata vinta dal compagno Elia Viviani sul traguardo di Nancy, Alaphilippe abbia fatto parte del treno Deceuninck per mettere nelle condizioni lo sprinter della sua squadra.

Con il morale alle stelle, sapendo che erano passati 5 anni dall’ultima volta che i francesi avevano visto un loro connazionale ( all’epoca Tony Gallopin ) vestirsi di giallo, nell’edizione del centenario proprio della maglia gialla, Julian aveva più di un motivo, a quel punto, per provare a tenere la maglia il più lungo a possibile, sebbene prima non avesse mai fatto classifica in un Grande Giro.

Se poi tutti questi fattori vanno ad influenzare un tipo di corridore contraddistinto da un’indole così grintosa che, per mezzo del suo istinto a tratti indomabile, riesce spesso e volentieri a rendersi protagonista di numeri da fuoriclasse in sella ad una bicicletta, si comprende bene che il sogno giallo di Alaphilippe non è un’utopia.

Non deve sorprendere quindi la cattiveria messa sull’asfalto nelle rampe finali dell’ultima ascesa prima dell’arrivo a Saint-Ètienne nella frazione numero 8: i soli 6″ che lo dividevano dal leader Giulio Ciccone, capace di soffiargli la maglia il giorno dell’arrivo a La Planche des Belles-Filles, lo ingolosivano troppo per non tentare qualcosa e rivestirsi di giallo il giorno della Festa Nazionale frandese, il 14 luglio. Detto, fatto. Con il solo Thibaut Pinot in grado di stargli a ruota, Alaphilippe si è andato a riprendere il primato e da allora non l’ha più mollato.

Si è fatto trovare pronto nella tappa dei vantagli di Albi ( dove proprio Pinot è stato uno dei Big ad uscirne con le ossa rotte ), ha sbaragliato la concorrenza nella giornata in cui molti prevedevano che avrebbe dovuto difendersi, se non addirittura perdere il primato: stiamo parlando della crono di Pau il 19 luglio, data del 100esimo compleanno della maglia gialla.

Con un pubblico così ad accompagnare le sue pedalate in una specialità così complessa, è evidente che Julian sia andato anche oltre le proprie potenzialità. Beniamino dei tifosi.

Va comunque specificato che, quest’anno, Alaphilippe non ha mai sfigurato nelle prove contro il tempo che ha corso al massimo delle sue possibilità: ha vinto la crono alla Vuelta San Juan, 4^ posto al Giro dei Paesi Baschi e infine settimo al Delfinato. Un motivo in più per non essere esageratamente stupiti della sua prestazione.

 

Comunque vada, il futuro sorride già

Non avendo alcun tipo di esperienza nella sua carriera su come gestire gli sforzi per fare classifica all’interno delle tre settimane di un GT, è chiaro che l’istinto del transalpino può essere più un nemico che un alleato d’ora in avanti. Nella frazione con arrivo in quota ad oltre 2000 metri sul leggendario Tourmalet, Julian ha resistito alla grande al ritmo sostenuto di FDJ e Jumbo-Visma, guadagnando addirittura su tutti i suoi rivali escluso il vincitore Pinot.

Nell’ultimo tappone pirenaico, invece, durante l’ascesa finale che portava al traguardo di Prat d’Albi, è mancata quel pizzico di lucidità necessaria per riuscire a capire che, se avesse seguito lo scatto di Pinot, sarebbe poi andato fuorigiri come è effettivamente successo; anche qui, per merito comunque del suo spirito mai domo, è riuscito a limitare i danni e a conservare un ottimo vantaggio in vista delle Alpi, le montagne che sanciranno chi sarà il padrone di questa Grande Boucle. Fatto sta che “Loulou” ha mostrato i primi segnali di cedimento dopo 14 tappe dove si è dimsostrato sostanzialmente invulnerabile e, non essendo supportato da una squadra in grado di supportarlo al meglio nelle salite che arriveranno, ciò che Julian è chiamato a portare a termine assume sempre più i contorni di una Mission Impossible.

La storia del ciclismo ci dice che l’accoppiata Milano-Sanremo e Tour nello stesso è quanto mai difficile e improbabile, a testimonianza della portata dell’impresa che Julian Alaphilippe sta cercando di portare a compimento.

A suo favore, invece, questa statistica: l’ultimo francese ad aver vestito per almeno 11 giorni il simbolo del primato alla Grande Boucle è stato Bernard Hinault nel 1985, data del più recente trionfo transalpino al Tour de France.

A prescindere da quale sarà il suo piazzamento finale domenica sui Campi Elisi, a 27 anni Alaphilippe ha raggiunto una nuova e unica dimensione: competitivo negli sprint ristretti, numero 1 assoluto su arrivi in cima a degli strappi, performante su quasi tutte le classiche ( presto lo vedremo anche al Lombardia? ), uno dei migliori discesisti del pianeta, capace di superarsi nelle prove contro il tempo, e adesso si scopre un corridore in grado di poter lottare per la vittoria di un Grande Giro.

Di corridore del genere ne sono esistiti davvero pochi: riuscire ad esserlo nel ciclismo di oggi è un ulteriore merito non di poco conto.

Comunque vada questo Tour, il futuro sorride a Julian Alaphilippe e alla sua Francia.

Nato e cresciuto con la passione per lo sport.
La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino.
Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente.

Qui per provare a raccontarvi le emozioni che lo sport ci regala ogni giorno.

Michele Moretti
Nato e cresciuto con la passione per lo sport. La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino. Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente. Qui per provare a raccontarvi le emozioni che lo sport ci regala ogni giorno.

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