Calcio

Riparte la caccia al tricolore. Viaggio tra le squadre protagoniste della Serie A 2019/20.

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Finalmente l’attesa è terminata. Nel fine settimana il calcio italiano riaprirà i battenti dopo il lungo e ansioso restyling estivo. La Serie A è pronta a ripartire e a tenerci compagnia fino al prossimo mese di maggio. Le ultime amichevoli e i primi turni di Coppa Italia hanno permesso a dodici squadre del massimo campionato di approcciarsi ai ritmi e alla concentrazione che richiedono le competizioni ufficiali; tredici contando il Torino alle prese con i preliminari di Europa League. A differenza della maggior parte dei Top 5 campionati europei, in Italia la stagione non debutta con la Supercoppa nazionale in quanto in programma ormai da diversi anni tra dicembre e gennaio.

Saranno i Campioni d’Italia della Juventus ad occuparsi del taglio ufficiale del nastro che darà il via al torneo: questa sera alle ore 18, presso lo Stadio Tardini, i bianconeri inizieranno la caccia al nono titolo consecutivo sul campo del Parma. Poche ore dopo toccherà al Napoli misurarsi con le proprie ambizioni di grandezza e con la nuova Fiorentina made in USA. Domenica altre due big in passerella: il Milan, desideroso di gettare le basi per un futuro vincente, sarà di scena in quel di Udine mentre la nuova Roma del portoghese Paulo Fonseca ospiterà un Genoa con assoluta voglia di rivalsa. Completerà il programma il Monday night tra la rinnovata Inter di Antonio Conte e il neopromosso Lecce, assoluta sorpresa della scorsa Serie B.

I club si riaffacciano al campionato con tante novità sia in panchina sia in campo; alcuni completamente rivoluzionati, altri affidandosi alle solite certezze. Il calciomercato ancora aperto rappresenta senza dubbio una variabile impazzita non di poco conto, soprattutto per quanto riguarda i movimenti in entrata e in uscita di giocatori in grado di spostare gli equilibri. Per tale motivo le prime due giornate saranno importanti ma poco indicative sull’andamento nell’arco della stagione e sulle prospettive delle squadre. Non mancheranno invece le motivazioni e la curiosità di addetti ai lavori e tifosi che, tra abbonamenti rinnovati e poltrone sistemate di fronte agli schermi, attendono solo il fischio d’inizio della nuova e speriamo avvincente Serie A 2019/20.

Obiettivo e sogni Scudetto.

Nuova stagione vecchia favorita. Per l’ottava annata di fila la squadra da battere sarà la Juventus. L’enorme e qualitativo parco giocatori a disposizione pone i bianconeri al di sopra di tutte. La differenza consiste nel più evidente cambio di filosofia calcistica negli ultimi anni: Maurizio Sarri rappresenta infatti una svolta tattica imponente utile soprattutto ad avvicinare il club, attraverso il gioco, alle rivali in campo internazionale. L’ex allenatore del Chelsea necessiterà di tempo per mettere in moto la sua macchina perfetta e in questo senso le speranze delle dirette rivali potrebbero diventare realtà con un inizio stentato della truppa guidata da Cristiano Ronaldo. Con l’acquisto del giovane ma già esperto Matthijs de Ligt il reparto difensivo si arricchisce di un elemento di primissimo piano; l’asse Manchester-Torino ha coinvolto due terzini destri ossia Cancelo e Danilo piuttosto speculari come caratteristiche. Come da abitudine non sono mancati gli innesti a parametro zero: Aaron Ramsey e Adrien Rabiot donano nuova linfa ad un centrocampo che appare ancora qualche gradino più in basso rispetto alle altre big d’Europa.

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Maurizio Sarri assiste ad una seduta di allenamento alla Continassa. ©juventusfc, Twitter

Carlo Ancelotti è pronto a lanciare il guanto di sfida ai Campioni d’Italia dopo il primo anno di lavoro e di studio della creatura a disposizione. Il Napoli nel corso del calciomercato non ha subito un ridimensionamento, ma anzi il patron De Laurentiis ha finalmente messo mano al portafogli per regalare al suo allenatore alcuni elementi in grado di fare la differenza. Kostas Manolas  ne è l’esempio più lampante, il greco ex leader difensivo della Roma affiancato all’imponenza di Koulibaly promette almeno sulla carta di far dormire sogni tranquilli a Meret. In mediana il giovane macedone Elmas potrebbe ritagliarsi nel corso dei mesi un discreto spazio; mentre sugli esterni il messicano Hirving Lozano violerà diversi perimetri avversari. Il salto di qualità è atteso nella figura del centravanti: se Milik dovesse almeno riconfermare il bottino di reti messo a segno la scorsa stagione non ci saranno problemi; in caso contrario la ricerca al momento infruttuosa di un attaccante di razza come Mauro Icardi sarà sinonimo di rimpianti.

L’Inter di Antonio Conte è attesa da una stagione con molteplici aspettative. La scelta del tecnico che diede il via all’egemonia bianconera rappresenta infatti un evidente marchio di qualità e di relativa immediatezza sul progetto Suning che come compito principale avrà l’obbligo di colmare il gap con le prime due della classe. Anche in questo caso la via sarà tutt’altro che scontata in quanto il nuovo modulo e i relativi interpreti necessiteranno di lavoro. Gli illustri addii di Perisic e Nainggolan hanno lasciato qualche perplessità scacciata quasi simultaneamente dai nuovi acquisti: in difesa Diego Godin non necessita di presentazioni, a parlare per l’ex capitano dell’Atletico Madrid è il ricco curriculum. A centrocampo sventola la bandiera tricolore con gli innesti di Stefano Sensi e di Niccolò Barella; il credo dell’ex CT della Nazionale trova fondamenta sugli esterni, con Valentino Lazaro e Cristiano Biraghi non dovrebbero mancare gli apporti nelle due metà campo. Infine l’attacco: con il rebus Icardi ancora da risolvere, a vestire la maglia numero nove sarà Romelu Lukaku desiderio mai celato da parte di Conte già ai tempi del Chelsea. Al suo fianco si potrebbe concretizzare il ritorno in Italia del “Nino Maravilla” Alexis Sanchez, anche lui da separato in casa con il Manchester United.

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Romelu Lukaku e Antonio Conte immortalati insieme ad Appiano Gentile. ©Inter, Twitter

Parola d’ordine: Champions League.

Chi invece è da considerarsi ormai parte attiva al tavolo delle grandi è l’incredibile Atalanta di Gian Piero Gasperini. In sole tre stagioni il tecnico, sostenuto da una visionaria proprietà, ha rivoluzionato le aspettative e gli obiettivi del club bergamasco: dalla salvezza all’Europa. La clamorosa e storica qualificazione in Champions League ha chiuso il primo capitolo di un progetto fondato sul settore giovanile e sullo stile di gioco paragonabile come ritmo e intensità a quello d’oltremanica. L’impegno in campo internazionale potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: se da un lato l’entusiasmo della piazza e la volontà di giocarsela a viso aperto possono trascinare il gruppo verso una nuova impresa, dall’altro la dissuetudine al doppio impegno può sottrarre energie preziose a livello fisico e mentale concedendo qualcosa in campionato. Dal mercato sono arrivati due ottimi acquisti: il colombiano Luis Muriel che insieme a Ilicic, Zapata e Gomez completa un reparto scoppiettante e l’esperto difensore ex Liverpool Martin Skrtel; mentre il probabile innesto dell’ultim’ora di Diego Laxalt dona nuova stamina sugli esterni. Il tutto mentre lo stadio di casa, il Gewiss Stadium, sta cambiando forma a tempo di record con l’iniziale ristrutturazione della curva Nord; un ulteriore passo fondamentale per il definitivo salto in paradiso.

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La squadra bergamasca festeggia la storica qualificazione in Champions League. ©Atalanta_BC, Twitter

Le ambizioni di un ritorno ai vertici vanno di pari passo al programma societario e tecnico del Milan di Marco Giampaolo; reo di aver ricevuto il privilegio e la responsabilità di accompagnare il progetto rossonero alla definitiva consacrazione, attraverso una filosofia di gioco che da tempo non si vedeva in quel di Milanello. L’esclusione dall’Europa League concordata con la UEFA ha permesso al fondo Elliott di mantenere alcune stelle della squadra come Donnarumma senza doverle sacrificare in nome del Fair Play Finanziario; consentendo inoltre l’aggiunta di innesti funzionali e promettenti. Il talentuoso attaccante portoghese Rafael Leao rappresenta un potenziale top nel panorama europeo. Con la vittoria da assoluto protagonista della Coppa d’Africa, Ismael Bennacer ha dato ulteriore dimostrazione delle sue abilità da centrocampista moderno. La freccia a sinistra di Theo Hernandez consentirà uno sviluppo dell’azione interessante sulle fasce, d’altronde la considerevole investitura di Paolo Maldini fa già sognare i tifosi. Leo Duarte e Rade Krunic arricchiscono la rosa e seppur partendo almeno inizialmente dietro nelle gerarchie si riveleranno utili nei rispettivi compiti. La ricerca di una seconda punta rapida e di movimento risulta ancora incompleta, con il nome di Angel Correa sempre nel mirino. La partenza da libro cuore del fedelissimo Cutrone ha aperto una romantica ferita che solo il tempo sarà in grado di chiudere.

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Marco Giampaolo sorride con Paolo Maldini al Centro Sportivo di Milanello. ©acmilan, Twitter

La bufera abbattutasi ad inizio estate su Trigoria ha creato disagi e malumori intorno al mondo giallorosso. La frattura tra società e tifosi si è ampliata con l’esilio di due bandiere come Totti e De Rossi, simboli e ritratti della Roma nell’ultimo ventennio. Si riparte da un nuovo tecnico: Paulo Fonseca rappresenta una lieta aria di rinnovamento accompagnato dalla curiosità nel vederlo all’opera su una panchina italiana. Il portoghese ha subito riscontrato fiducia e apprezzamento da parte dei giocatori, entusiasti della proposta calcistica dell’ex Shakhtar Donetsk. Anche in quest’occasione il calciomercato ha rivoluzionato per buona parte la rosa: l’illustre cessione di Manolas non è da sottovalutare nonostante l’arrivo di Gianluca Mancini e quello possibile di Daniele Rugani dalla Juventus, in un reparto che parlerà sempre più italiano con Leonardo Spinazzola e Davide Zappacosta sulle corsie. Il deludente Olsen ha fatto posto a Pau Lopez, ex portiere del Real Betis. In mediana Jordan Veretout e Amadou Diawara abbinano forza e qualità. La perdita di El Shaarawy, miglior marcatore della passata stagione, consentirà maggior spazio all’estro di Kluivert. L’operazione maggiormente degna di nota è sicuramente la permanenza tutt’altro che scontata del faro offensivo Edin Dzeko, pronto a caricarsi sulle spalle l’intero gruppo in direzione Champions.

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Il saluto tra Edin Dzeko e Paulo Fonseca. ©OfficialASRoma, Twitter

Tra le grandi la squadra ad aver cambiato di meno, affidandosi a significative certezze, è la Lazio. Simone Inzaghi dopo aver conquistato la Coppa Italia ha resistito alle avances provenienti da alcuni club, forte della volontà di compiere il passo decisivo per i biancocelesti: la conquista di un posto nell’Europa che conta. Si riparte dagli stessi interpreti con l’aggiunta della saetta Manuel Lazzari come quinto di centrocampo; identikit perfetto nello scacchiere ideato dal tecnico piacentino. Anche quest’estate Milinkovic-Savic partirà la prossima: il classico tormentone legato alla figura del serbo non ha risparmiato nessuno; Manchester United e Juventus sono rimaste ferme a semplici interessamenti prima di virare con forza su altri obiettivi a causa di discorsi tecnici e delle richieste del presidente Lotito. Il sogno chiamato Champions League resta molto difficile da concretizzare ma le aquile ci proveranno fino all’ultimo.

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L’esterno Manuel Lazzari in azione. ©OfficialSSLazio, Twitter

Corsa all’Europa League.

Compattezza e continuità nel segno di Walter Mazzarri. Sono questi i punti di forza a rendere il Torino una reale mina vagante nelle zone alte di classifica. La solidità difensiva fatta registrare nella scorsa stagione è degna di nota e la sensazione è che far crollare il muro eretto da Izzo, Nkoulou e Sirigu sarà arduo. I gol del ritrovato Belotti saranno essenziali in una squadra con determinate caratteristiche fisiche e di recupero palla. La grande incognita è rappresentata dall’entrata o meno nella prossima Europa League: la doppia sfida con gli inglesi del Wolverhampton si prevede ricca di insidie, ragion per cui l’approdo alla fase a gironi risulta in bilico. L’andamento del preliminare condizionerà inevitabilmente in un senso o nell’altro le ultime settimane di mercato, congiuntamente al dosaggio delle energie da spendere nell’arco dell’intera annata.

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Il “Gallo” Andrea Belotti alza la cresta in occasione di un gol. ©TorinoFC_1906, Twitter

Born in the USA. Slogan della nuova Fiorentina a stelle e strisce dopo diciassette anni di presidenza Della Valle. Rocco Commisso debutta con forza nel panorama calcistico italiano attraverso un programma che dovrà riportare i viola in zone più consone della classifica dimenticando ad ogni costo la salvezza ottenuta all’ultima giornata qualche mese fa. La squadra è stata oggetto di accurata restaurazione: in porta il ruolo è stato affidato al rientrante Dragowski mentre l’ingaggio di Pol Lirola coprirà il buco del terzino destro permettendo così a Milenkovic di tornare in posizione centrale. Dal lato opposto l’imminente cessione di Biraghi necessiterà un obbligato intervento in entrata con il nome del brasiliano Dalbert che prende quota. A centrocampo Badelj e Pulgar colmano la necessità del regista, con il cileno indiziato numero uno a trasformarsi in mezzala. Sul fronte offensivo la permanenza a tratti forzata di Chiesa, si completa all’incredibile acquisto di Franck Ribery. Il francese ex Bayern Monaco dall’alto della sua classe ed esperienza rappresenterà un leader tecnico e temperamentale in un gruppo molto giovane; da capire con quali motivazioni arriverà e lo stato della sua condizione fisica. Kevin Prince Boateng infine aggiunge ulteriore imprevedibilità e curiosità intorno alla rinnovata realtà fiorentina. A Montella il compito di amalgamare tutti questi ingredienti in modo da gettare le basi per il futuro.

La terra di mezzo.

La Sampdoria del post ciclo Giampaolo ha optato sulle capacità e sulla voglia di rivalsa di Eusebio Di Francesco, volenteroso di rimettersi in pista dopo l’esperienza romana composta da picchi altissimi, come la semifinale di Champions, e incredibili cadute come la rumorosa uscita di scena dalla Coppa Italia conseguente ai sette gol incassati a Firenze. L’ex allenatore del Sassuolo con in valigia il canonico 4-3-3 donerà ai blucerchiati uno stile di gioco completamente diverso da quello del suo predecessore. L’estate movimentata dalla trattativa tra Ferrero e la cordata rappresentata da Gianluca Vialli, valida per la cessione della società, ha creato malumore nella tifoseria e anche il mercato ne ha subito in parte le conseguenze. Le remunerative cessioni di Andersen e Praet facevano presagire ad imminenti investimenti di spessore, fino a questo momento non del tutto materializzati. Jason Murillo aumenterà la qualità in difesa e il fantasista argentino Gonzalo Maroni non sarà una semplice comparsa; ma allo stesso tempo appaiono evidenti le carenze di alternative a centrocampo e sugli esterni offensivi. Si tenterà di terminare nella parte sinistra della graduatoria puntando magari a qualcosa di più, aggrappandosi al fiuto del gol dell’eterno Quagliarella.

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Eusebio Di Francesco durante il match di Coppa Italia contro il Crotone. ©sampdoria, Twitter

Restando nella città della lanterna, risulta piuttosto impossibile non buttare un occhio sull’interessante progetto Genoa firmato Aurelio Andreazzoli. Il tecnico toscano, dopo aver sfiorato la salvezza con l’Empoli, ha giustamente ottenuto la chance di sedersi su una panchina rinomata. Anche i rossoblu devono obbligatoriamente lasciarsi alle spalle la tremenda stagione 2018/19 culminata con il quartultimo posto a pari merito. La campagna acquisti ha permesso la costruzione di una rosa funzionale e di spessore come dimostrano le firme dell’ex rossonero Cristian Zapata, degli esterni Antonio Barreca e Marko Pajac, del trequartista Riccardo Saponara e del giovane centravanti Andrea Pinamonti. Ma la copertina è tutta per Lasse Shöne, colpo ad effetto di Preziosi che si è assicurato non solo un’iniezione di maturità, ma anche uno dei migliori artisti mondiali sui calci piazzati. Se il presidente resisterà alla solita tentazione di smobilitare i pezzi pregiati a gennaio, il Grifone potrà puntare alle prime dieci classificate.

Un intero popolo che sogna in grande. Il Cagliari e la sua gente, nell’anno del centesimo anniversario dalla fondazione, sono pronti a regalarsi un’annata ricca di soddisfazioni. La cessione del figliol prodigo Barella aveva tutta l’aria di un sofferto ridimensionamento; quest’ultimo accaduto ma nel verso opposto. Il clamoroso ritorno di Radja Nainggolan permette infatti un inevitabile salto di qualità non solo ad un reparto che ha visto accogliere Marko Rog e l’uruguaiano Nahitan Nandez ma a tutta la squadra. Il centrocampo si presenta con un potenziale e una profondità di scelte quantomeno da Europa. Persistono le incognite legate ai centrali di difesa e al partner di Pavoletti non ancora individuato, ma i rossoblu si candidano al ruolo di sorpresa.

Il Sassuolo di De Zerbi, al suo secondo mandato in Emilia, può contare su una metodologia di lavoro e di schemi memorizzati che potrebbero rivelarsi ideali punti di forza dei neroverdi. Per tentare di risolvere il problema del gol, palesato nel recente passato, è stato prelevato Francesco Caputo; in mezzo al campo lo spagnolo Pedro Obiang porta in dote fisico e qualità. Per rivitalizzare del tutto la zona mediana in seguito alla cessione di Sensi, il giovanissimo Hamed Junior Traorè potrà continuare il suo percorso di crescita in un ambiente ideale. Le partenze di Lirola, Demiral e Boateng sono state necessarie pur togliendo rilevanti riferimenti tecnici. L’assenza di un leader difensivo dovrà risolversi negli ultimi giorni di trattative.

Vietato fermarsi.

Il Bologna rientra nella cerchia di club che come obiettivo primario dovranno occuparsi della conferma di uno slot in Serie A e solo conseguentemente puntare alla scalata di qualche posizione. Una seconda parte di stagione condita da una media punti europea: riparte da qui il percorso tracciato da Sinisa Mihajlovic alle prese con problemi ben più gravi delle scelte tattiche. Il principale asterisco sull’andamento riguarda proprio l’assenza a bordo campo del condottiero serbo: riuscirà il gruppo a restare a galla al primo impatto con le inevitabili difficoltà? Il calciomercato ha tracciato una linea verde con l’acquisizione di alcuni talenti davvero interessanti, su tutti il giapponese Tomiyasu e l’esterno danese Skov Olsen indicato dalla UEFA nella lista dei 50 giovani più promettenti in circolazione. Il fresco addio del faro di centrocampo Pulgar lascia un preoccupante vuoto nel roster felsineo.

Lo scorso anno il prestigioso ritorno nella massima serie conquistata con la tripla promozione, ora il momento della conferma. Il Parma ha ottenuto una salvezza tutto sommato tranquilla intrecciandosi con i programmi societari, nonostante sia incappato in alcuni sali e scendi degni delle più note montagne russe. Roberto D’Aversa avrà il compito di non fermarsi ad osservare le cadute avversarie provando a dettare un ritmo più continuo ai ducali. Sul fronte offensivo la freschezza di Yann Karamoh troverà terreno fertile con le conferme di Inglese e di Gervinho, a completamento di un tridente dalla velocità micidiale. Lavori in corso invece per quanto concerne le corsie arretrate: a destra Vincent Laurini vorrà riscattarsi dalla negativa parentesi viola, mentre a sinistra il ruolo di titolare attende ancora la sua assegnazione, con Giuseppe Pezzella in standby da giugno.

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Roberto Inglese e Gervinho intenti a festeggiare in occasione di un gol. ©1913parmacalcio, Twitter

La continuità come punto focale anche dalle parti di Ferrara. Mister Semplici, direttore d’orchestra di una doppia e meritata salvezza che in pochi avrebbero ipotizzato alla vigilia, riparte da una SPAL con un paio di certezze in meno: il decatleta Lazzari e il roccioso Bonifazi hanno salutato la compagnia destando qualche perplessità in quanto non adeguatamente sostituiti. Le necessità di un portiere di esperienza e di una seconda punta in appoggio a Petagna, sono state rispettivamente ovviate dagli sbarchi di Etrit Berisha e Federico Di Francesco. Per evitare di precipitare occorrerà non voltare lo sguardo in direzione della zona rossa.

Si salvi chi può!

La nostalgia delle notti europee deve inevitabilmente passare il testimone alla cruda realtà: la talentuosa e spettacolare Udinese di diverse stagioni fa ha completato la sua trasformazione in squadra dai forti tratti pragmatici. L’incubo retrocessione negli ultimi tempi ha turbato parecchi sogni dalle parti della Dacia Arena e un mercato poco convincente non ha certo restituito serenità ai tifosi. Il centrocampista Mato Jajalo e il bomber macedone Ilija Nestorovski, prelevati in seguito all’esclusione del Palermo dal campionato cadetto, non possono certamente bastare. Gran parte delle fortune, se non addirittura tutte, passeranno dai piedi e dalla fantasia di Rodrigo De Paul che, nonostante le continue voci di un suo trasferimento al momento non concretizzato, avrà la responsabilità di trascinare i bianconeri lontani da acque pericolose. La conferma di Igor Tudor in panchina potrebbe rivelarsi una sostanziale ancora di salvezza utile a non ritrovarsi inguaiati nelle ultime giornate.

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Il fantasista argentino Rodrigo De Paul. ©Udinese_1896, Twitter

Otto anni dopo è di nuovo Serie A per il Brescia. Il club del noto presidente Massimo Cellino, dopo aver dominato la scena nella categoria inferiore, si ripresenta con entusiasmo a questa nuova avventura. La piazza avrà presto a disposizione uno Stadio Rigamonti fortemente rinnovato dall’aumento della capienza fino a circa 19.000 posti e dall’avvicinamento delle curve al terreno di gioco in pieno stile british. Il promettente regista Sandro Tonali, alla sua prima esperienza nel massimo campionato, dovrà già caricarsi il centrocampo sulle spalle realizzando così l’idea tattica di Eugenio Corini. Ma la principale scommessa intrigante del torneo, e di conseguenza della zona bassa di classifica, è senza dubbio l’acquisto di Mario Balotelli, alle prese con l’ultima possibilità della sua mai fiorita carriera. L’attaccante porta con sé entusiasmo, spettacolo e gol, volenteroso di difendere i colori della sua città per conquistarsi la Nazionale.

Un meraviglioso doppio salto di categoria per ritrovarsi nell’attico del calcio italiano. La sorpresa della scorsa Serie B combacia con il Lecce di Fabio Liverani, riaffacciatosi con grande fiducia sul palcoscenico più rinomato. La trepidante attesa di un’intera città è stata incrementata dal record di abbonamenti allo Stadio Via Del Mare, arma incandescente nelle partite casalinghe. Tra i pali si rivede il brasiliano Gabriel, ex meterora rossonera; in difesa Rispoli e Rossettini incrementano una vitale esperienza. I movimenti più interessanti hanno coinvolto il reparto offensivo: Gianluca Lapadula e Diego Farias, se combinati insieme, potrebbero risolvere diverse situazioni di stallo, abbinate alla presenza di La Mantia miglior marcatore dei salentini nel precedente torneo. I giallorossi tenteranno di restare aggrappati al treno salvezza fino all’ultimo.

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Uno scorcio della calorosa Curva Nord occupata dai tifosi leccesi. ©Lecce_official, Twitter

Ambizioni e speranze da coltivare su un terreno poco adatto ad essere concimato. L’Hellas Verona, in seguito alla concitata finale playoff con i vicini di casa del Cittadella, sbarca in prima divisione con la sensazione di non dover disfare totalmente i bagagli. La squadra affidata a Ivan Juric è stata rinforzata con qualche elemento di esperienza come Salvatore Bocchetti, Miguel Veloso ed Emmanuel Agyemang Badu, tutti giocatori ormai abituati al contesto. Ma un attacco a dir poco incompleto di un vero e proprio punto di riferimento, sia in termini realizzativi che di leadership, creerà diverse criticità nel lungo periodo. L’obiettivo per gli scaligeri sarà di nuotare quanto più vicino alla riva senza allontanarsi troppo.

Giorgio Dolci

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