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#BarSportVS: US Open 2019

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L’ultimo Slam della stagione tennistica è giunto a conclusione. Noi abbiamo discusso sui temi più caldi dello US Open, dopo un torneo davvero intenso con non pochi colpi di scenna. Il tutto in un nuovo numero di #BarSportVS. Lo schema è molto semplice: ad ogni domanda rispondono più membri della redazione di Vita Sportiva, proprio come un gruppo di amici seduti ad un tavolino di un bar. Buona lettura!

Questo anno hanno vinto 4 tennisti diverse i quattro Slam! Quanto è equilibrato il tennis femminile oggi rispetto a 5 6 anni fa, quando la scena la prendevano le sorelle Williams?

SIMONE (@TheCap98): Decisamente di più. L’equilibrio nel circuito WTA è tangibile; ad oggi nessuna giocatrice domina totalmente su nessuna superficie. A differenza di come si possa credere, questo ha portato un innalzamento del livello medio, con un bilanciamento del talento che regala match combattuti, lottati, ed – appunto – equilibrati anche tra la N°1 e la N°30 del mondo. Come ogni dittatura sportiva, il regno delle Williams – di Serena in particolar modo – aveva soffocato la competizione nei piani altissimi della classifica, ma ora la bagarre è serrata. Vedremo nei prossimi anni cosa succederà. Chissà, magari dopo l’era dei Fab anche l’ATP sarà un arena dove si lotta ad armi quasi pari.

VINCENZO (@Enzobruno9): Ormai da qualche anno in campo femminile c’è grande equilibrio. Questa è la terza stagione consecutiva in cui i 4 tornei slam vengono vinti da 4 tenniste diverse, mai successo prima. Ma c’è di più: questi stessi 12 slam degli ultimi tre anni sono stati vinti da ben 10 tenniste differenti. A ulteriore riprova di questo equilibrio, c’è l’alternarsi costante in vetta alla classifica WTA.
Il trono lasciato vuoto da Serena non ha ancora una padrona, non avendo al momento trovato nella generazione di Halep, Pliskova, Muguruza, tenniste con la dovuta continuità. Adesso ci sono alcune giovanissime che sembrano poterlo prendere e tenerselo stretto. Prime tra tutte le carnefici della Williams nelle ultime due finali degli US Open, Bianca Andreescu e Naomi Osaka, ma anche Ashleigh Barty, attuale numero 1 e campionessa del Roland Garros.
Molti vedono questa fase di equilibrio come un livellamento verso il basso, invece rende tutto più interessante e potrebbe essere l’inizio di qualche bella nuova rivalità nei prossimi anni.

GIUSEPPE (@realpeppons): L’equilibrio nel circuito WTA è dato più che altro da un abbassamento di livello. Oggi le prime 25/30 del ranking possono tutte vincere uno Slam. Basti pensare alla Muguruza, potenziale fenomeno, scesa oltre la venticinquesima posizione mondiale. La Halep molto bene sul rosso e sull’erba ma sul cemento fatica, discorso opposto per la Osaka. La Barty ha un gioco molto old style, ma non ha il talento di una Henin, tanto per citarne una della generazione Williams. Pliskova e Svitolina negli Slam bene a metà. Insomma, si spera che Andreescu possa prendere il posto delle dominatrici della prima decade e mezzo degli anni 2000 e Bencic si tenga alla larga dagli infortuni. Con loro due potremmo avere un bel dualismo ai vertici. E occhio alla Anisimova. Si farà la ragazza adesso che ha un angelo custode in più dal cielo a proteggerla.

La finale di Medvedev potrebbe vedere sulla scena finalmente uno di “nuova generazione” con continuità rispetto a Tsitsipas e Zverev per citarne due?

GIUSEPPE: Medvedev ha fatto qualcosa di difficilmente replicabile nel circuito ATP. 4 finali sul cemento americano delle USOpenSeries compreso Flushing Meadows. Washington-Canada-Cincinnati e appunto New York ne fanno di lui un possibile numero 1 da qui ai prossimi 12 mesi. Lui sembra il più pronto dei “Next Gen”, soprattutto negli Slam. Anche se, c’è da dire, che Tsitsipas ha pagato l’inizio di stagione folgorante con la semi in Australia e un’altra serie di vittorie che lo hanno issato costantemente tra i primi 8. Zverev invece paga una testa non proprio sgombra che non lo fa rendere al meglio negli appuntamenti che contano. Mi piace molto anche Khachanov, che come Medvedev ha un’etica di lavoro molto solida. E speriamo di aggiungere a questi il nostro Matteo Berrettini. Ormai pronto al definitivo salto di qualità a 23 anni. In attesa degli Auger Aliassime e dei, speriamo, Sinner!

AGOSTINO (@agostinodangel4): La finale di Medvedev non è frutto di una casualità. Già negli ultimi due mesi è andato in crescendo vincendo il suo primo Masters1000 e battendo il numero uno Djokovic. Per sfortuna sua ha trovato Nadal in finale ma averlo portato al quinto set non è da tutti. Ha una forza mentale che lo porterà ad essere primo tra qualche anno. Rispetto al tedesco e al greco sembra che abbia un equilibrio più solido nell’affrontare il match. Tsitsipas e Zverev non sono da meno, ma ci metterei la mano sul fuoco che nella finale di domenica i due avrebbero riscontrato sofferenza nel secondo set. Penso che il russo abbia tutte le carte in regola per dominare fin da subito. Federer, Nadal e Djokovic permettendo? No, già dai prossimi impegni.

LEONARDO (@AretinoLeonardo): La finale Slam è solo l’ultimo straordinario atto di un’estate che ha definitivamente lanciato il russo, regalando al circuito ATP un talento già pronto a battersi per i titoli più prestigiosi. La peculiarità di Medvedev è proprio questa sua continuità e solidità mentale e fisica che però finora non è stata ritrovata negli altri tennisti “New Gen”.
Sicuramente Medvedev ha una storia diversa rispetto agli altri e, al contrario dei sopracitati Zverev e Tsitsipas, non ha avuto un inizio di carriera da star o da futuro numero uno:
gli è stato concesso il tempo di prepararsi senza forzature o pressioni varie.
Questo suo exploit possiamo dire che arrivi quindi al momento giusto, nel pieno sviluppo della sua crescita sportiva e mentale.
Ciò però non toglie che anche gli altri giovanissimi talenti, categoria nella quale rientrano per forza gli stessi Zverev (classe ’97) e Tsitsipas (’98) piuttosto che uno Shapovalov, non riescano a scrollarsi di dosso le pressioni e a giocare a tennis seguendo il proprio percorso e la propria crescita, senza influenze.
Una New Gen esiste.
Manca ancora poco al salto definitivo.

Il 2019 sta per chiudersi con Fognini vincitore di uno Masters1000, la sorpresa Fabbiano, la costanza di Berrettini, il declino di Cecchinato e la crescita di Sinner.
Come sta crescendo il tennis italiano al momento e chi potrebbe essere il più continuo dei 5?

AGOSTINO: Il più continuo sarà Berrettini, non lo dico solo per circostanza ma perché sta dimostrando come lavorando sodo i risultati arrivano. In campo è molto disciplinato e di lui non si sente mai nulla fuori dal terreno di gioco. Secondo me potrà superare Fognini da subito anche se a livello di talento e forza Il “Fogna” è superiore a tutti, ma i suoi problemi fisici potrebbero mettersi d’ostacolo.
Cecchinato purtroppo non riesce ad uscire da un periodo negativo. Da primi 20 del ranking ad uscire dai primi 50. Un po’ troppo per un tennista che fino all’anno scorso giocava la semifinale del Roland Garros. Potrà dire la sua ma al momento la vedo dura. Prima o poi ne uscirà e chiuderà tra i primi 30 almeno.
Sinner è una crescita continua e affronta i match a viso aperto. Grazie all’amicizia con Federer potrà arrivare in alto. Non posso sbilanciarmi ma credo che in futuro sarà lì, insieme agli eredi dei magnifici tre. Fabbiano deve fare la sua carriera come sa fare. È sempre ostico da affrontare e continuando così potrà prendersi nuovi applausi.
Sono d’accordo con il mio amico collega che dice che i nostri tennisti devono crescere con tranquillità.

VINCENZO: Il tennis maschile italiano negli ultimi due anni ha fatto registrare risultati importanti che sono solo la punta dell’iceberg della crescita dell’intero movimento, che piazza 7 giocatori in top 100, di cui 2 in top 15, e ben 16 nei primi 200.
Chi ha trainato per anni continua a non mollare, come Seppi e Lorenzi, mentre da dietro arrivano a farsi notare settimana dopo settimana i vari Sonego, Travaglia, Fabbiano.
In un momento nero, invece, quel Marco Cecchinato che l’anno scorso si era spinto fino alla semifinale del Roland Garros. E poi ci sono le punte.
Fabio Fognini è il talento più puro e sta vivendo la sua miglior stagione a 32 anni: vittoria al Master 1000 di Montecarlo e ingresso in top 10. La continuità negli slam non è mai stata il suo forte, ma potrà regalare ancora qualche exploit.
Matteo Berrettini, invece, ha già vissuto una semifinale slam e raggiunto la top 15 a 23 anni. Al romano sembra non mancare nulla per vivere una carriera da top 10 e, chissà, puntare a vincere un titolo slam che all’Italia maschile manca da 43 anni.
Menzione speciale per i due giovanissimi talenti del futuro, Lorenzo Musetti e Jannik Sinner. Hanno già fatto parlare di loro, ma bisogna lasciare che crescano senza troppe pressioni e senza bruciare le tappe.

LEONARDO: Sicuramente non è stata un’annata come le altre per il tennis nostrano, dopo troppo tempo di (poche) luci e (molte) ombre. Dal punto di vista dei risultati, infatti, questo 2019 è andato ben oltre le premesse: non solo l’impresa di Fognini e la scalata fenomenale di Berrettini, ma anche la crescita esponenziale di Jannik Sinner oltre al consolidamento di Sonego, passando all’entusiasmo di giocatori sempre presenti come lo stesso Fabbiano fino a Lorenzi e Caruso; unica pecca la discesa di Cecchinato, che deve tornare a giocare con la mente sgombra dimenticandosi gli elogi di un anno fa così come le critiche degli ultimi mesi. Dal punto di vista prettamente sportivo, molti sono i talentini in rampa di lancio: oltre a Sinner ci sono molti altri giovani (a partire da Musetti) pronti a misurarsi con i piani alti, a dimostrazione del fatto che dal punto di vista tecnico e di formazione non ci manca nulla per tornare a competere del tutto. Nonostante questo la base di partenza è comunque importante e, rispondendo alla domanda, non c’è dubbio che il più continuo e brillante potrà essere quel Matteo Berrettini che, pur essendo un classe ’96, ha già fatto vedere giocate da tennista completo mostrando al tempo stesso grandi margini per crescere ancora e chissà, elevarsi un giorno nella ristretta cerchia dei campioni.

Come mai Serena Williams che non riesce a raggiungere il record di Slam? Solo un caso o sente la pressione e va in difficoltà?

MICHELE (@MichelediVince6): A prescindere da ció che riserverà noi il futuro, Serena Williams resterà a lungo la Regina di questo sport. L’ultimo sassolino da togliersi dalla scarpa pare ormai essere quella maledizione dello Slam 24. Ebbene sì Serena al rientro dalla gravidanza in maniera del tutto stratosferica ha partecipato a 4 finali Slam, perdendole tutte. Probabilmente l’essere ad un passo dalla Storia con la S maiuscola crea anche in lei un pó di pressione. Infatti dopo uno US Open condotto in maniera così diligente, non ci spieghiamo il motivo del calo contro Andreescu. Tutti quei gratuiti e doppi falli fatti in finale non sono errori da lei, ma soprattutto non sono errori di una persona tranquilla. A caccia della serenità perduta.

MARCO (@MZoran83): Serena Williams è considerata la migliore tennista di tutti i tempi. Dotata di forza fisica e mentale ha vinto tutto e di tutto su ogni tipo di superficie, in singolare e in doppio. 23 sono i suoi Slam vinti, a uno solo di distanza dal record di Margaret Smith Court. Ma da quando il record è nell’obiettivo qualcosa è cambiato nella tennista statunitense quando arriva a giocarsi la finale. La sicurezza che la contraddistingue sparisce e a tratti sembra in balia dell’avversaria. Come visto nell’ultimo US Open contro la Andreescu, insicura poi decisa e vincente quando è troppo tardi. La causa è ignota, però magari la pressione di vincere e raggiungere un record storico la blocca. Anche perchè nei turni precedenti le finali il suo tennis si vede. L’onda giovane delle tenniste si fa sentire, ma Serena ha fatto la storia del tennis e un record così importante lo meriterebbe. Il tempo passa ma uno Slam è ancora alla sua portata.

SIMONE: Difficile dirlo con esattezza, possiamo solamente ipotizzare. Le quattro sconfitte sono maturate contro giocatrici incredibilmente valide tatticamente, tecnicamente ed a livello puramente tennistico; su questo non c’è da discutere. È impossibile, però, non notare la patina di tensione e pressione che accompagna gli ultimi atti finali di Serena. Azzardo più una pressione personale che mediatica, con il 24º Slam – record che appartiene a Margaret Court – diventato ormai un tabù che appare impossibile da smontare. Ci riproverà, poco ma sicuro, e credo anche che riuscirà nel suo intento.

Rafa Nadal ha vinto il suo quarto US Open e 19esimo Slam totale, ad un solo Major dal record di Roger Federer, tre in più di Nole Djokovic. Alla luce di ciò che si è visto sul cemento nordamericano, quali credete siano le prospettive a breve-medio termine dei 3 grandi?

MICHELE: Questo US Open ci ha fatto capire che lentamente i Big3 si stanno anche loro ‘umanizzando’. Il tempo purtroppo scorre e pian piano ne stanno pagando il conto. Novak e Roger sono usciti piuttosto malconci da Flushing Meadows, mentre Nadal, nonostante il successo finale, ha dato segni di difficoltà fisiche. Infatti mai in carriera avevamo visto il maiorchino faticare più del suo avversario. Per sua fortuna le energie mentali sono esplosive come un tempo. Dei tre mostri sacri del tennis il più in forma pare essere proprio Rafa, ormai ripreso appieno dagli infortuni. Sono 5 i successi di Nadal una volta varcata la soglia dei 30 anni, più degli altri due suoi celebri colleghi. Questo è sintomo di come Rafa riesca a resistere al passare degli anni. Tuttavia se i tre fenomeni tornano al 100 % della forma fisica, per la tanto sponsorizzata NextGen continueranno ad essere tempi duri. É ancora troppo ampio il gap per immaginare un successo che non sia targato Djokovic, Federer e Nadal. Gli unici a rappresentare vere insidie possono essere Medvedev sul cemento e Thiem sul rosso, ma salvo sorprese clamorose, vinceranno sempre i signori da 55 Slam in tre per almeno altri 1-2 anni.

MARCO: Djokovic, Nadal e Federer, tre tennisti che hanno riscritto la storia del tennis. Sfide epiche, indimenticabili che resteranno impresse nella memoria degli appassionati di tennis. Da anni stanno imponendo la loro legge, ma il tempo passa anche per loro e qualcosa potrebbe cambiare. Federer il meno giovane dei tre continua a giocare un tennis sublime, ma gli acciacchi sono dietro l’angolo. Portare a casa un altro Slam, l’ennesimo, sembra impresa quasi impossibile, anche se Re Roger ci ha abituati a imprese degne del campione che è. Resta da vedere la tenuta fisica e quali tornei riuscirà a giocare. Magari saltare la terra per concentrarsi sui tornei sul cemento e sull’erba. Nadal ha passato un periodo difficile qualche tempo fa, ma ora sembra il più in forma tra i tre. La rincorsa al record degli Slam lo motiverà ancora di più, comunque facendo attenzione alle ginocchia che lo infastidiscono sempre. Per lui tutte le superfici sono idonee anche se la terra è il suo vero fiore all’occhiello, e quindi Rolland Garros e perchè no provare a dire la sua anche a Wimbledon. Djokovic si è ritirato all’US Open per l’infortunio alla spalla. Anche lui alla rincorsa del record di Slam, il campione numero uno del mondo deve far fronte all’ennesimo acciacco. Un problema che non si sa per quanto lo terrà fuori. Anni fa il gomito, che l’aveva fatto uscire dai top 10 e ora la spalla. Se sarà pronto per la prossima stragione di sicuro inseguirà ogni Slam, su qualsiasi superficie. Ma dovrà anche saper dosare lo sforzo. Il numero uno è il suo pane ma il record di Slam lo farebbe entrare nella srotia del tennis ancor più di quanto lo sia già ora. Questi tre fenomeni ci faranno divertire, e speriamo che si ritirino il più tardi possibile.

GIUSEPPE: Rafael Nadal è un fenomeno signori. Non sono certo io a venirvelo a ricordare. Uno con quel corpo, con quello stile di gioco e con tutti gli infortuni subiti (ricordiamo la tendinite cronica), se ancora a 33 anni è lì a giocarsela è perché di talento e voglia ne ha in quantità industriale. Nadal è ancora ben lontano dal volersi ritirare, così come Djokovic. Federer, ahitutti, è ormai sul lento, ma inesorabile, viale del tramonto. Ciò non toglie il volerci riprovare a Wimbledon il prossimo anno. Credo che i primi due, altri 3 anni ad altissimi livelli li faranno. Nadal sul rosso subirà l’ira funesta del folletto austriaco Thiem? Djokovic sul cemento riuscirà a parare i colpi di Medvedev? E sull’erba quelli di Tsitsipas? Ci sono 12 Slam in tre stagioni, e fidatevi, almeno i primi due, non resteranno fermi per molto a 19 e 16…

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