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De’Andre Hunter, è davvero arrivato il momento NBA per il talento di Virginia?

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De’Andre Hunter è uno di quei giocatori che acquisisce sicurezza sul parquet partita dopo partita e non sembra voler indietreggiare di un centimetro quando si tratta di lottare per la vittoria. Con quel fisico già sviluppato e pronto per l’NBA (201 cm, 102 kg), l’ala dei Cavaliers ha giocato fino ad ora una seconda stagione all’altezza delle aspettative. Dopo l’anno da redshirt freshman, in cui Virginia ha chiuso con una brutta prestazione al primo turno del torneo, in questa stagione la squadra di Tony Bennett si ripresenterà alle Final Four più motivata che mai, essendo anche una delle favorite.

Il numero 12 degli ‘Hoos è riconosciuto da tutti come uno dei migliori difensori della conference, se non dell’intera NCAA. La sua versatilità gli permette di non soffrire né in post contro gli attaccanti a centro area, né sul perimetro in caso di cambi difensivi sulle guardie. Grazie alla wingspan riesce quasi sempre a disturbare gli avversari, mentre la parte superiore del corpo assorbe molto bene i contatti quando è necessario.

Riguardo la fase offensiva invece la situazione è un po’ diversa. Resta un giocatore pericoloso in diverse situazioni quello non lo mettiamo sicuramente in discussione però, non è un giocatore troppo capace di creare situazioni favorevoli per i compagni. Nelle situazioni di spot-up o catch and shoot è letale, mentre prima di arrivare in NBA dovrà migliorare il ball-handling( controllo di palla).

15.2 punti, 5.4 rimbalzi e 2.0 assist di media per partita sono il rullino di marcia di questa stagione; molto efficiente come tiratore (47.4% da tre punti nel 2018-19) anche se ancora un po troppo meccanico. Quando va dritto-per-dritto al ferro riesce a segnare di puro atletismo, mentre dal midrange prende buone decisioni e spesso si sente in fiducia. Si tratta di uno giocatore che sa segnare in tutti i modi, ma in nessuno di questi possiamo dire che sia particolarmente letale.

In generale, De’Andre Hunter è un giocatore che dovrà lavorare su tutto il suo gioco offensivo se vorrà diventare uno dei migliori giocatori NBA, le carte in regola ci sono ora spetta tutto a lui.

 

La Redazione
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