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L’interViSta – Una chiacchierata sulla bicicletta con Silvio Martinello

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“L’interViSta” è il contenitore nel quale potete trovare le storie, i racconti e i pareri legati all’attualità e non solo di atleti, giornalisti ed esponenti del mondo dello sport.

Quante volte abbiamo sentito o esclamato: “Hai voluto la bicicletta, adesso pedala” per sottolineare che realizzare i propri progetti costa impegno e fatica? Ci sarebbe andata meglio in Germania dove l’equivalente viene espresso con “Die suppe ausoffeln, die man sich eingebrockt hat” (finisci a cucchiaiate la zuppa in cui hai sbriciolato il pane), quanto meno in questo caso saremmo rimasti comodamente seduti a tavola e con la pancia piena. Il detto italiano, peraltro ripreso dalla sigla di Girosera ’96 cantata da Marco Pantani, evidenzia come la bicicletta e la fatica sia un connubio naturale.
E’ innegabile che Silvio Martinello, dopo aver ricevuto la bicicletta a tredici anni, sia uno che nella vita abbia pedalato. Solo a quarant’anni ha appeso la bicicletta al chiodo, dopo una carriera piena di successi, tra cui l’oro olimpico su pista colto ad Atlanta ’96.

Silvio Martinello alle olimpiadi di Atlanta ’96 © Facebook

Silvio ci raggiunge gentilmente per una chiacchierata via Skype. Gli chiediamo dei suoi esordi e ci racconta che come molti ragazzini inizialmente si era dedicato al calcio, sport che segue tutt’ora, e che solo successivamente, dopo aver fatto amicizia con un ragazzo toscano, Gerardo Lucchini, trasferitosi vicino a casa sua e che già correva in bicicletta, si interessò al ciclismo. A tredici anni Silvio cominciò a correre nella squadra di Domenico Morello, che aveva una bottega di biciclette a Padova: la bottega esiste ancora ma i figli, che gestiscono ora il negozio, si interessano prevalentemente di Triathlon. L’avvio di carriera fu tutt’altro che semplice per l’atleta padovano, sorridendo ci spiega: “mi andava in fuga il gruppo”, che è un modo evocativo per indicare la difficoltà di un corridore a portare la bicicletta fino al traguardo. Insomma, che si dovesse pedalare e fare fatica gli fu chiaro fin da subito.
Nonostante i primi insuccessi la determinazione del giovane Silvio lo portò a proseguire l’impegno, con velato rammarico del padre che, come molti genitori anche oggi, spendeva parte del proprio weekend per accompagnare il figlio alle competizioni sportive. Al secondo anno nella categoria allievi cominciarono ad arrivare i successi, e questi successi gli consentirono di passare juniores nella gloriosa squadra Ciclisti Padovani. Crediamo che dopo tutti i fine settimana spesi a portare il giovane Silvio a gare in cui faticava ad arrivare col gruppo, il primo a essere soddisfatto fu proprio il padre.
I ragazzi che praticano sport a livello agonistico si trovano di fronte alla non semplice questione di conciliare l’impegno sportivo con i doveri scolastici. Silvio Martinello ha studiato al liceo classico, ma nell’ultimo anno ha rinunciato agli studi per dedicarsi completamente allo sport. A posteriori ritiene che sia stato un errore rinunciare al titolo di studio a pochi mesi dalla maturità, anzi, ci confida che se uno dei suoi figli avesse deciso di emulare la sua scelta lo avrebbe certamente sconsigliato. Alla giovane età di diciassette anni aveva deciso di vivere il ciclismo da professionista, una scelta coraggiosa, probabilmente avventata. Gli chiediamo un parere se la situazione degli studenti-atleti sia migliorata rispetto ai suoi tempi, oggi infatti vi sono degli strumenti che, almeno sulla carta, dovrebbero agevolarli. Silvio aggrotta un po’ le sopracciglia e commenta: “non credo sia migliorata moltissimo”. Con molto pragmatismo ci spiega che sovente avviene che lo studente sportivo venga percepito dal corpo docente come uno scansafatiche. E’ quindi, a suo parere, demandato alla mentalità di presidi e docenti saper dare l’opportunità ai ragazzi di poter sostenere i doveri didattici: tenendo conto dell’impegno e della durata degli allenamenti di un giovane ciclista occorre che da parte della scuola ci sia la volontà di dare la possibilità al ragazzo, o alla ragazza, di completare il percorso di studi e mantenere l’impegno agonistico.

Parlando dei ragazzi, discutiamo con Silvio del fatto che il ciclismo tra i giovani è uno sport poco praticato. Bmx, ciclocross hanno dei buoni numeri, “la flessione innegabile è del ciclismo su strada”, ci dice e sottolinea come la bicicletta sia un mezzo “antichissimo e moderno”. L’utilizzo della bicicletta nella vita quotidiana fa bene alla salute, ma oggi giorno c’è un evidente problema di sicurezza sulle strade. L’automobile oggigiorno viene utilizzata eccessivamente, anche per piccoli spostamenti: dall’andare dal panettiere all’accompagnare i bambini a scuola. Del resto, aggiungiamo noi, non sono passati molti anni dal tormentone “El ga el Suv” che ironizzava su un certo modo di utilizzare i SUV, tormentone peraltro lanciato per la campagna pubblicitaria di SUV di piccola taglia: insomma si criticava le auto per venderne altre. Negli ultimi anni si è parlato tanto di politiche green e sono spuntate in molti paesi le piste ciclabili, occorre però considerare, sottolinea giustamente Silvio, che la pista ciclabile ha senso all’interno di un progetto di valorizzazione degli spostamenti sulle due ruote. Una striscia bianca per terra non è una ciclabile: una pittura rupestre non tiene lontano le automobili e non garantisce la sicurezza dei ciclisti; in più spesso ci si trova di fronte a ciclabili che scompaiono al confine tra due comuni. Occorre progettualità negli investimenti per creare un contesto adatto alla mobilità in bicicletta: soprattutto per cambiare le abitudini. Il bonus bicicletta di quest’anno rischia a nostro parere di aver prodotto una “moda dell’estate 2020” e Silvio conferma: “occorreva strutturarlo diversamente per poter innescare una svolta nelle abitudini delle persone”. L’incentivo poteva essere mirato a incentivare l’utilizzo della bicicletta ad esempio da parte dei pendolari, sostiene l’atleta. Più persone che si spostano in bicicletta per andare al lavoro, oltre a fare bene alla salute di chi la utilizza, significherebbe anche decongestionare il traffico delle città. In quest’ottica l’e-bike risulta certamente più adeguata alle esigenze di chi la utilizzerebbe per recarsi al lavoro, senza dimenticare che si sta sviluppando anche un settore, quello dei rider, che la bici la utilizza come strumento di lavoro. Per incentivare i pendolari occorrerebbe però incentivare le aziende a predisporre degli spazi appositi per il mezzo, perché si sa, come dice Caparezza, “credo nell’onestà … ma la bici l’attacco, quattro catene troverò un posto per metterle”. Silvio sottolinea che ci sarà, grazie al recovery fund, la possibilità di fare investimenti: in questo momento l’Italia ha certamente molte priorità urgenti, la bicicletta potrebbe essere però un progetto in cui investire in quanto la salute degli stessi cittadini ne trarrebbe beneficio.

© Urban-live.com

Concludiamo la nostra chiacchierata con Silvio, facendo riferimento alla sua attuale candidatura a presidente della Federazione Ciclistica Italiana. Un impegno che, ci spiega, ha scelto di affrontare solo nel momento in cui ha potuto presentarsi preparato per gli incarichi e approfondire tutti quegli insiemi di regole e statuti in cui si muovono gli organi istituzionali del mondo del pedale. Ha presentato la candidatura prima di affrontare il Giro d’Italia con la radio, con cui attualmente collabora dopo che si è conclusa la collaborazione con Raisport. Il Giro, ci dice, gli ha dato la possibilità di incontrare le persone delle diverse realtà del nostro paese, di sedersi al tavolo con loro, “con la gente nostrana senza boria né buriana” direbbe Zucchero. Dal canto nostro possiamo solo augurargli una buona riuscita nei suoi progetti: il suo approccio pragmatico su come mettere a terra progetti e soluzioni per il mondo del pedale faranno sicuramente bene al mondo del ciclismo italiano.

 

Immagine in evidenza: ©Atletico

Riccardo Avigo

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