Calcio

Ciao Paolo… anzi, ciao Pablito

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Il 9 Dicembre, al tramonto di un anno da dimenticare, gli appassionati di calcio italiano si sono svegliati più soli perché Paolo Rossi li ha lasciati. Li ha lasciati in silenzio, con discrezione, in conformità al suo modo di fare in vita. La sua a dir poco roboante carriera ha sembrato avergli fatto il dispetto di metterlo sotto i riflettori; ma si sa, i riflettori non possono scansare i grandi e Paolo è stato, anzi, è non un grande, un grandissimo.

I suoi vari infortuni hanno fatto sì che avesse una carriera relativamente breve, interrotta a soli trent’anni, giocando in serie A dalla stagione 1977/78 fino alla stagione 1986/87 (periodo oltretutto intervallato da due anni di squalifica). Quindi ha calcato i campi della massima serie solo otto anni, ma in quei pochi anni ha avuto il tempo di vincere, oltre a due scudetti e due Coppe Italia, un Campionato del Mondo, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea. A tutto ciò aggiungiamo titoli personali come un titolo di capocannoniere del campionato di serie A, uno di capocannoniere del Campionato Mondiale, miglior giocatore dello stesso mondiale, un titolo di capocannoniere in Coppa dei Campioni e un Pallone d’Oro. Da questi semplicissimi dati possiamo dedurre come il nostro Paolino abbia trasformato in oro ciò che ha toccato. Insomma, a dispetto del suo carattere riservato, in quei dieci anni Paolo ha sempre fatto parlare molto di sé, nel bene, semplicemente realizzandosi nel suo mestiere, e suo malgrado, nel male, subendo una squalifica di due anni, proprio quando la sua carriera stava raggiungendo l’apice. Apice che sarà solamente rimandato da questo spiacevole incidente di percorso.

Arriva in serie A con il Lanerossi Vicenza, guidato da Giambattista Fabbri, nella stagione 1977/78, dopo aver contribuito con 21 gol (che gli sono valsi la vittoria del titolo di capocannoniere) alla promozione dei veneti.

L’impatto con la massima serie è da urlo. Si aggiudica il titolo di capocannoniere con 24 gol e con la sua squadra si piazza al secondo posto dietro la corazzata Juventus. Forse agli occhi dei più giovani arrivare a vincere la classifica dei cannonieri della serie A con 24 gol può apparire una cosa non certo eccezionale, ma è da tenere presente innanzitutto che le partite erano trenta e non trentotto, e che la vittoria valeva due punti. Facile dedurre che ne conseguiva un modo di giocare molto meno offensivo, in quanto il pareggio era molto più pesante. Infatti se prendiamo, ad esempio, proprio il Campionato di cui stiamo parlando, la media gol è stata di 2,13 a partita in confronto a 3,04 dell’ultimo Campionato disputato. Questo per spiegare la portata dell’impresa di Paolo Rossi, oltretutto esordiente nel “Gotha” del nostro calcio. La stessa stagione culmina con la convocazione per i mondiali in Argentina, giocati non solo da titolare inamovibile, ma anche da protagonista, con tre gol segnati che contribuiscono al sorprendente quarto posto della giovane nazionale di Enzo Bearzot, per la quale comunque il bello deve ancora venire.

Sorridente con il suo mentore Giambattista Fabbri. rep.repubblica.it

La stagione successiva, 1978/79, Paolo segna 15 reti che però non evitano una inopinata retrocessione in Serie B del suo Lanerossi Vicenza. A quel punto, con la sua squadra in serie cadetta, si scatena una furiosa asta per arrivare al suo cartellino. Asta vinta dall’ambizioso Perugia allenato da Ilario Castagner, che lo scelse per fare un decisivo salto di qualità, arrivando da un grande Campionato chiuso senza sconfitte al secondo posto dietro al Milan.

Con la maglia del Perugia. glieroidelcalcio.com

Purtroppo quella stagione,1979/80, si rivela un incubo, non tanto per il suo rendimento (15 gol in campionato), quanto per il suo coinvolgimento in una brutta faccenda di calcio-scommesse, che gli costa due anni di squalifica. Un provvedimento che ha sempre lasciato moltissimi dubbi, perché avvenuto in seguito al solito processo sportivo lampo: l’accusa che gli viene attribuita è di aver truccato la partita Avellino-Perugia, e come prova a suffragio viene portato un brevissimo dialogo avvenuto con persone coinvolte in un giro di scommesse clandestine, persone presentategli dal compagno di squadra Della Martira. Un po’ poco per togliere dalle scene calcistiche un ragazzo nel fiore della sua carriera. Ma Paolo, nonostante la sensazione di aver subito una gravissima ingiustizia, non fa pubblicamente tragedie e si dedica al lavoro nell’ambito dell’abbigliamento sportivo, in attesa fiducioso della fine della sua “purga”: ed ha ragione ad attendere con fiducia perché la squadra che decide di puntare su di lui al suo rientro è nientemeno che la Juventus di Giovanni Trapattoni.

Con la maglia della Juventus cominciano ad arrivare i trofei. juvelive.it

Fa in tempo a rientrare per le ultime tre partite di campionato della stagione 1981/82, la quale termina con lo scudetto dei bianconeri, ma soprattutto con la dimostrazione di fiducia incondizionata di Enzo Bearzot. Quest’ultimo, nonostante i due anni di inattività e lo stupore degli addetti ai lavori e non, lo convoca per i mondiali in Spagna.

Le prime tre partite del Mondiale sembrano non ripagare tale cieca fiducia, perché Paolo in campo è un oggetto misterioso e i due anni di assenza dai campi di gioco sembrano farsi sentire. La Nazionale passa comunque con grande fatica al girone successivo. Nella prima partita batte i campioni uscenti dell’Argentina; in questa pur grande partita dei nostri giocatori, in Paolo si nota solo un lieve miglioramento, che non basterebbe assolutamente a battere sei giorni dopo il favoritissimo Brasile, a cui oltretutto sarebbe sufficiente un pareggio per andare a giocarsi la semifinale contro la Polonia. Tutti pensano che finalmente Bearzot si renderà conto di aver perso la scommessa.

Questo però per fortuna non avviene perché quel 5 luglio 1982, insieme alla storia del calcio italiano, cambia anche la storia di Paolo Rossi: al minuto cinque di quella decisiva sfida sfrutta un perfetto cross dalla sinistra di Cabrini e con un preciso colpo di testa manda la palla all’angolino destro basso dell’immobile portiere Brasiliano, portando in vantaggio l’Italia. Ma non finisce qua perché al minuto venticinque, pochi minuti dopo il momentaneo pareggio dei nostri avversari, si accorge che nella propria trequarti, il carioca Junior sta aspettando un po’ troppo passivamente un passaggio morbido di Cerezo. Così, Rossi, con uno scatto felino si impossessa della palla, va rapidissimo verso il portiere avversario fulminandolo e portando gli azzurri sul due a uno. E’ ufficiale: Paolino Rossi è tornato, ma non pensate che possa finire qua perché al minuto ventinove del secondo tempo, appena sei minuti dopo la doccia fredda del pareggio brasiliano, spiazza ancora il portiere, raccogliendo sotto porta un tiro di Tardelli da fuori area destinato sul fondo: è il gol della qualificazione alla semifinale, un traguardo a cui nessuno in Italia osava neanche sperare.

Il primo gol segnato nella storica partita col Brasile. tuttocalcio360.altervista.org

Se diciamo “Paolo Rossi”, l’immaginazione di tutti va subito alla tripletta contro Zico e Compagni, alla sua partita capolavoro. Di conseguenza la sua doppietta nel due a zero in semifinale alla Polonia e il gol che sblocca il risultato nella finalissima vinta contro la Germania li facciamo passare inconsapevolmente in secondo piano, ma, se torniamo in noi, realizziamo che Paolo in tre partite ha segnato sei gol di una pesantezza incredibile, portandoci sul tetto del mondo. Dopo quel mondiale nessuno lo chiamerà più Paolo Rossi perché da quell’indimenticabile 11 luglio 1982 sarà per sempre “Pablito”.

Paolo Rossi sarà Pablito anche la stagione successiva 1982/83 quando con la Juventus vincerà la classifica dei cannonieri in Coppa dei Campioni (per una strana ma bellissima coincidenza con sei reti). Sarà Pablito anche quando vincerà di nuovo lo scudetto e la Coppa delle Coppe con la Juventus nella stagione 1983/84 e quando la stagione successiva 1984/85 vincerà, sempre con la Juventus, la Supercoppa Europea e quella Coppa dei Campioni vinta nell’orribile cornice della strage dell’Heysel.

Sarà Pablito anche quando nel 1985 passerà al Milan, cominciando la sua fase in discesa, lo sarà anche quando sarà portato da Enzo Bearzot, più per riconoscenza che per meriti tecnici, ai fallimentari mondiali del 1986 in Messico; sarà Pablito nella sua ultima anonima stagione 1986/87 al Verona e lo sarà anche quando diventerà un abile e simpaticissimo opinionista in TV per Rai, Mediaset e Sky.

Nei panni di opinionista allo Juventus Stadium. start-news.it

Parleremo sempre di Pablito e non perché lui lo voglia, ma perché oramai ha commesso l'”errore” di far parlare di sé con la cosa che sapeva fare meglio: i gol importanti, i gol vincenti, e per questo parleremo sempre di lui. Anche se avremmo fatto volentieri a meno di parlarne quel maledetto 9 Dicembre, quando ci ha lasciato in silenzio, quel silenzio che lo ha sempre caratterizzato. Un silenzio rotto solamente dai suoi gol che hanno fatto sognare e continueranno per sempre a far sognare un’intera generazione.

Buon viaggio Pablito e grazie di tutto.

Stefano Baldini
Classe 1970, toscano di Capannoli, provincia di Pisa, laureato in lingue e letterature straniere a Pisa, alla tenera età di 38 anni ho sposato una torinese e mi sono trasferito a Torino. Ho fatto l'Arbitro, il calciatore e l'allenatore e da quando ho tre anni mangio pane e sport. Amo leggere, scrivere e discutere di sport. Il calcio è il mio sport principale ma adoro anche Basket, Tennis, Atletica, Nuoto e Volley.

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