Calcio

Come il Viareggio è diventato il Viareggio

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1947. L’Italia, devastata da 6 anni di combattimenti vuole ripartire e voltare pagina, in particolare a Viareggio dei giovani sportivi, guidati da Torquato Bresciani, vogliono dare ai loro coetanei un modo per fuggire dalle incertezze che i tempi impongo: nasce così il CGC – centro giovani sportivi di Viareggio – una società polisportiva che comprende al suo interno ben cinque sezioni: calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica ed hockey su pista (eccellenza sportiva del sodalizio). 

Inizialmente i giovani viareggini pensano ad un torneo che dia la possibilità ai vari bar locali di confrontarsi in una sorta di festa rionale, tanto che il primo trionfo è del Bar Lencioni che si aggiudica il torneo battendo 3-0 il Bar Fattore. Dall’anno successivo si inizia a fare sul serio, con ben dieci quadre iscritte, il torneo che ancora oggi conosciamo apre ufficialmente i battenti. In rappresentanza italiana ben sette club: Sampdoria, Livorno, Lucchese, Esperia Viareggio, Fiorentina, Lazio e Milan che in finale batterà proprio gli aquilotti per aggiudicarsi il primo “vero” trionfo allo Stadio dei Pini. Il nome di spicco di questa prima, embrionale, edizione è quello del difensore viola Sergio Cervato, che in futuro avrebbe collezionato oltre 400 presenze in Serie A e si sarebbe cucito per tre volte il tricolore sul petto.                                                                         Nell’edizione del 1950 fa il suo ingresso sulla scena un uomo chiave per la ricostruzione del calcio italiano nel dopoguerra, Fulvio Bernardini (calciatore di Lazio, Inter e Roma ad inizio secolo) – infatti – porta la Roma (debuttante nel torneo) in finale contro la Sampdoria; con quell’esperienza Fuffo inizierà una carriera in panchina che lo porterà a vincere due scudetti nella massima serie con Fiorentina e Bologna.

Il torneo acquista prestigio ed importanza tanto che le partite non vengo più disputate solo sul “centrale” Stadio dei Pini ma anche su altri campi sparsi per la Toscana. La Coppa Carnevale attira sempre più squadre e sempre più tifosi vogliono conoscere gli idoli di domani già dai loro anni nelle giovanili, nel 1954 la RAI coglie la palla al balzo e trasmette il secondo tempo della finale (Lanerossi Vicenza 2 Juventus 1).

Nel 1970, l’Italia è chiamata alla prova del nove, dopo aver organizzato e vinto gli Europei del 1968 gli Azzurri stanno partendo per il Messico per tentare di riconquistare la Coppa Rimet dopo oltre trent’anni di digiuno. La spedizione azzurra si concluderà come sappiamo – partita memorabile all’Azteca e poi quattro sberle da Pelè e compagni – ma ci da l’idea di come il Viareggio sia entrato nel tessuto calcistico del nostro paese, gran parte della formazione titolare di quel mondiale era entrata nello Stadio dei Pini qualche primavera addietro: Mazzola, Boninsegna, Facchetti e Zoff (anche se nel 1970 era la riserva di Albertosi) sono i migliori esempi. 

Con il nuovo decennio (1970-1980) cresce una generazione che sarà destinata a far di nuovo grande l’Italia del calcio, è in questi anni che si forma l’ossatura per la squadra che andrà a sollevare la coppa del mondo in Spagna nel 1982. Le sfide in quegli anni potevano vedere contrapposti il Milan di Baresi e Collovati alla Juventus di Paolo Rossi o ancora la Fiorentina di Antognoni e Guerini alla Roma di Bruno Conti e Di Bartolomei, e che dire del derby tutto nerazzurro fra l’Inter di Oriali e l’Atalanta di Scirea? Un’autentica epoca d’oro per il Torneo del Carnevale. 

Gli anni 80 ci regalano 4 trionfi del Toro ma sopratutto l’apparizione del Divin Codino Roberto Baggio, che nel 1986, nonostante sia ormai stabilmente in prima squadra (pur avendo 19 anni, un’età da primavera), si concede di giocare il Viareggio, Roby porta la Fiorentina fino alla semifinale persa per 1-0 contro l’Inter, autentica dominatrice del torneo con un solo gol subito. In quegli stessi anni venne per la prima volta in Italia, un ragazzino che giocava in attacco con la maglia numero 7 del River Plate, il suo nome era Gabriel Omar Batistuta. Anni, questi, di debutti importanti anche sulle panchine visto che Fabio Capello e Arrigo Sacchi iniziarono le loro ventennali carriere proprio in queste edizioni.

I mondiali del 1990 organizzati in casa portano le squadre partecipanti a 24 e, come per le edizioni degli anni ’70, ci aiutano a capire chi potrà essere all’altezza di rappresentare l’Italia nelle competizioni future. Nesta e Di Vaio sono gli alfieri della Lazio, Del Piero segna il golden gol -inserito quell’anno – che consente alla Juventus di prevalere 3-2 sulla Fiorentina nell’edizione del 1994. Totti e Vieri si sfidano nel quarto di finale che vede protagoniste Roma e Torino, si fa notare anche il portiere del Parma – Gianluigi Buffon – che nel 1996 subisce appena due gol, uno dei quali in finale contro il Brescia di Andrea Pirlo. Anche questa volta il futuro della nazionale sembra assicurato. 

Nell’ultimo ventennio lo Stadio dei Pini ha visto sfidarsi giocatori che già da diverse stagioni calcano i campi di Serie A come: Immobile, Cristante (vincitori di un Golden boy – premio assegnato dalle maggiori testate giornalistiche – a testa), Bernardeschi e Insigne o ancora Saponara e Iago Falque. Ed ex calciatori che stanno muovendo i primi passi come allenatori: D’Agostino e Paolo Cannavaro su tutti. Nell’odierna edizione sono pronte ai blocchi di partenza 40 squadre da tutto il mondo, chi riuscirà ad alzare la Coppa Carnevale? 

Niccolò Frangipani

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