Calcio

Essere Maurizio Sarri: odio o amore in base al vento che soffia

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Tre sconfitte e tre pareggi in ventitré partite per la compagine di Maurizio Sarri, di cui due nel nuovo anno, rispettivamente nella trasferta di Napoli e nell’ultima di Verona. Due sconfitte, figlie della mancanza del gioco, di pochi tiri nello specchio della porta, inserendo in una nota importante anche le due prestazioni perfette delle avversarie.

Insomma, per battere questa Juventus bisogna essere perfetti. E’ il concetto che hanno pensato in molti dopo la prima sconfitta stagionale all’Olimpico contro la Lazio ma qualche giorno dopo, rieccoci nella Supercoppa. Dinanzi, sempre una buona Lazio, capace di mettere al tappeto una Juventus stanca e senza idee, a parte qualche guizzo di Ronaldo. Dopo quelle due sconfitte, nel nuovo anno le premesse erano tante. La partenza non è male, è semplicemente da Juventus: vittoria scacciante contro un Cagliari in calo evidente. Le conferme pian piano vengono fuori e il famigerato gioco sembrava aver preso forma sotto l’effetto del tridente delle meraviglie composto dagli argentini Dybala e Higuain e il fenomeno Cristiano Ronaldo. Tutto molto bello e come al solito i bianconeri non deludevano le attese: cambio di allenatore, pazienza, gioco innovativo, sarriball e un tridente da sogno. Tutto questo racchiuso dal concetto di essere vincenti in tutto con la capacità di uscire e rispondere sempre alle critiche quando capita quella partita negativa su cento positive.

Le difficoltà, forse piccolezze, erano sempre le stesse: gioco lento e macchinoso, sofferenza totale in alcuni momenti della partita e leziosità in area di rigore o in altre aree pericolose del campo. La sfida con il Parma ad esempio. Solite aspettative per una macchina da guerra che dovrebbe in teoria annientare tutti e solita prestazione con il minimo sforzo. Il Parma di D’Aversa è una squadra tosta e di certo non regala punti per strada. Si presenta allo Stadium con la giusta determinazione ma è la banda Sarri ad uscire dal guscio dello studio del match con il solito Ronaldo in uno stato di grazia. La partita scorre con tranquillità e dopo l’ennesimo pareggio subito e l’ennesima rimonta completata, subentra la paura e inspiegabilmente la squadra soffre con atteggiamento provinciale. Questo match è l’emblema della Juventus di questo anno. Bellezza che mostra in pochissime occasioni, tanta sofferenza e occasioni mancate. Nonostante ciò bisogna dire che la classifica parla chiaro e la posiziona lì, davanti a tutti come ogni anno anche se questo anno ci sono più concorrenti, vedi l’Inter di Conte e la fantastica Lazio di Inzaghi. In Champions finora si è dimostrato un cammino perfetto. Cosa possiamo sottolineare? I dettagli, le prestazioni e il gioco che non ha continuità, perchè non possiamo fare altrimenti visto che è in vetta al campionato e in Champions viene spesso citata come favorita. Eppure lo scetticismo è tanto e il #Sarriout si fa presente appena può.

Siamo sul paradosso. Allegri in estate ha concluso l’avventura bianconera con un bilancio praticamente perfetto ma è stato giudicato per due finali perse, quando si sa che le finali sono una partita a se e che nelle due partite sono scaturite dinamiche particolari. Nel 2015 il Barcellona era superiore e nella notte di Cardiff son successe cose che non possono riguardare l’operato del tecnico toscano. Al suo addio si è preferito già parlare di filosofia sarriana, aspettando il giorno della consacrazione. Dopo il match contro l’Inter dove la Juve ha sfoderato l’unica prestazione di livello, tutti ma proprio tutti erano convinti fosse la svolta decisiva.

Ed ora eccoci qua, a commentare una prestazione contro il Verona, se cosi vogliamo giudicarla perchè prestazione non c’è stata. Troppi gol subiti e troppi errori. Segno che qualcosa si sta spezzando e proprio Sarri l’ha sottolineando richiamando l’attenzione e chiedendo aiuto ai senatori per risanare l’ambiente. Mentre tutto scorre in questa direzione di risanamento e di riordino della mente, c’è chi urla incitando Allegri. Stesso tifoso o sportivo che a settembre accettava volentieri il battesimo dal gioco di Sarri e giurava fedeltà al maestro che ormai sembra essere ai ferri corti con una parte del popolo bianconero.

Tutto questo con tre sconfitte in campionato. Competizione che la vede in testa. Tutto questo con un ottavo di finale conquistato con zero sconfitte. I risultati parlano, la situazione non è drammatica. Bisogna solo comprende che la colpa non è del mister bianconero se sulla fascia destra si soffre molto perchè se non gioca un “terzino adattato” si passerebbe a tre per necessità. Si parlava di rosa lunga ma la realtà dice che è cortissima. Con Higuain fuori, la punta è adattata. Con Dybala fuori, Ronaldo sembra isolato. I problemini ci sono ma non possiamo parlare di #Sarriout a febbraio, in piena corsa su tutto (anche in Coppa Italia). Questo perchè il mister ha chiesto “aiuto” e evidentemente è più lucido nel capire la situazione rispetto al tifoso di turno che gira con il cartello #Sarriout. Meglio chiedere un aiuto adesso a ridosso del periodo di fuoco che dopo, facendo finta di niente dopo queste prestazioni. Certamente, evidenziare il problema e fare un’analisi pulita dopo una non prestazione è sinonimo di saggezza, cosi come aveva dimostrato con le sue parole Antonio Conte dopo le disfatte di Champions mettendo in chiaro il problema in pubblico. Perchè se non si nascondono le difficoltà, queste prima o poi escono di scena. 

Agostino D'Angelo

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