Ciclismo

Il Lombardia 2020: foglie morte a Ferragosto

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Dalla Classicissima di primavera alla classica delle foglie morte: in una settimana si passa rispettivamente dalla prima all’ultima corsa monumento, secondo il calendario tradizionale. Ma ormai lo sappiamo tutti, questa annata è veramente strana, e compiere un salto da una “mezza stagione” all’altra nel bel mezzo dell’estate appare relativamente naturale in confronto a quanto stia accadendo in questo 2020. Dalla primavera all’autunno non solo in senso astronomico, ma anche metaforico se si tiene in considerazione l’aspetto agonistico. Il sabato precedente una fiorente Milano-Sanremo, in cui finalmente è tornato a sbocciare lo spettacolo grazie all’ennesima gemma di Wout van Aert, dopo il rigido inverno che ha portato ad una improvvisa sospensione delle corse. Sette giorni dopo una classica monumento non tanto diversamente “ingiallita” dalla natura circostante – in teoria il caldo sole di Ferragosto dovrebbe prendere il posto delle foglie – quanto invece pesantemente ingrigita dalla scarsa affluenza di big ai nastri di partenza.

Un’edizione penalizzata

Di Luca Montanari

Nonostante il fascino e il valore di uno dei cinque appuntamenti di un giorno più importanti della stagione (sei, se si tiene in considerazione anche la prova in linea dei Mondiali) la 114^ edizione de Il Lombardia è stata chiaramente snobbata dalla maggior parte dei più forti ciclisti in circolazione, ma soprattutto da quasi tutte le squadre World Tour, che hanno deciso di schierare una sorta di “formazione B”. La causa principale è la concomitanza tra la corsa in programma il giorno di Ferragosto e il Giro del Delfinato, quest’ultimo più utile in preparazione al Tour de France per coloro che hanno nel mirino il piazzamento generale. In questo modo il nuovo calendario stilato dall’UCI ha fortemente penalizzato Il Lombardia – probabilmente anche a sorpresa della stessa organizzazione internazionale – il cui tracciato è favorevole agli scalatori come in nessun’altra monumento. Al di là delle polemiche per la realizzazione di un programma che finora sta avvantaggiando l’ente organizzatore francese, bisogna comunque dare merito all’ASO per aver stravolto il percorso in conformità alle esigenze dei corridori: cinque tappe tutte di montagna, eliminate le cronometro ed esclusa qualunque possibilità per le ruote veloci. Ne giova anche lo spettacolo.

Nonostante ciò, restano ulteriori e altrettanto validi motivi per seguire Il Lombardia 2020. Quello che all’apparenza viene visto come un difetto senza precedenti nella storia ultracentenaria della classica delle foglie morte, può essere rigirato come un pregio in quanto la rende ancora più incerta rispetto alle edizioni precedenti. Nomi nuovi, alcuni messi all’oscuro gli scorsi anni da compagni di squadra più accreditati o altri solitamente non accostati a questa corsa, hanno alle porte una delle possibilità più grandi della carriera, che potrebbe stravolgere immediatamente il futuro e farli passare alla storia.

Una scalata divina

Di Marco D’Onorio

Quella che da Bellagio porta alla Madonna del Ghisallo (8,5 km al 6,2%, max 14%) è una scalata divina. Si parte dalle sponde del lago di Como e si arriva sul più celebre dei diversi santuari dedicati al ciclismo in Europa. Santuario non è un’espressione metaforica, perché la chiesa posta sul punto più alto del Colle del Ghisallo è un luogo di culto, meta di pellegrinaggio di tantissimi cicloamatori. L’edificio religioso risale al 1623 e nel 1949, su iniziativa di Don Ermelindo Viganò (per quarant’anni parroco di Magreglio, il comune della frazione di Ghisallo), Papa Pio XII nominò la Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti. Onorificenza conseguita dopo che una grande fiaccola di bronzo benedetta dal Papa fu portata dalla Basilica di San Pietro al Santuario da una staffetta di ciclisti e gli ultimi due furono Gino Bartali e Fausto Coppi. E proprio nel piazzale davanti la chiesa sono posti i loro busti in bronzo, al lato invece si trova il “Monumento al ciclista”, opera in bronzo di Elio Ponti realizzata nel 1973. All’interno sulle pareti sono appese le bici e le maglie dei più celebri campioni di questo sport, oltre le insegne di molte Società e Federazioni ciclistiche. Di fronte il Santuario si trova il “Museo del ciclismo”, istituito per conservare i numerosi cimeli che non trovavano più posto nella chiesa.

Inoltre magico è il suono delle campane durante il passaggio dei corridori davanti la chiesa con il popolo del ciclismo a bordo strada, in un’atmosfera di festa unica. Da sempre sul Colle del Ghisallo si comincia a comprendere “chi ha la gamba” per far bene, prima di tuffarsi in discesa e poi affrontare il durissimo Muro di Sormano.

Osservati speciali

Di Marco D’Onorio

Tra i corridori partecipanti, inutile negarlo, al centro dell’attenzione ci sarà Remco Evenepoel, il quale esordisce in una Monumento e farlo nel listino dei favoriti è una cosa più unica che rara. Un 2020 finora strabiliante per il giovane fenomeno belga e, viene da dire, con il Coronavirus come unico rivale. Lascerà tutti a bocca aperta anche sulle strade de Il Lombardia? Del vice-campione del mondo a cronometro torneremo a parlare dopo con una pillola statistica.

Ora concentriamoci non su un corridore, ma su una squadra: la Trek-Segafredo. La formazione statunitense è stata la più attiva nella Milano-Sanremo e nel Gran Piemonte, soprattutto con Vincenzo Nibali e Giulio Ciccone. Questi ultimi sono apparsi in buona forma, ma senza quel cambio di ritmo decisivo. Sono stati i primi a muovere il gruppo tramite le loro progressioni, lanciando però l’azione decisiva degli avversari: prima sul Poggio a Wout van Aert (Milano-Sanremo), poi a George Bennett sulle colline delle Langhe (Gran Piemonte).

Oltre ai due corridori azzurri, in casa Trek, riflettori puntati anche su Bauke Mollema. Campione in carica della “Classica delle foglie morte” (nome inappropriato quest’anno) che è consapevole di saper interpretare bene il percorso.

Attenzione a Jakob Fuglsang e Richard Carapaz, con il primo che deve riaccendersi dopo il blackout improvviso in testa alle Strade Bianche e il secondo che deve confermare le buone impressioni mostrate al Giro di Polonia. Per il finale occhi ben aperti anche per George Bennett e Aleksandr Vlasov, rispettivamente vincitori del Gran Piemonte e della Mount Ventoux Denivele Challenge. Ultima grande coppia di “osservati speciali” è composta da Maximilian Schachmann e Mathieu van der Poel, i quali condividono un terzo posto nelle ultime grandi corse di un giorno: il tedesco alla Strade Bianche, l’olandese al Gran Piemonte.

Tra statistica e pronostico

Di Gabriele Codeglia

Ventotto. Grande o piccolo, è questo il numero di giorni che separerebbe l’eventuale vittoria di Remco Evenepoel dal record di Giovanni Gerbi come più giovane di sempre a trionfare nel Giro di Lombardia. Il ciclista astigiano, classe 1885, si portò a casa la prima edizione nel lontano 1905, a 20 anni e 175 giorni. Il primo tracciato era lungo 230,5 km e il corridore della Maino lo completò in 9 ore, 13 minuti e 52 secondi, precedendo di oltre quaranta minuti Rossignoli e Ganna.
Altri tempi, come si suole dire. Tempi, usi e abitudini che, però, il giovanissimo fenomeno belga potrebbe far rivivere. Guardando infatti la speciale graduatoria, nel caso in cui Evenepoel tagliasse per primo il traguardo in riva al Lago di Como, risulterebbe il secondo più giovane a farlo nella storia de Il Lombardia, a 20 anni e 203 giorni. Andando così a scalzare il connazionale Jean-Pierre Monseré (vincitore nel 1969).

Tutte ipotesi, tutte supposizioni, ma soltanto a pensarci, già ci si esalta. La possibilità di assistere alle gesta memorabili di quello che è un talento che capita una volta ogni mezzo secolo, rende tutti in astinenza di adrenalina, a meno di cinque giorni dal via.

Immagine in evidenza: ©Il Lombardia, Twitter

La Redazione
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