Calcio

Il pallone in rosa: Italia e USA unite nella lotta per il professionismo – Parte I

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Il nuovo mondo del pallone è rosa. Il calcio femminile è entrato nelle nostre vite tra pregiudizi e nuovi entusiasmi. Con questa serie di articoli proveremo a raccontarvelo per approfondirlo o scoprirlo. Questo è il “Pallone in Rosa”. Buona lettura!

Inauguriamo la serie approfondendo la lotta per il professionismo tra Italia e Stati Uniti.

Arrivare al campionato 2021/22 con in tasca la realizzazione del sogno del professionismo per il calcio femminile è un obiettivo raggiungibile? Il recente annuncio della FIGC sul rilancio di questo complicato percorso ha avuto una discreta enfasi in queste settimane. Di fatto, qual è lo stato dell’arte?

In Italia, attualmente, sono professionistici solo quattro sport: calcio, basket, golf e ciclismo, esclusivamente per quanto riguarda il genere maschile. L’ormai nota legge 91 del 1981 definisce come professionisti “quegli atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell’ambito di discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse” rendendo quindi necessario un cambiamento nella società per ottenere quei diritti e tutele che oggi mancano per le calciatrici, garantiti invece solo a sport con notevole rilevanza economica.

Qualcosa si è finalmente mosso con l’ultima legge di bilancio, all’interno della quale  è stato inserito un emendamento che ha permesso di rimuovere l’alibi economico, su cui erano spesso basate le difese delle figure più conservatrici, attraverso un esonero contributivo fino a tre anni, dando un incentivo alla caduta di questo muro. Sarà ora compito delle federazioni, con provvedimenti autonomi, riempire quel gap che ha mantenuto allo status di dilettanti centinaia di atlete, visto che quello offerto dallo Stato è solo un primo tassello per poter costruire la strada verso il professionismo.

 

Sembra, infatti, sempre più paradossale continuare con un sistema all’interno del quale viene richiesta una vita da atleta di alto livello –  allenamenti, ritiri, trasferte e tutto il resto – senza avere un contraltare legato a tutele assicurative, piani pensionistici e quant’altro sia necessario. Il quadro, ovviamente, non può essere ritenuto completo se si pensa che il percorso impostato possa non essere sorretto dagli opportuni accorgimenti in termini di tutele giuslavoristiche, investimenti su impianti, e sostenibilità economica del sistema. Bisogna, inoltre, lavorare su una situazione  ibrida nella quale, accanto ai grandi club entrati di recente, convivono società tenute a farsi carico di diverse difficoltà economiche  e organizzative: insomma, un intero universo da ripensare e modellare.

Il problema legato al professionismo nel calcio femminile ha un eco più vasta di quanto si possa immaginare. La questione diventa infatti parte di un mosaico ancora più grande se si pensa che, dall’altra parte dell’oceano, la nazionale più iconica e titolata del mondo, gli Stati Uniti, pur avendo un profondo appeal in termini di successi e visibilità si trova tutt’ora a lottare per la ricerca della parità di diritti e salari.

La battaglia di oggi è solo l’ultima parte di un percorso, partito più di vent’anni fa, attraverso il quale le calciatrici americane puntano al pieno riconoscimento dello status professionistico, non ancora esteso di fatto a tutte le atlete. Queste richieste si scontrano, anche in questo caso, con un doppio problema: uno di tipo culturale, dovuto a una nazionale molto seguita, non accompagnata tuttavia da eguali consensi per la lega interna; l’altro di stampo più finanziario, legato alla necessità di trovare una sostenibilità economica più ampia per squadre ed atlete,  molte delle quali sono ancora costrette a cercare forme di sostegno alternativo per la propria attività. Sono poche le fortunate eccezioni.

Il percorso, in entrambi i contesti, è particolarmente sentito e sta attraversando una discussione viva e in divenire. Le prospettive potrebbero essere decisamente interessanti, considerato l’interesse generato recentemente sul grande pubblico e i media, e potrebbe dar luogo ad una vittoria sociale prima ancora che in ambito sportivo.

 

Immagine in evidenza: ©FIGCfemminile, Twitter

Salvatore Suriano
Redattore per la pagina Facebook 5-5-5 e da poco presente su VitaSportiva. Creatore principalmente di contenuti inerenti al mondo del calcio femminile, un movimento nuovo e in crescita giustamente desideroso di grande attenzione.

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