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L’interViSta: a lezione da Thomas Fabbiano, l’ammazzagrandi del tennis italiano

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Ospite della rubrica “L’interViSta”, Thomas Fabbiano. Tennista italiano che nel 2017 ha raggiunto il suo best ranking, n.70 della classifica ATP, e attualmente occupa la posizione n.147. Nel corso della sua carriera ha raggiunto per due volte i sedicesimi di finale a Wimbledon, mentre una volta all’Australian Open e allo Us Open. Il tennista pugliese inoltre può vantare diverse vittorie prestigiose negli slam, con giocatori del calibro di Wawrinka, tre volte campione slam, oppure contro top ten come Thiem e Tsisipas. Infine nel suo palmares troviamo 6 titoli Challenger in singolare e 3 in doppio. Nel corso dell’intervista abbiamo avuto modo di affrontare diversi temi legati al tennis e alla sua carriera. Partendo dalla più stretta attualità, passando per le emozioni delle sue vittorie più importanti, fino ad arrivare a dare uno sguardo al futuro.

Cosa le sta mancando di più in questo periodo senza tennis?

Ciò che mi manca di più è la competizione, tutto quello che c’è prima e dopo la partita. La tensione, l’adrenalina che si prova quando si giocano i match. Mi manca molto anche lo stare con i miei colleghi tennisti durante i tornei. Insomma tutto ciò che faceva parte della mia routine quotidiana da tennista.

Quali danni maggiori subisce un tennista che non ha la possibilità di giocare tornei e fare quello che è il suo lavoro?

Mi sto accorgendo, con il passare dei giorni, come dal punto di vista fisico non sia facile sopportare una pausa così lunga. Soprattutto sto notando come le articolazioni ne stanno risentendo molto. Ho cercato in questi due mesi di fare esercizi di mantenimento, ma devo ammettere che il ritorno all’impatto con la palla è stato traumatico. Tutti piccoli dolori ai polsi e alle braccia molto fastidiosi, che non avevo mai provato prima d’ora.

A partire da Giugno torneranno, dopo anni, i tornei assoluti di tennis in Italia. Secondo lei possono essere una buona occasione per i tennisti italiani per tornare a giocare e a competere? Lei parteciperà?

Di sicuro è una buonissima iniziativa per noi giocatori italiani, per tornare a competere e ricominciare a stare insieme con tutti gli altri tennisti dopo mesi. Ringraziamo le città che ospiteranno i tornei e ci daranno la possibilità di partecipare a questi eventi. Per quanto mi riguarda ho l’intenzione di partecipare, cercando di arrivarci nella miglior forma possibile. Ci sarà comunque ancora un mese di tempo per prepararsi e sistemare diversi dettagli, sia fisici che tecnico-tattici.

Passando ora a lei, chi è Thomas Fabbiano? Ci faccia una descrizione di come nasce la sua passione per il tennis, del suo colpo migliore, la sua superficie prediletta, il suo torneo preferito e dei suoi idoli in questo sport.

Gioco a tennis da quando avevo quattro anni, quindi non c’è mai stato un momento in cui ho deciso di dedicarmi a questo sport. È stato tutto abbastanza naturale e pian piano, grazie anche alle piccole vittorie, sono arrivato dove sono ora. Per quanto riguarda il mio colpo migliore è il diritto, da tutte le zone del campo. Mi piace giocarlo spesso e spostarmi per lasciar andare questo colpo. La superficie invece su cui preferisco giocare è l’erba, infatti il torneo che mi attrae di più si gioca proprio su erba, ovvero il Queens a Londra. Infine tra i giocatori che mi sono sempre piaciuti ci sono Safin e Agassi, sono davvero cresciuto guardando i loro match e i loro colpi. Naturalmente sono poi due giocatori molto diversi, per personalità e stili di gioco. Safin mi piace molto per il suo modo di fare, mentre Agassi per il suo stile di gioco basato su colpi brevi e anticipati. Ad entrambi quindi mi sono ispirato, per il mio gioco e la mia tecnica.

Arriviamo al 2017, in cui raggiunse i sedicesimi allo US Open e il best ranking n.70. Che ricordi ha di quella cavalcata e di quei momenti? Nel match con Lorenzi ai sedicesimi cosa le mancò per vincere e approdare agli ottavi?

Per molti anni ho girovagato per i tornei minori, i Futures, in attesa di poter fare il salto di qualità. Quindi i mesi tra il 2016 e il 2017, sono stati davvero quelli della svolta. Ci sono state tantissime prime volte e ho incominciato a raggiungere risultati che non avevo centrato nei dieci anni precedenti. Non a caso sono arrivato a qualificarmi anche per gli Slam e ho cominciato a vivere questo tipo di ambiente. Soprattutto ho capito di non essere di passaggio, ma di poterne fare parte in maniera permanente. Arrivando allo US Open, contro Lorenzi era una grande occasione per entrambi. Eravamo due giocatori con una classifica simile, vicina ai 100, quindi non soliti a giocarci poste in palio del genere. Lui riuscì a sfruttare meglio l’occasione e soprattutto fece valere la sua esperienza, maggiore della mia.

Nel corso della sua carriera ha battuto grandissimi giocatori, Wawrinka, Thiem, Tsisipas, Medvedev. Quale sono state, tra queste citate, le due vittorie più emozionanti e soddisfacenti?

Senza dubbio scelgo quella contro Tsisipas a Wimbledon, poi è difficile sceglierne un’altra. Però direi alla fine quella contro Wawrinka, sempre a Wimbledon. È scontato poi che mi verrebbe da dire anche Thiem allo US Open, però se devo scegliere dico le due prima citate.

Ormai da due anni consecutivi, è arrivato ai sedicesimi a Wimbledon. Che cosa c’è di così tanto speciale in quel torneo e quanto è emozionante giocarlo?

Wimbledon rappresenta il massimo per un tennista, per il verde dei prati e per l’atmosfera che si respira. È quasi un’esperienza mistica entrare dentro quel circolo e in quell’ambiente. Mi piace molto anche lo stile degli spettatori, abbastanza composti ed educati. A parte forse la finale dello scorso anno tra Federer e Djokovic, in cui erano abbastanza schierati a favore dello svizzero. Inoltre per me Londra è speciale, quindi grazie ad un insieme di cose sono riuscito ad esprimermi al meglio negli ultimi anni.

Durante la sua carriera ha giocato contro Opelka e Karlovic. Due giocatori oltre i 2 metri, che giocano praticamente quasi solo con il servizio e tirano fortissimo. Come ci si prepara a partite del genere e quanto è strano disputarle?

Sono partite terribilmente brutte, per chi le gioca e per chi le guarda. Per esempio con me, lo scorso anno a Us Open, Opelka fece 68 aces. È fondamentale, per giocare al meglio questi match, mettere in conto che ci saranno game in cui non si giocherà e pieni di aces o vincenti. Importantissimo poi è concentrarsi sui propri game di servizio, mantenendo la tranquillità e cercando sempre di vincerli. Loro hanno grandi pregi con il servizio e con la forza, ma hanno anche molti difetti di mobilità e nel gioco da fondo. Quindi prima o poi l’occasione per fare male e colpire arriverà, bisogna avere pazienza e giocare ogni punto. Anche in un game sul 40-00, che sembra ormai perso, bisogna lottare e mostrarsi all’avversario vivo. Per esempio nel mio caso contro Opleka o Karlovic, ci sono stati dei game che andavano via velocissimi senza toccare palla. Però nel quinto set ho avuto delle piccole occasioni che ho saputo sfruttare, portando a casa il match.

Passando ora al tennis italiano, chi preferisce tra i giovani italiani che si stanno affermando in questi ultimi mesi ad alti livelli?

Sinner mi ha colpito moltissimo, ha una personalità fuori dal comune. Nonostante la giovane età l’anno scorso ha fatto vedere dei progressi incredibili, quindi sarà secondo me il giocatore italiano del futuro. Per fortuna non è l’unico, perché ci sono tanti altri, nati dal 2000 in poi, che si stanno facendo notare positivamente. Speriamo quindi che Sinner, nonostante sia giovanissimo, possa essere da traino per tutti gli altri ragazzi emergenti.

Quali sono i suoi obbiettivi futuri e il sogno che desidera ancora realizzare?

Vorrei ritornare al più presto tra i primi cento, per tornare a giocare i tornei dello Slam in tabellone. Tornei che tanto mi hanno dato in questi anni e che amo giocare. Poi nei prossimi anni spero di togliermi ancora molte soddisfazioni, sconfiggendo altri grandi giocatori e cercando di superare più turni possibili negli slam.

Tutta la redazione ringrazia Thomas Fabbiano per la disponibilità, augurandogli il meglio per il proseguo della carriera.

Simone Caravano
Simone Caravano 22 anni, laureato in Scienze delle Comunicazioni presso l'università degli studi di Pavia. Attualmente studente della laurea magistrale in giornalismo dell'università di Genova. Credo che lo sport sia un mondo tutto da scoprire e da raccontare, perché offre storie uniche ed emozionanti. Allora quale modo migliore esiste per fare ciò, se non attraverso la scrittura.

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