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L’interViSta: una panoramica sulla Serie A 2019/20 con Fulvio Collovati

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Ospite della rubrica “L’interViSta”, Fulvio Collovati. Ex difensore di Milan, Inter, Udinese, Roma, Genoa e protagonista nel 1982 della magnifica cavalcata che portò l’Italia sul tetto del mondo. Con lui abbiamo avuto modo di realizzare una panoramica generale sul campionato di Serie A, 2019/2020, appena conclusosi. Ci si è concentrati dapprima sulle difficoltà nel giocare tra Giugno e Luglio e soprattutto senza la presenza del pubblico, per poi analizzare il rendimento di alcune delle protagoniste di questo campionato di Serie A.

Prima della ripartenza del campionato c’erano tante preoccupazioni legate al caldo e sulla tenuta fisica dei calciatori. Come ha trovato, a livello tecnico e di intensità, queste partite post Covid-19?

Erano anni che non si giocava a Luglio, perdipiù ogni tre giorni, quindi è stato inevitabile avere partite con ritmi più bassi. A livello però di qualità abbiamo visto degli ottimi match, soprattutto le qualità tecniche dei singoli calciatori hanno fatto la differenza. Parlo di campioni come Dybala, Ronaldo, Lukaku, Immobile che, nonostante tutto, hanno trascinato le proprie squadre.

Quanto ha influito, secondo lei, l’assenza di pubblico nelle prestazioni dei calciatori e delle squadre?

L’assenza di pubblico ha sfavorito tutti, sia chi doveva lottare per la salvezza, sia chi era chiamato ad affrontare scontri al vertice. Il pubblico rappresenta sempre uno stimolo in più per chi scende in campo, si crea un’empatia particolare e l’ambiente è completamente diverso. Lo stesso arbitro è condizionato dalla presenza del pubblico sugli spalti, perché si sente un po’ più sotto pressione e in ansia nel prendere le decisioni. Quindi l’assenza di pubblico è un fattore che ha influito molto su questi match, sfavorendo tutte le squadre in ugual misura.

Sulla lotta scudetto, si aspettava un calo così significativo della Lazio dopo il lockdown? Come mai è avvenuto?

Francamente non mi aspettavo un calo così importante della Lazio. Il dover giocare ogni tre giorni ha favorito molto le squadre con le rose più ampie, potendo così fare più rotazioni ogni partita. La Lazio non fa parte di questo gruppo di squadre, nel senso che ha 15 giocatori di ottimo livello ma poche altre alternative. Se si considera poi che alcuni di questi si sono anche infortunati, alla fine hanno dovuto giocare sempre gli stessi. Per cui i problemi maggiori sono stati il caldo, il dover giocare ogni tre giorni e in più con una rosa abbastanza corta. Tutto ciò non ha assolutamente favorito la Lazio.

Passando alla Juve, come valuta il campionato dei bianconeri e, secondo lei, Sarri è l’allenatore giusto per la Juventus?

Per una valutazione su Sarri aspetterei la prossima stagione, non è giudicabile dopo solo un’annata il suo operato. Poi vorrei sottolineare che ha vinto lo scudetto, quindi assolutamente non si può parlare di fallimento. Non è facile combinare bel gioco e vittoria dello scudetto. Poi, certo, era lecito aspettarsi qualcosa di più, vista la squadra forte che ha a disposizione. Detto ciò, ripeto che secondo me è giusto dargli un’altra opportunità e valutare davvero il suo operato la prossima stagione. Il prossimo anno si potrà capire davvero se Sarri potrà essere l’allenatore del futuro della Juve oppure no.

Sull’Atalanta invece, ha mai pensato potesse addirittura lottare per lo scudetto? Quali sono i segreti di questa splendida squadra?

L’Atalanta ha fatto un grandissimo campionato, però per poter pensare di lottare addirittura per il titolo partiva con troppi punti di distacco. Durante il corso della stagione ha perso alcune opportunità, per esempio è stata sconfitta in casa dalla Spal e lasciato per strada alcuni punti importanti. Però, come ho già detto due mesi fa, ritengo che in Champions possa essere un pericolo per tutti. Nella partita secca è una squadra che non ha nulla da perdere, spensierata e gioca benissimo. Non a caso ha segnato quasi 100 gol, con una media di 2,5/3 gol a partita. È una squadra che magari subisce, ma che con il suo gioco travolge gli avversari e realizza moltissime segnature.

Concentrandoci ora sull’Inter, come valuta la prima stagione in nerazzurro di Conte e, secondo lei, è l’allenatore giusto per la squadra di Milano? Cosa manca all’Inter per lottare per qualcosa d’importante il prossimo anno?

I trascorsi di Conte, in cui al primo anno ha sempre vinto, hanno fatto pensare tutti che lo avrebbe fatto anche quest’anno con l’Inter. Però non sempre è così, l’allenatore ha bisogno di un percorso almeno biennale/triennale per rendere al meglio. Se valutiamo il lavoro che ha svolto questa stagione, secondo me è assolutamente positivo. Quindi, come già detto anche per Sarri, aspetterei ancora il prossimo anno per valutare al meglio il suo operato. Quest’anno ha ricostruito, mentre la prossima stagione dovrà fare il salto di qualità. All’Inter per lottare per qualcosa d’importante manca la fame e Conte per me può essere l’uomo giusto per darla. Ha sempre voglia di vincere e non vuole mai accontentarsi. Se facciamo invece delle valutazioni tecniche, per la prossima stagione l’Inter ha bisogno di due o tre giocatori per arricchire la rosa. In particolare, un’alternativa a Lukaku e Lautaro, un difensore esterno e un centrocampista di grande qualità.

Passando ora alle posizioni da Europa League, la Roma ha chiuso la stagione al quinto posto in classifica. Secondo lei poteva fare di più la squadra di Fonseca e quanto hanno influito le vicende societarie sul rendimento della squadra?

Onestamente poteva lottare per il quarto posto, seppur non mi sento di definire fallimentare la stagione della Roma. A livello generale è in linea con i suoi obbiettivi, certo manca la qualificazione in Champions ma davanti sono andate davvero forte. I problemi societari hanno influito molto, la Roma è una squadra il cui futuro è davvero incerto. Non si sa in che mani andrà a finire, se l’allenatore rimarrà, alcuni giocatori dovranno partire per sanare il bilancio. Con tutta questa incertezza, è normale che anche la squadra ne risenta.

Il Milan si è dimostrata una delle squadre più in forma, dalla ripartenza in poi. Secondo lei è stato giusto riconfermare Pioli e i rossoneri dovrebbero continuare a puntare su Ibrahimovic il prossimo anno?

Ancora non riesco a capire come ci siano dei dubbi nel riconfermare Ibrahimovic per la prossima stagione. Sarà sicuramente un problema economico, ma il giocatore non si discute. Anche a quarant’anni è assolutamente decisivo ed è uno che può fare ancora quaranta gol. È un campione che determina, fa crescere i giovani, per esempio Leao o lo stesso Rebic, che con lui hanno iniziato a segnare diversi gol. Certamente c’è l’ostacolo dell’ingaggio, però secondo me lo svedese è assolutamente da riconfermare per un altro anno. Su Pioli è giusto riconfermarlo per il lavoro che ha fatto, forse c’è stata troppa fretta nel voler scegliere l’allenatore per la prossima stagione. Agli allenatori bisogna dare sempre un po’ di tempo e poi fare delle valutazioni. Nel caso del Milan troppo presto si è iniziato a parlare di Rangnick, quando poi Pioli con il tempo ha dimostrato di saper risollevare una squadra in difficoltà.

Tra le altre squadre, che non abbiamo ancora nominato, quale l’ha impressionata e quale l’ha delusa maggiormente?

Tra quelle che mi hanno colpito di più ci sono il Sassuolo e il Verona. Soprattutto il Sassuolo è una squadra che, pur prendendo qualche gol di troppo, gioca sempre molto bene e le sue partite sono sempre imprevedibili. Inoltre ha degli ottimi giovani e una grande organizzazione alle spalle, che gli ha permesso di avere la posizione attuale di classifica. La squadra invece che mi ha deluso di più è il Genoa, perché non mi aspettavo una stagione così sottotono. Da ex genoano posso dire che il Grifone si è sempre caratterizzato per grande determinazione e cattiveria, che invece ho visto poco in questa stagione. Oltre al Genoa metterei anche il Torino tra le delusioni, che poteva assolutamente fare di più.

In questo finale di stagione è stata sperimentata la soluzione dei cinque cambi, pensa possa essere riproposta anche per il futuro?

Credo di sì, ormai il calcio sta cambiando radicalmente e credo che le cinque sostituzioni non vadano a stravolgere quello che è il gioco del calcio. Di sicuro questa soluzione favorisce chi ha una rosa più ampia, con la possibilità di avere tante soluzioni in panchina. Le cinque sostituzioni potrebbero magari invogliare le società ad allargare le proprie rose, vista l’occasione di fare così tanti cambi.

Un altro importante tema di discussione di questa stagione è stato quello dei falli di mano, cosa pensa lei in merito a questa tematica? E come giudica l’utilizzo in questa stagione del VAR?

Il VAR secondo me funziona molto bene, basti vedere i tanti gol in fuorigioco annullati grazie al VAR. A volte c’è un abuso del VAR stesso da parte degli arbitri, che dovrebbero ponderarne di più l’utilizzo. Poi sui falli di mano credo che la classe arbitrale debba fare un passo indietro, perché così il calcio sta perdendo di credibilità.

A partire da questa settimana ci saranno le fasi finali di Champions League ed Europa League, che vedranno impegnate anche alcune squadre italiane. Chi, secondo lei, ha più possibilità di fare strada nelle due competizioni?

Come dicevo prima, la sorpresa potrebbe essere l’Atalanta, mentre l’Inter secondo me può puntare alla vittoria dell’Europa League. La Juventus dovrà superare l’ostacolo Lione e poi molto probabilmente troverà il Manchester City. Il cammino dei bianconeri in Champions, se riusciranno a superare il Lione, secondo me dipenderà molto dalla sfida contro gli inglesi. Anche perché per me il City è una delle favorite per la vittoria finale di questa Champions.

Dovesse indicarmi un giovane italiano da cui è rimasto particolarmente impressionato in queste ultime stagioni, chi indicherebbe?

Ci sono giovani come Zaniolo o Tonali che sono già nel giro della nazionale e abbastanza affermati. Quando sei nel giro della Nazionale, a meno di colpi di scena, sei già sulla strada per diventare un grande. Però, se proprio devo scegliere, da ex difensore scelgo Bastoni dell’Inter.

Tutta la redazione di Vita Sportiva ringrazia Fulvio Collovati per la disponibilità e la gentilezza.

Simone Caravano
Simone Caravano 22 anni, laureato in Scienze delle Comunicazioni presso l'università degli studi di Pavia. Attualmente studente della laurea magistrale in giornalismo dell'università di Genova. Credo che lo sport sia un mondo tutto da scoprire e da raccontare, perché offre storie uniche ed emozionanti. Allora quale modo migliore esiste per fare ciò, se non attraverso la scrittura.

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