Basket

Minneapolis, here we come!

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L’attesa è ufficialmente finita.

Per la 4^ volta nella storia, Minneapolis sarà la città che andrà ad ospitare uno degli eventi sportivi storicamente più seguiti dal popolo statunitense e non: stiamo parlando delle Final Four NCAA, le quali si terranno dal 6 all’8 aprile allo U.S. Bank Stadium, luogo nel quale verrà sancito chi sarà la squadra vincitrice del titolo nazionale del College Basketball made in USA.

Come ogni anno, la cosiddetta “March Madness” ha regalato spettacolo a non finire, demolendo sin dai primi turni le speranze di milioni di appassionati di azzeccare il bracket completo della competizione. Tra le sorprese più eclatanti, impossibile non menzionare l’uscita di scena della quotatissima Duke di Coach K, la favorita numero 1 del torneo fin dagli inizi della stagione. La squadra dei seguitissimi Zion Williamson e RJ Barrett ( molto probabilmente scelta numero 1 e 2 al prossimo Draft ) non è riuscita ad andare oltre le Èlite Eight, sconfitta 67-68 da Michigan State.

La delusioni delle stelle di Duke

Tra le altre delusioni da segnalare, sicuramente Kentucky e Gonzaga, entrambe partite con i favori del pronostico nel loro match di Èlite Eight (corrispondente ai nostri quarti di finale), finite per cedere il passo rispettivamente a Auburn e Texas Tech. Per dare l’idea dell’elevato tasso di spettacolarità e di suspense a cui gli appassionati hanno assistito, vi basti sapere che due delle quattro partite di Èlite Eight si sono decise all’Overtime, e la differenza punti complessiva, sommando quest’ultime, è stata di soli 18 punti, dunque solo 4.5 punti di scarto medio, mai così poco in questa fase del torneo.

Sarà senza dubbio una Final Four inedita: per la prima volta da 12 anni a questa parte, la fase finale della competizione non vedrà partecipare una tra North Carolina, Kansas e Kentucky. Inoltre, due scuole saranno al debutto assoluto alle Final Four, così come i rispettivi Head-Coach, ai quali se ne aggiunge un altro di esordiente.

Prima di procedere alla presentazione delle squadre che si contenderanno la vittoria finale, è importante sottolineare come per la prima volta nella storia, la fase finale di questa prestigiosissima competizione ci riguarderà da vicino: infatti, due ragazzi italiani (uno dei quali riveste un ruolo fondamentale nella propria squadra), rispettivamente uno in forza Texas Tech e l’altro a Virginia, cercheranno di regalare all’Italia il primo storico trionfo nel basket collegiale.

AUBURN

Cammino

1^ Turno: W vs New Mexico State 78-77

2^ Turno: W vs Kansas 89-75

Sweet 16: W vs North Carolina 97-80

Èlite Eight: W vs Kentucky 77-71

Dopo aver rischiato fortemente di uscire nella prima gara della competizione, i ragazzi di Coach Pearl sono riusciti a battere in fila Kansas, North Carolina e Kentucky, un’impresa riuscita nella storia soltanto ad Arizona nel 1997 ( la quale poi vinse il titolo quell’anno…). Nonostante abbiano dovuto convivere con gli infortuni per gran parte dell’annata, i ragazzi guidati dall’incandescente backcourt formato da Bryce Brown e Jared Harper hanno inanellato una serie attiva di 12 vittorie di fila.

Auburn è una squadra che basa moltissimo il suo gioco sul tiro da 3 ( oltre il 40% dei punti arriva da dietro l’arco ), al quale aggiunge un’ asfissiante pressione nella metacampo difensiva ( primi per palle perse provocate ); si tratta dunque di un avversario ostico per chiunque. Per batterli sarà necessario tenere i due giocatori sopra citati a % basse del campo, evitando di farli arrivare con troppa facilità al ferro, aspetto in cui Kentucky ha pagato dazio contro di loro.

Tra le quattro, siamo probabilmente di fronte alla squadra più imprevedibile del lotto.

VIRGINIA

Cammino

1^ Turno: W vs Gardner Webb 71-56

2^ Turno: W vs Oklahoma 63-51

Sweet 16: W vs Oregon 53-49

Èlite Eight: W vs Purdue 80-75

Gli Hoos si presentavano alla March Madness 2019 con l’imperativo categorico di vendicare l’incredibile uscita di scena al 1^ turno dell’anno passato per mano di UMBC ( prima volta nella storia che una testa di serie numero 1 viene estromessa dal torneo da una testa di serie numero 16 ). Una delusione talmente grande che ha aiutato il gruppo guidato in panchina da Coach Tony Bennett a trovare le motivazioni giuste per raggiungere, per la 3^ volta nella storia dopo il 1981 e il 1984, le Final Four.

Dopo aver scacciato i fantasmi nel 1^ turno, aver sconfitto nell’ordine Oklahoma e Oregon, nelle Èlite Eight i Cavaliers sono stati protagonisti di quello che è probabilmente il match, fino ad ora, più emozionante del torneo: sotto ( l’avversario, Purdue, capitanata da un fantasmagorico Carsen Edwards da 42 punti con 10 Triple alla sirena per lui ) 68-70 a 5.6 secondi dalla fine, l’errore di Ty Jerome dalla lunetta, il tap-out decisivo di Mamadi Diakitè che poi porterà la gara all’Overtime grazie al suo Buzzer-Beater su assist di Kihei Clark.

Dal punto di vista tecnico, Virginia è sempre stata una delle formazioni più solide nella metacampo difensiva sotto la gestione Bennett, permettendogli di conquistare la testa di serie numero 1 o 2 in cinque delle ultime sei annate; mai come quest’anno, però, si sta rivelando estremamente efficace in attacco (123.0 di Offensive Rating), grazie in particolare al trio formato da Kyle Guy, Ty Jerome e De’Andre Hunter, quest’ultimo serio candidato ad essere una delle prime 10 scelte al prossimo Draft. Inoltre, Virginia è una squadra che, in genere, predilige giocare ad un ritmo basso, ma che allo stesso tempo non disdegna di sfruttare il contropiede qualora se ne presentasse l’occasione.

Francesco Badocchi ( Virginia )

Infine, menzione d’onore per uno dei due giovanissimi azzurri che sono arrivati fino a qui: parliamo di Francesco Badocchi: alla prima stagione tra le file degli Hoos, l’ex-giocatore della Libertas Cernusco ha giocato solo 29 minuti distribuiti in 11 partite, complice anche la forte concorrenza nel roster di ragazzi con più esperienza. In attesa di guadagnarsi più spazio sul parquet il prossimo anno, per il 20enne c’è la possibilità di alzare al cielo il trofeo più prestigioso del college basketball.

TEXAS TECH

Cammino

1^ Turno: W vs N. Kentucky 72-57

2^ Turno: W vs Buffalo 78-58

Sweet 16: W vs Michigan 63-44

Èlite Eight: W vs Gonzaga 75-69

Per la 1^ volta nella loro storia, Coach Chris Beard e i suoi ragazzi sono giunti alla fase conclusiva della competizione. Un risultato tanto incredibile quanto meritato, frutto di un eccellente lavoro da parte di tutto lo staff: nonostante la partenza di 5 dei 6 migliori marcatori della squadra nella scorsa stagione, Coach Beard ha saputo valorizzare tanti giovani che, ad inizio anno, non erano nemmeno vicini all’essere classificati nella Top 100 dei migliori prospetti d’America in arrivo dall’High-School.

La chiave di gran parte dei successi arriva senza dubbio dalla difesa: 84.0 di Defensive Rating, il dato migliore di sempre registrato dal 2001-02, ben 2.5 punti in meno della seconda ( Michigan, annientata nelle Sweet 16 ) quest’anno. Oltre ad essere dunque la squadra più solida nella propria metacampo, Texas Tech possiede probabilmente il giocatore più forte rimasto in corsa per il titolo: parliamo di Jarrett Culver, di cui si parla addirittura di una chiamata nella Top 5 del Draft 2019. Giocatore estremamente versatile, capace di cambiare sia sui centri che sulle guardie, possiede un bagaglio tecnico completo in entrambe le metacampo; i limiti del suo potenziale sono ancora tutti da scoprire.

Prima di passare all’analisi dell’ultima squadra, è giusto spendere due parole sul motivo principale per il quale noi italiani assisteremo con trepidazione a questa Final Four 2019: c’è un figlio d’arte, al secolo Davide Moretti, al secondo anno di College che sta disputando una stagione al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

Al centro della foto Davide Moretti, point-guard dei Red Raiders

Rispetto all’anno scorso è passato dall’essere la point-guard di riserva a quella titolare; all’interno della squadra è secondo per punti (11.6), terzo per assists (2.5) e recuperi (1.1) in questa stagione; a ciò va ad aggiungersi un sensazionale 46.3% dalla linea da 3 punti, frutto di tutte le ore trascorse a guardare filmati e ad allenarsi in palestra senza sosta. Oltre all’impressionante efficienza offensiva ( in tutta la Division I è 5^ per % ai liberi, 8^ in True Shooting %, 15^ in Offensive Rating ), Davide ha sorpreso tutti per la sua capacità di ambientarsi alla perfezione nel sistema difensivo orchestrato da Coach Beard.

L’apice della sua eccellente annata lo ha toccato proprio nella partita valevole l’accesso alle Final Four; dopo essere stato sostanzialmente anonimo a livello offensivo nella prima parte di gara, Moretti ha piazzato due bombe dall’incalcolabile peso specifico nei minuti finali, tagliando di fatto le gambe a Gonzaga.

È inutile negarlo: se c’è una squadra che il nostro cuore patriottico ci dice di tifare, quella è sicuramente Texas Tech.

MICHIGAN STATE

Cammino

1^ Turno: W vs Bradley 76-65

2^ Turno: W vs Minnesota 70-50

Sweet 16: W vs LSU 80-63

Èlite Eight: W vs Duke 68-67

Basterebbe anche soltanto leggere l’ultimo risultato per capire la forza di questa squadra: essere riusciti a mandare a casa la favoritissima Duke dei talenti Williamson e Barrett è un risultato che denota subito i meriti dei ragazzi dell’esperto Coach Tom Izzo, alla sua ottava Final Four della carriera ( da cui è uscito vincitore soltanto in un’occasione ) dopo aver spezzato la maledizione Coach K, vincitore di 11 dei precedenti 12 incontri tra i due allenatori.

Gli Spartans 2018-19 sono una squadra che rispecchia molto il nome con il quale vengono soprannominati: lottano sempre fino all’ultimo possesso, non concedono canestri facili ( sono coloro che tengono gli avversari con la peggior percentuale dal campo nel tiro da 2 ), ribattono colpo su colpo anche quando subiscono dei parziali. Ad esempio, nel 1^ tempo contro Duke, sono andati negli spogliatoi rifilando un 11-0 a Williamson e compagni dopo che questi ultimi avevano tentato la fuga segnandone 12 di fila. Insomma, carattere da vendere.

Se dobbiamo cercare una stella all’interno del roster, il nostro occhio cade senza se e senza ma su Cassius Winston, point-guard duttile ed estremamente intelligente, capace di prendere praticamente sempre la decisione giusta; che sia un arresto e tiro da 3 o dal Mid-Range, una penetrazione al ferro o che favorisca lo scarico per un compagno. Il principale punto di forza di Michigan State è proprio il fatto che ogni giocatore in campo ha lo stesso peso dell’altro, ciò significa principalmente non dare punti di riferimento alle difese avversarie, un vantaggio di importanza capitale.

Il tiro del 68-66 Michigan State contro Duke ne è la dimostrazione lampante: quando tutti si aspettavano che a prendersi il tiro del possibile pareggio/sorpasso fosse Winston, la palla vincente è finita tra le mani di Kenny Goins, modesto tiratore da 35% dall’arco. Per concludere, impossibile non evidenziare che gli Spartans abbiano in panchina l’unico Head-Coach con esperienza a questo livello, un dettaglio che potrebbe rivelarsi fondamentali in determinate situazioni di gara.

Siamo arrivati alla fine di questa nostra guida alle Final Four NCAA 2019; non ci resta che aspettarsi un turbinio di emozioni a go-go come solo il College Basketball sa regalare ai milioni di appassionati incollati al televisiore.

Minneapolis, are you ready?!

Michele Moretti
Nato e cresciuto con la passione per lo sport. La pallacanestro nel mio cuore, seguita e praticata sin da bambino. Calcio, Ciclismo e Tennis le altre discipline che guardo appassionatamente. Qui per provare a raccontarvi le emozioni che lo sport ci regala ogni giorno.

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