Basket

Russell Westbrook e il rapporto di amore-odio con la comunità NBA

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Russell Westbrook è senza dubbio uno dei migliori giocatori dell’attuale lega. Le statistiche e la forte personalità non si possono certo nascondere: ciononostante, molti addetti ai lavorio non solo, sembrano sottovalutare il giocatore. Difatti, il rapporto con la comunità NBA risulta essere abbastanza complicato, a due facce, tra sostenitori e detrattori, tifosi e haters.

E proprio a partire da tale rapporto si cercherà, nel presente articolo, di evidenziare i punti di forza di Westbrook. Il nostro percorso inizia dal Broodie-uomo, le cui personalità e attitudine sono cambiate in seguito alla morte dell’amico Khelcey Barrs, evento che ha lasciato profondi strascichi nell’interiorità dell’ex-Thunder. Il brutto episodio ha svegliato una parte nascosta di Russ, il quale, fino a quel momento, non era il talento che attualmente conosciamo. Era infatti rilegato a un ruolo dalla panchina, oscurato dalla luce dell’amico poi scomparso.

Successivamente, è riuscito a conquistarsi la tanto ambita borsa di studio per UCLA, realizzando così il sogno che aveva in comune con Barrs. Proprio nella prestigiosa università si consacra come specialista difensivo, portandola, insieme all’attuale ala dei Cavs Kevin Love, alla Final Four NCAA.

Russell Westbrook con la maglia dei Thunder – Twitter @russwest44

Al Draft verrà poi scelto dagli Oklahoma City Thunder e, da lì, è storia recente.

Nelle 11 stagioni trascorse ad OKC Westbrook fa incetta di premi individuali:

  • MVP della regular season 2016-2017;
  • NBA All-Rookie First Team (2009);
  • 9 volte NBA All-Star (2011, 2012, 2013, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020);
  • All-NBA Team:
    • First Team: (2016, 2017)
    • Second Team: (2011, 2012, 2013, 2015, 2018)
    • Third Team: 2019
  • 2 volte NBA AST Champ (2018-2019);
  • 2 volte NBA Scoring Champ (2015-2017);

Riconoscimenti che dimostrano quanto di buono fatto nel suo periodo NBA, e che aiutano a spazzare il campo da eventuali dubbi circa la bontà delle sue prestazioni.

I suoi detrattori, tuttavia, puntano il dito verso quelle che sono le sue carenze, come la sua fretta nell’andare al ferro, la percentuale nel tiro da tre punti e le mancata vittoria con la maglia di OKC, dopo il 3-1 ottenuto nei primi 4 match delle finali di Western Conference contro i Golden State Warriors nel 2016.

Non esistendo giocatori senza difetti e limiti, un motivo per spiegare l’accanimento nei suoi confronti potrebbe essere il suo atteggiamento, troppo altezzoso per i più.

Atteggiamento che fa parte del personaggio “Russ“, ma che non intacca lo spogliatoio, e di conseguenza i compagni, dato che nessuno si è mai lamentato della sua persona – cosa che invece potrebbe accadere con l’abbigliamento, ma questa non è la sede adatta per trattare il tema.

Lo ‘stile’ di Westbrook – Twitter @russwest44

Ritornando al basket giocato, le caratteristiche di Westbrook sono il dinamismo, la concentrazione, la determinazione, l’aggressività, l’atletismo; inoltre, è anche un buon scorer, rimbalzista e assistman. Come già detto in precedenza, a volte manca di tranquillità nelle scelte, ma una tripla-doppia di media, oppure i vari numeri registrati, non sono frutto del caso.

Russ con la maglia dei Rockets – Twitter @russwest44

Westbrook possiede, quindi, un potenziale tutto da sfruttare, così come ha fatto l’attuale coach degli Houston Rockets, Mike D’Antoni. Il “Baffo”, infatti, a febbraio ha attuato una vera e propria rivoluzione, puntando sullo “small ball“, che ha condotto Capela ad Atlanta. La squadra texana, da quel momento, ha iniziato ad ingranare senza un vero e proprio 5, ruolo attualmente ricoperto da PJ Tucker in quintetto.

La convivenza cestistica tra Capela e Westbrook era poco efficace. I Rockets e il neo-arrivato che apparivano poco brillanti, con quest’ultimo costretto a tirare da 3, non proprio la sua miglior dote, e a rinunciare ad andare al ferro, con l’area che era occupata dai difensori avversari.

Da quanto il lungo si è trasferito agli Hawks, i numeri di Russ sono cresciuti e, con loro, le sue percentuali; l’ex-Thunder si prende meno tiri fuori dall’arco, lasciandoli, giustamente, alla batteria di tiratori che lo supporta. Con l’area libera, Broodie è libero di puntare al ferro e, in caso di opposizione, scaricare agli shooters dall’angolo. Inoltre, è potuto tornare a tirare dal mid-range, strumento di cui aveva fatto raro uso nella prima parte di stagione.

Una trasformazione necessaria per ritrovare il vero Russell Westbrook e riportare i Rockets a poter aspirare al titolo. Un cambiamento che potrebbe  esaltarne le caratteristiche positive e, in caso di successo ai playoff, far ricredere i suoi detrattori.

 

Mirko Guarducci
Mi piacciono gli sport di squadra: calcio, NBA e NFL, con un occhio agli sport motoristici.

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