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Il successo di KTM: un progetto che parte da lontano

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Il successo di Brad Binder su KTM, nel GP della Repubblica Ceca, è arrivato quasi come un fulmine a ciel sereno. Esso, tuttavia, rappresenta solamente la punta dell’iceberg di un progetto che inizia da molto lontano.

Ripercorriamo, pertanto, le tappe che hanno portato KTM dall’esordio nelle classi minori del Motomondiale fino allo storico primo trionfo in MotoGP.

La casa di Mattighofen deve la sua popolarità nel mondo dello sport principalmente ai successi ottenuti nel fuoristrada. In particolare, la serie di titoli mondiali conquistati nel motocross (in Italia ricordiamo con piacere i 6 mondiali di Tony Cairoli in MXGP/MX1), nell’Enduro e la straordinaria striscia di vittorie alla Dakar, tuttora aperta dal 2001.

L’esordio e i primi successi

Nel 2003 arriva l’ingresso nel Motomondiale nella classe 125cc. Le intenzioni sono chiare dall’inizio, visto che a guidare le moto austriache ci sono due campioni del mondo della categoria quali Roberto Locatelli e Arnaud Vincent – quest’ultimo poi sostituito da Mika Kallio, capace di portare la KTM sul podio per la prima volta dopo pochi Gran Premi.

Per la prima vittoria, invece, si deve attendere l’anno successivo, quando a trionfare nel GP della Malesia è Casey Stoner, quinto al termine della stagione. Frutto di una crescita costante, nel 2005 arriva il titolo mondiale costruttori e il secondo posto nel mondiale piloti, sempre con il finlandese Mika Kallio.

Mika Kallio, ai tempi della 125cc

Negli anni successivi le iconiche motociclette arancioni iniziano a farsi largo anche nella classe 250. Ottengono podi e vittorie, ma non riescono a centrare il bersaglio grosso.

Al termine del 2009 la casa di Mattighofen dice addio al Motomondiale, il quale sta preparando per gli anni a venire una profonda rivoluzione con l’avvento delle classi Moto2 e Moto3 in sostituzione di 250 e 125.

Il dominio in Moto3

“Si chiude una porta e si apre un portone”. Difatti, nel 2012 KTM entra, con il supporto del Team Ajo, nella neonata categoria Moto3 e conquista subito il titolo con Sandro Cortese. Non ci sono dubbi che la KTM 250GP è la moto da battere e per questo i team più attrezzati la vogliono.

Il 2013 è l’apice dell’avventura in Moto3, con KTM che vince tutte e 17 le gare in programma e il titolo mondiale con Maverick Vinales.

Gli anni successivi vedono Honda recuperare prestazioni e aggiudicarsi quello che è ormai un duello con la casa austriaca. Questa, tuttavia, nel 2016 riesce a conquistare di nuovo il mondiale, proprio con Brad Binder e il team ufficiale gestito da Aki Ajo, figura chiave dell’ultimo lustro di KTM.

Ingresso in MotoGP

Nel 2017, dopo un paio di anni di sviluppo, KTM è pronta per lo sbarco in MotoGP. Il progetto è ambizioso: arrivare a vincere anche nella top class nel giro di qualche anno. In piena filosofia Red Bull, sponsor e partner del progetto, si punta sui giovani. Per farlo è tuttavia necessario costruire un percorso che accompagni i ragazzini più promettenti fino alla MotoGP, per essere poi pronti quando la moto sarà in grado di competere al vertice. Nasce così anche il team di Moto2. Sulle due KTM, motorizzate Honda, ci sono Miguel Oliveira e Brad Binder, protagonisti in Moto3 con il team KTM Ajo. 

In MotoGP la scelta dei piloti ricade su Pol Espargaro e Bradley Smith, coppia affiatata dopo gli anni in Tech3.

Le caratteristiche tecniche della RC16 sono differenti dalle motociclette delle case giapponesi, sulla falsariga di quanto fatto da Ducati nel primo decennio del 2000. Si decide di provare ad arrivare al vertice seguendo altre strade, per mantenere la propria filosofia progettuale senza snaturarsi.

Anno dopo anno si sono visti notevoli miglioramenti in termini di risultati, con la crescita costante soprattutto di Pol Espargaro, arrivato ad assaporare la top10 con una certa continuità e ad agguantare un miracoloso podio in quel di Valencia, nell’ultima gara del 2018.

Da non sminuire il grande lavoro di Mika Kallio, sia dietro le quinte che nei weekend di gara, a cui ha partecipato come wild card. Il finlandese, pilota KTM fin dalla 125, ha rappresentato un punto di forza, accumulando chilometri su chilometri per fornire indicazioni utili allo sviluppo della moto.

A fine 2018 si capisce che KTM vuole fare sul serio per tre motivi. Il primo è indubbiamente l’arrivo nel test team di un pilota di grande esperienza e di grande valore come Daniel Pedrosa, cui va reso il merito di aver indirizzato gli ingegneri KTM nel rendere più guidabile una moto supportata da un gran motore.

Dani Pedrosa impegnato in un test con KTM

Il secondo è la creazione di una squadra Junior in collaborazione con il Team di Hervé Poncharal, uno dei migliori del panorama del Motomondiale. Terzo, ma non meno importante, l’ingaggio di Johann Zarco, all’epoca uno dei pezzi più pregiati del mercato piloti.

Il rapporto con il pilota francese è poi naufragato nel corso della stagione 2019 a causa di una incompatibilità di fondo tra pilota, moto e team. Se fino alla scorsa settimana si poteva parlare di enorme rimpianto, il GP della Repubblica Ceca ha spazzato via ogni dubbio da ambo i lati. Zarco ha infatti trovato nella Ducati una moto più adatta al suo stile di guida e certamente a Borgo Panigale stanno pensando anche a lui per il team ufficiale. Dall’altro lato, non ci poteva essere situazione migliore per KTM che, al posto del francese, ha promosso colui che ha portato la casa austriaca sul primo gradino del podio.

Brad Binder ha raccolto i frutti del lavoro svolto da altri, ma è l’uomo simbolo di questo progetto iniziato da lontano. Il sudafricano corre con KTM fin dalla Rookies Cup. Con loro ha vinto il mondiale in Moto3, lo ha sfiorato per una manciata di punti in Moto2 e ora, alla sua terza gara nella classe regina, ha centrato il successo.

E’ il trionfo di un modo di pensare in controtendenza rispetto al resto della concorrenza. E’ il trionfo del connubio tra una casa motociclistica e il marchio Red Bull, che crede nei giovani e che, dopo aver vinto e dominato in Formula 1, vuole ripetersi anche nelle due ruote.

Davide Bottarelli
23 anni, laureato in ingegneria informatica e pallavolista fin dall'età di 7 anni. Appassionato di sport e della competizione ad alto livello. In particolare F1, MotoGp, ciclismo e da qualche anno anche NFL.

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