Statistiche e Record

Tutti i numeri dello sport: l’anno del ciclismo professionistico maschile tricolore in pillole

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Premessa doverosa: prima di ogni considerazione statistica è d’obbligo sottolineare come quella appena conclusa non sia stata una stagione ciclistica tradizionale, né per quanto attiene al calendario (stravolto dalla pandemia, interrotto, con tanto di numerosi eventi cancellati, e poi compresso dopo la ripresa in appena tre mesi con molteplici corse World Tour disputate in sovrapposizione) e nemmeno per il diverso impatto delle misure adottate nei diversi Paesi per far fronte all’emergenza sanitaria. I risultati di questa analisi vanno dunque inseriti in un contesto generale che ha visto i giorni di corsa ridursi drasticamente e le tradizionali occasioni di confronto variare per tempistiche e modalità rispetto alla norma per le decisioni stabilite dai diversi comitati organizzatori sotto l’egida dell’Uci (Unione Ciclistica Internazionale), finalizzate ad ovviare alla meglio il calendario di gara sulla base delle circostanze contingenti. Ciò considerato, passiamo ad esaminare i principali risultati ottenuti dal movimento ciclistico italiano nella categoria maschile tra i professionisti.     

                  Il 2020 dell’Italia nei Grandi Giri, il punto più basso di sempre

1982, l’anno della prima doppietta Giro-Tour di sua Maestà Bernard Hinault e della sola Vuelta di Marino Lejarreta. A 38 anni fa bisogna invero risalire per trovare un’altra stagione in cui nessun corridore italiano era stato in grado di imporsi in almeno una frazione della Grande Boucle e nemmeno della Ronda Iberica che allora, e fino al 1994 compreso, si correva in Primavera, prima cioè della partenza del Giro d’Italia. Tuttavia, se allora il pedale azzurro era quantomeno riuscito a fare la voce grossa al Giro con 11 tappe vinte su 22 (esattamente la metà), il podio di Silvano Contini a Torino dietro all’imbattibile “Tasso” bretone e allo svedese Tommy Prim, oltre a presentare 6 atleti tricolori nei primi 10 della graduatoria finale, non altrettanto si può dire per la stagione appena conclusa.

Il recente settimo posto finale ottenuto dal 36enne Vincenzo Nibali a Milano è stato infatti il peggior risultato di sempre di un nostro connazionale nella corsa di casa, che aveva sempre annoverato, nelle sue prime 102 edizioni, almeno un rappresentante del Bel Paese nella top-5 della graduatoria finale (il precedente peggior risultato era per l’appunto il quinto posto in tre diverse occasioni, appannaggio nel 1972 di Panizza, nel 1987 di Giupponi e nel 2018 di Pozzovivo). Le 6 frazioni totali (4 affermazioni di Ganna, con tanto di due giorni in rosa, di cui 3 a cronometro, e 2 di Ulissi) conquistate con solamente due atleti diversi, indorano solo parzialmente la pillola, segnalando, se non altro, un progresso numerico rispetto alla sola vittoria di frazione di Vincenzo Nibali nel 2017 (record storico negativo) e alle cinque per edizione ottenute nelle ultime due Corse Rosa disputate pre-pandemia.

Ulissi

Sul traguardo di Agrigento, Diego Ulissi vince la 2a frazione del Giro, la sua settima vittoria nella Corsa Rosa. ©️ via Twitter @TeamUAEAbuDhabi / Bettini Photo

Allargando il discorso alle altre due grandi corse a tappe, spicca lo scarno bottino messo insieme dal cospicuo contingente (16 elementi al via da Nizza) tricolore al Tour, costituito dai due terzi posti (Nizzolo e Consonni) di frazione, dalla singola top-10 nella graduatoria finale di Parigi (il decimo posto di Caruso) e da una sola apparizione sul podio dei cerimoniali (quella di Oss nella settima tappa, premiato con il numero rosso quale supercombattivo a Lavaur) di giornata.

Non è andata meglio alla Vuelta, disputata in contemporanea all’ultima settimana del Giro d’Italia e durata solo 18 tappe (rispetto alle canoniche 21 degli ultimi anni), dove, va sottolineato, i corridori azzurri presenti ai nastri di partenza erano solamente 5, mai così pochi dal 1986 (allorquando furono zero), non a caso in occasione dell’ultimo precedente storico in cui due Grandi Giri (Vuelta e Giro per l’appunto) si sovrapposero, sia pure per soli due giorni. Curiosamente, sul piano meramente simbolico, si è riusciti quantomeno a migliorare lo score complessivo ottenuto da pedale tricolore nel 2019 in Spagna (zero podi di tappa, zero maglie indossate, nessuna premiazione di frazione, Brambilla primo connazionale al 42° posto della graduatoria finale a fronte di 13 partenti) con due terzi posti (Mareczko e Andrea Bagioli) di tappa e il 17° posto conclusivo di Mattia Cattaneo a Madrid.

Allargando il quadro dell’analisi è significativo rimarcare come lo zero assoluto alla voce vittorie racimolato nelle scorse due edizioni della Ronda Iberica abbia interrotto una striscia di venticinque edizioni consecutive (dal 1994 al 2018) con almeno una vittoria di tappa di un alfiere tricolore, con un picco massimo di 11 successi ottenuto nella Vuelta 1996, quella dell’abbandono in mondovisione al ciclismo dell’ultimo Indurain, triste, solitario y final, che vide, peraltro, lo storico zero alla voce successi di frazione dei padroni di casa, ancorati al misero decimo posto nella graduatoria finale dell’inossidabile Escartin.

          La stagione delle Grandi Classiche e delle corse di un giorno: una costante e una…storica prima volta

Estendendo l’orizzonte della nostra analisi alle corse di un giorno, nelle 4 Classiche Monumento disputate gli alfieri tricolori hanno raccolto come miglior risultato i quinti posti di Giacomo Nizzolo (alla Milano-Sanremo) e di Giulio Ciccone (al Lombardia), raccogliendo altresì podi di prestigio con Davide Formolo (secondo alle Strade Bianche) e Matteo Trentin (terzo alla Gand-Wevelgem) nelle altre principali semiclassiche World Tour stagionali.

Discorso a parte merita il Campionato del Mondo, dapprima annullato per decisione del Governo federale in Svizzera, successivamente salvato e organizzato in extremis ad Imola, dove la nazionale Azzurra di Davide Cassani non è andata al di là del decimo posto di Damiano Caruso nella prova in linea. Il risultato senza dubbio di maggior prestigio è stato ottenuto nella prova della rassegna iridata storicamente meno congeniale agli alfieri tricolori (che dalla sua introduzione, nel 1994, avevano in precedenza ottenuto solamente due argenti ed un bronzo), con il primo oro mondiale di sempre per il ciclismo italiano conquistato nella cronometro individuale su strada da Filippo Ganna, capace di emulare, a 89 anni di distanza, l’impresa di Learco Guerra nel 1931 in quel di Copenhagen nell’unico mondiale in linea corso…contro il tempo sulla massacrante distanza di 170 km.

Filippo Ganna

Filippo Ganna, nella prova iridata contro il tempo ad Imola, diventa campione mondiale a cronometro. ©️ Chris Auld / via Twitter @pelotonmagazine

Se l’oro di Ganna ha rappresentato una novità assoluta, altrettanto non si può dire per l’altro risultato in vetrina del ciclismo tricolore, ossia il terzo oro europeo consecutivo in linea (arrivato alla quinta edizione assoluta, dopo la sua introduzione, avvenuta nel 2016) catturato dal milanese Nizzolo in Bretagna, fresco reduce, peraltro, dalla conquista del suo secondo titolo tricolore su strada. Un filotto inaugurato nel 2018 da Trentin a Glasgow e proseguito l’anno successivo da Elia Viviani ad Alkmaar, che potrà fiduciosamente proseguire nella rassegna continentale prevista in Trentino per il prossimo settembre.


Immagine in evidenza: ©️ REUTERS / Jennifer Lorenzini

Luca Lottaroli

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