Mentre Tokyo dorme

Alla festa è arrivata la regina. Benvenuta Atletica!

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Day 8

Come si dice, quando il gioco si fa duro… Concomitanza nuoto-atletica non ti temo! La regina dei Giochi è arrivata e tutti si voltano a guardarla. C’è da mettere sveglia alle 2.00 adesso, ma io mi sono già allenato con un paio di partite dell’Italvolley femminile.

Il vero colpo basso è un altro. Dove sei Francone? Bravo Luca Di Bella, per carità, ma Bragagna è tutta la mia atletica. Abbiamo iniziato insieme ai Mondiali di Stoccarda nel 1993, io c’ero a Gotenburgo nel ‘95 e poi ad Atlanta ’96, quella notte in cui cantasti di un Michael Johnson esagerato sui 200 metri, o quella sera dell’agosto 1999 a Siviglia in cui “c’è Mori, c’è Mori… Va Fabrizio Mori…”, quando il doppio schermo non era nemmeno un sogno e Lazio-Manchester finale di Supercoppa Europea mi costrinse al buon vecchio zapping.

Sono già in lutto per la perdita, quando Marco D’Onorio, il boss di Vita Sportiva, mi tranquillizza, anche se solo a metà: la notte avremo Di Bella, al mattino/pomeriggio Bragagna. Posso sopportare il compromesso, ma non sarà facile.

In pista aprono i 100 metri femminili con un turno preliminare di atlete con tempi non proprio eccellenti. Sono ragazze che provengono per lo più da paesi di periferia nello scacchiere internazionale dell’atletica (e non solo in quello). Se ne vedono anche un paio fasciate da veli che le coprono. Sono le Olimpiadi, luogo per eccellenza dell’incontro tra popoli. Quando più avanti arrivano le big per il primo turno, scopriamo che sulla pista messa a punto dai giapponesi si decolla. Magari incidono pure queste scarpe di ultima generazione di cui si discute tanto.

E poi arriva Gimbo. Lo aspetta da cinque anni questo momento, ed è stato stimolante seguire tutto il percorso di questa attesa. Mi spiazza pure lui: niente halfshave e niente chioma di Legolas, in pedana ci va Gianmarco e basta. La finale è centrata, adesso vatti a divertire. Me la godrò anch’io.

In piscina c’è poca Italia stanotte, nessuno in finale. A scaldarmi il cuore ci pensa Tatjana Schoenmaker, sudafricana che fa il record del mondo nei 200 rana e scoppia in un pianto dirompente. Le altre, quelle che lei ha battuto, le si avvicinano e la avvolgono in un bellissimo abbraccio collettivo in vasca. C’è un filo emotivo fortissimo tra gli atleti, un vissuto comune che li lega anche quando non si conoscono.

Il momento clou della giornata azzurra arriva di primo mattino, è il percorso verso la medaglia nel tiro con l’arco di Lucilla Boari. L’arciera italiana ci salva da una giornata senza medaglie, ma soprattutto rende suo malgrado possibili un paio di chicche. Mentre è impegnata nei quarti di finale, la Rai manda in onda l’ennesimo fondamentale tg2, all’interno del quale si apre una finestra sul tg olimpico, all’interno del quale troviamo un aggiornamento sulla sfida in corso della Boeri. Perché far vedere direttamente l’evento, quando puoi vivere Inception? Tutto fantastico.

Per fortuna noi la stiamo seguendo su Discovery che, a proposito, finalmente ci fa sentire a pieno regime la super squadra di telecronisti che aveva sbandierato. Al termine della sfida vinta dall’azzurra si materializza uno dei momenti più alti di questi Giochi: udiamo distintamente giungere dal campo di gara del tiro con l’arco la voce di Orietta Berti: “labbra rosso Coca-Cola…”. Tokyo 2020 potrebbe anche finire qua.

Invece no, ho ancora un appuntamento importante in tarda mattinata. Atletica e nuoto tornano a sovrapporsi, in un rimbalzo tra Olympic Stadium e Aquatics Center che stavolta alla Rai riesce pregevolmente. E finalmente Franco Bragagna è lì. Emorragia verbale, costanti interruzioni e correzioni ai suoi compagni d’avventura, parentesi tonde, quadre e graffe aperte oggi che chiuderà domani o forse mai, ma ha anche dei difetti. Soprattutto ha una memoria e un’erudizione sportiva (e non solo) da preservare nei secoli. In pista l’Italia questa volta sembra una bella squadra. Ci sono pochissime ambizioni di medaglia, ma il gruppo è giovane ed ha già dato segnali positivi in questo esordio.

Oggi c’è più tempo per dare anche uno sguardo in giro, su campi senza l’azzurro Italia. Mi colpiscono un paio di delusioni forti. Svanisce a sorpresa il sogno Golden Slam di Nole Djokovic, si infrange sotto i colpi di Zverev. Deve fargli malissimo dover rinunciare a quell’oro olimpico che è l’unico grande traguardo che gli sia stato precluso su un campo da tennis. Almeno finora.

E poi ci sono le lacrime dell’Olanda femminile di calcio. Affrontano gli USA ai quarti di finale, in una riedizione della finale dei mondiali 2019. Allora vinsero le americane, ma il gap sembra essersi assottigliato. Le olandesi hanno diverse chance di vincerla durante i 120 minuti, tra cui un rigore per rompere il 2-2 fallito all’ottantesimo. Invece si va dagli undici metri e vincono ancora loro, con rigore decisivo dell’iconica Megan Rapinoe. Le Orange sono inconsolabili. Sono state ad un passo dal ridefinire gli equilibri del calcio femminile internazionale, ma quel passo è mancato.

Questione di vibrazioni olimpiche, forti, uniche, irripetibili. Come quelle che continuano a trasmettermi i video postati sui social dagli atleti al villaggio olimpico. Quando fa buio è possibile scorgere piccoli raduni improvvisati di umanità varia che si esprime nei modi più disparati. Da lì si torna certamente più ricchi, anche senza medaglia.

Io per oggi vi lascio e vado a dare un’altra occhiata, Mentre Tokyo Dorme. A domani.


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Vincenzo Bruno
Laureato in Lingue e Letterature Moderne, nato a Palermo nel 1983, vive a Isola delle Femmine, piccola località costiera alle porte del capoluogo siciliano. Aspirante insegnante e appassionato di sport, letteratura e storie, nella sua pagina Instagram “Gente di Sport” alimenta l’amore per la scrittura facendovi convergere spesso le sue più grandi passioni. Due suoi racconti brevi, Notti Bianche e La Prima Volta, sono stati inseriti nella raccolta Pausa caffè: letteratura espressa, pubblicata da Prospero Editore nel 2016.

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