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Bar Sport VS: le domande principali entrando nella stagione NBA 2022/23

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Settimana scorsa, con la consegna dell’anello ai campioni in carica dei Golden State Warriors, è iniziata ufficialmente la stagione NBA 2022/23. Simulando una discussione tra amici al bar, la redazione basket di Vita Sportiva ha analizzato alcuni dei temi principali. Quali? Scopriamoli insieme…

Draymond Green e Jordan Poole confronto

Draymond Green e Jordan Poole a confronto

1) Uno degli argomenti più discussi delle ultime settimane di offseason è la tensione in casa Warriors dopo il pugno rifilato da Draymond Green al suo compagno di squadra Jordan Poole. La situazione sembra essersi risolta con le scuse pubbliche di Green e il rinnovo (da 4 anni a 140 milioni di dollari) di Poole. Quanto inciderà l’accaduto sulla stagione dei Golden State Warriors? Quale sarà il futuro del lungo veterano (in scadenza a fine stagione)?

Giovanni O. (@giovioriolo): Secondo me il sistema solido di Golden State, oltre che la mentalità vincente dell’ambiente, faranno in modo che l’accaduto non vada a influire sulla squadra. Lo dico anche per come la situazione sembra essersi “risolta” tra i due senza punire nessuno e accontentando tutti. Poole si è preso il mega rinnovo in anticipo e Green non è stato sospeso così da poterci essere la sera della consegna dell’anello. Che tra i 3 giocatori in scadenza fosse Draymond quello che a fine anno non avrebbe avuto il rinnovo era ormai conclamato, i Warriors stanno giustamente iniziando una fase di rinnovamento e per Green, andare via, vorrebbe dire l’occasione di prendere l’ultimo contratto importante, magari quel max che a Golden State non ha mai potuto prendere e non gli hanno mai voluto dare. Che sia l’occasione giusta per realizzare il sogno, mai nascosto dall’orso ballerino, di giocare per Detroit (sua città natale) prima della fine della carriera.

Giovanni V. (@GValenzasca): Non possiamo sapere con certezza quali atteggiamenti abbiano portato alla reazione spropositata di Green, ma quel che è certo è che Poole ha ottenuto l’estensione contrattuale che voleva, così come Wiggins. Da un punto di vista sportivo, la scelta di rinnovare Poole con due giovani come Moody e Rollins alle sue spalle è quantomeno opinabile, ma l’episodio del pugno di Draymond può essere la molla che fa scattare qualcosa in tutto l’ambiente: dopo aver dimostrato di poter vincere anche dopo l’era Durant, gli stimoli in casa Warriors rischiavano di venire meno definitivamente per lasciare spazio all’ego dei singoli, cosa che si traduce anche e soprattutto in questioni di soldi. Phil Jackson insegna che il conflitto può essere necessario, in queste situazioni, come accaduto, casualità, ai tempi dei Bulls in cui giocava Steve Kerr, che all’epoca il pugno, anche se non ripreso da telecamere, lo aveva ricevuto.

Edoardo (@Edo9Brune): Bob Myers e Steve Kerr sono maestri nella gestione dello spogliatoio e dei momenti critici interni al team, vedasi l’episodio del 2018 tra Green e Durant: per quanto tra i due la chimica fosse ai minimi storici e la tensione palpabile, in campo la squadra continuò a girare a meraviglia, e senza gli infortuni proprio di KD e di Klay, forse staremmo parlando di un anello in più per la franchigia della Baia. Personalmente, credo quindi che i GSW siano allineati e focalizzati totalmente verso l’obiettivo comune di puntare al Back To Back, e lo si è visto anche dall’entusiasmo della consegna degli anelli e dal fatto che Poole e Green si siano più volte cercati in campo (andate a rivedere il blocco e pocket pass tra i due e la successiva esultanza contro i Lakers). Per La prossima stagione, invece, credo che la musica sarà totalmente diversa: i Warriors hanno dato da intendere che Poole sarà centrale nel progetto, e che Green potrebbe essersi giocato tutti i bonus comportamentali. Servirà probabilmente dare un segnale forte, anche per la credibilità della dirigenza all’interno dello spogliatoio. Ma privarsi di uno dei pilastri di questa dinastia, uno dei migliori difensori della lega e l’anima emotiva di questa squadra sarà dura. In conclusione, credo quindi ogni discorso sarà rimandato alla stagione 2023/2024.

Boston Celtics Coach Ime Udoka

Ime Udoka sospeso dal ruolo di head coach

2) L’altra grande telenovela dell’ultimo periodo è quella vissuta in casa Celtics. Coach Udoka è stato sospeso e Joe Mazzulla nominato primo allenatore ad interim. A complicare il tutto ci sono gli infortuni di Danilo Gallinari (fuori probabilmente per tutta la regular season) e Robert Williams (che starà fermo qualche mese). Dopo le Finals raggiunte lo scorso anno non sarà facile ripetersi. Cosa vi aspettate da Boston?

Giovanni O.: Quello dei Celtics è un bel rebus. Lo scorso anno: coach nuovo e alla prima esperienza nella posizione, partono male e sembrano destinati a una stagione anonima. Dopo All-Star Game arriva il cambio di rotta, mettono su un sistema che sembra collaudato da anni, così da: chiudere con la miglior difesa della lega, arrivare secondi in regular season e fino a Gara 6 delle Finals. Ora il nuovo cambio di allenatore fa tornare qualche dubbio, ma gli interpreti sono quelli. Anzi l’arrivo di Brogdon e Griffin porta quello che è mancato alla panchina Celtics l’anno scorso. Quindi se il sistema è davvero così solido come ci hanno mostrato la scorsa stagione, per me loro rimangono i favoriti a East e, soprattutto se Williams recupera presto e magari Danilo torna per i playoffs, la squadra da battere in postseason. Anche perché Mazzulla non ha esperienza come leadership, ma è da anni nello staff di Boston ed è stato un importante assistente prima di Brad Stevens e poi di Udoka.

Giovanni V.: Boston perde una figura fondamentale sul piano emotivo come Ime Udoka, artefice della svolta che da gennaio in poi ha riportato i Celtics alle finali. La squadra è comunque stata notevolmente rinforzata con l’arrivo di Brogdon, preso principalmente per togliere il pallone dalle mani di Smart. Le possibilità di ripetersi o di migliorarsi passano dalla salute fisica di Robert Williams, perno difensivo indispensabile, ma soprattutto dai passi in avanti che dovrà fare Tatum. Jaylen Brown è un secondo violino e non può fare più di così, quindi sta al numero 0 prendersi maggiori responsabilità nei momenti chiave delle partite, quelli che sono costati la sconfitta lo scorso anno contro Golden State.

Deandre Ayton non si parla con coach Monty Williams

Diverbio DeAndre Ayton – Coach Monty Williams

3) Finiamo il trio delle situazioni calde parlando dei Phoenix Suns. Prima il proprietario Sarver viene sospeso per un anno e costretto a cedere la sua percentuale di azioni sulla squadra. Poi Ayton, centro titolare, dichiara di non parlarsi con coach Monty Williams da gara 6 della scorsa stagione e far trasparire uno spogliatoio non sereno (nonostante in estate abbia firmato un contratto da 4 anni per 133 milioni di dollari). Come pensate che si svilupperà la vicenda?

Giovanni O.: Delle tre quella di Phoenix è la situazione che mi fa più paura. Avere un giocatore importante e così pagato che non si parla con l’allenatore, o che tra i due ci siano ancora scorie così evidenti, è un problema enorme. Anche perché Ayton è un uomo mercato e, nonostante il rinnovo, le voci su sue possibili trade non mancheranno, non avere la fiducia dello spogliatoio non lo aiuterà a superarlo. In tutto ciò Paul va avanti con gli anni e sta a lui e Booker prendere in mano la squadra, ma come fai può lui a prendersi e coach Williams a dargli la responsabilità se non vanno d’accordo? Ovviamente ora le ultime dichiarazioni dicono che è tutto risolto, ma io non mi stupirei se il lungo bahamense a stagione in corso cambiasse casacca.

Giovanni V.: Sicuramente in casa Phoenix Suns non si può fingere che non sia successo nulla, troppo pesanti gli strascichi della serie con Dallas e dell’estate di DeAndre Ayton. La squadra sulla carta è ancora competitiva, specialmente in regular season, ma ha perso molto negli aspetti in cui già era deficitaria. McGee e Crowder (che deve ancora essere scambiato) non sono stati adeguatamente rimpiazzati, e se a questo si aggiungono i malumori dello spogliatoio, il treno per le Finals per i Suns rischia di essere passato.

Victor Wembanyama talento generazionale

Talento cristallino di Victor Wembanyama

4) Il prossimo draft porterà all’ingresso nella lega di Victor Wembanyama, un talento generazionale che potrebbe cambiare il volto di numerose franchigie. Quali squadre partono come più attrezzate al tanking e con maggiori possibilità di avere la numero 1 per scegliere il prospetto francese?

Giovanni O.: Il francese è uno dei quei talenti che passano una volta ogni troppi anni e sicuramente tutte e 30 le squadre NBA le vorrebbero nel proprio roster. Detto ciò ci sono 4 squadre che sembrano decisamente inferiori alle altre. A Est vedo gli Indiana Pacers sembrano decisamente concentrati sul prossimo draft. Dopo aver ceduto Sabonis a gennaio e Brogdon in estate, ora sono alla ricerca di acquirenti per Turner e Hield. Il resto della squadra è un insieme di promesse che danno poche certezze e molti dubbi. Mentre a Ovest ci sono gli Spurs e Rockets, che sono nella stessa situazione dei Pacers. Hanno smantellato la squadra negli ultimi 2 anni e ora sono un’accozzaglia di giovani da provare. L’altra è OKC. Si, squadra secondo me più strutturata, con un All-Star in squadra come Shai Gilgeus-Alexander e giovani più “rodati”. Però le tante scelte ancora presenti e l’infortunio di Holmgren, faranno ancora un anno di tank prima di provare la risalita.

Giovanni V.: Non c’è bisogno di ribadire per l’ennesima volta la portata storica che potrebbe avere il prossimo draft, che segnerà l’atterraggio sul pianeta Nba di Victor Wembanyama, il prospetto generazionale che a detta di tutti gli scout cambierà il volto della lega. Almeno un terzo delle franchigie farebbe carte false per poterlo scegliere alla numero 1, ma non in molti si sono sufficientemente attrezzati per il ranking: Indiana, Utah e San Antonio hanno saggiamente scelto quest’estate per tradare le loro star e iniziare definitamente la ricostruzione, con l’idea di poggiarsi sul lungo francese. Houston, Oklahoma City, Detroit e Orlando hanno già scelto in top 5 in questa stagione, hanno già un buon nucleo giovane, ma sono ancora in lizza per aggiungere l’ultimo pezzo al puzzle e tornare competitive. Attenzione però, perché non sempre l’equazione è esatta: nel draft del 2019 i Pelicans avevano il 6% di possibilità di scegliere per primi, ma la lottery ribaltò tutto. Era il draft di Zion Williamson, l’ultimo prospetto con un hype paragonabile a quello di Wembanyama.

Edoardo: Fino alla settimana scorsa, a questa domanda avrei risposto senza alcun dubbio: Utah Jazz e San Antonio Spurs. I primi, nell’estate appena trascorsa, hanno fatto intendere di essere in pieno rebuilding, con le cessioni di Mitchell, Gobert e Bogdanovic e la necessità di trovare la stella futura di questa franchigia. I secondi invece si trovano da troppi anni in una situazione di limbo in cui puntare ai primi di 10 posti della Western, qualificarsi direttamente ai PO come ottava o arrivarci per i play-in e uscire alla prima occasione. Situazione che ovviamente non porta a nulla in termini di draft e in termini di competitività. E l’aver lasciato andare Murray, giocatore franchigia mai davvero sbocciato, faceva intendere l’intenzione di tankare e cercare di ottenere il nuovo Tim Duncan. Ad una settimana dall’inizio della RS però i Jazz sono momentaneamente primi, quindi serve attendere e capire se l’appetito vien mangiando. Aggiungo anche un nome a sorpresa, frutto proprio dell’ultima settimana: Lakers. Può sembrare assurdo, ma analizzando a mente fredda la situazione il senso si può trovare: la situazione Westbrook, LeBron verso le ultime stagioni della carriera, i dubbi sulla tenuta di AD, oltre al fatto che che lui si sia sempre dichiarato un’ala forte e che prediliga giocare con un centro di ruolo. Tutto ciò, aggiunto alla mancanza di giovani futuribili su cui costruire i Lakers del futuro, fatta eccezione per Reaves (guardia), potrebbe obbligare la società a sedersi intorno ad un tavolo verso fine gennaio, guardare la situazione in classifica e prendere una decisione forte: tankare e arrivare al prossimo giocare generazionale. Che in pre-season si è fatto più volte vedere ammiccare pubblicamente a LeBron e AD. Vedremo.

Nikola Jokic MVP 2021/22

Nikola Jokic MVP della regular season 2021/22

5) Il premio più atteso è senza dubbio quello del MVP, negli ultimi due anni vinto da Jokic e negli ultimi 4 sempre da un lungo. Tornerà a vincerlo una guardia o continuerà il dominio dei big man? E chi sono i favoriti per la vittoria del trofeo?

Giovanni O.: Per me potrebbe finalmente tornare a vincerlo una guardia o un esterno. Curry, Doncic, Tatum, Durant… sono alcuni dei nomi papabili. Io, però, mi gioco il jolly Ja Morant. Onestamente pensavo lo potesse vincere già lo scorso anno, ma secondo me il playmaker dei Memphis Grizzlies potrebbe fare il salto definitivo di qualità per arrivare a puntare a questo premio. Importantissimo sarà sicuramente il risultato di squadra, ma Memphis ha le carte in regola per fare bene anche quest’anno. Sicuro pesa l’infortunio di Jaren Jackson Jr, fuori tutta la stagione o quasi, però questo darà ancora più responsabilità alla point guard ex Murry State. Ah occhio a DeMar DeRozan, che probabilmente non finirà neanche nella top 3 come lo scorso anno. Però lo scorso anno meritava maggior credito e quest’anno non è impossibile che ripeta la prestazione.

Giovanni V.: I vincitori degli ultimi quattro MVP sono ancora due fortissimi candidati per questo premio: sia Jokic che Antetokounmpo flirtano costantemente con la tripla doppia e guidano due squadre molto competitive che potrebbero vincere le rispettive Conference, ma le alternative non mancano. Se dovesse tornare a vincere un esterno, il principale candidato sarebbe un altro europeo come Luka Doncic, ma attenzione anche a Morant, un volto sempre più popolare e leader di una Memphis “da corsa”, che potrebbe fare molto bene in regular season. Per quanto riguarda Embiid, sempre in lizza negli ultimi anni, potrebbe pagare l’intesa con Harden che stenta a decollare.

Edoardo: Il mio nome per la vittoria finale dell’MVP è uno soltanto, chiaro e lampante: Ja Morant. Il ragazzo ha la sfrontatezza dei giovani, ha un talento generazionale e ha la squadra in mano, oltre al fatto che questa squadra gioca per lui e riesce a metterne in luce anche le qualità di assistman e a supportarlo in fase difensiva. Inoltre, pensando anche a quelli che sono gli obiettivi di Memphis, hanno dimostrato di poter arrivare molto avanti nei PO e di poter puntare anche al primo posto della RS, senza la necessità di attivare il cruise-control per risparmiare energie e senza la pressione di dover per forza vincere subito, essendo comunque ancora una squadra molto giovane, che può permettersi ancora qualche anno di crescita. Gli ingredienti perfetti, secondo me, per poter puntare ad un premio individuale così importante per un giocatore meraviglioso e ambizioso come Ja. Gli altri nomi, a mio avviso, potrebbero essere Luka Doncic, che però forse potrebbe gestirsi molto di più nella stagione regolare per arrivare ai PO in piena forma, e Joel Embiid, scottato dalla mancata vittoria del premio nella scorsa stagione. Due guardie e un big man, ma sono convito che in questa stagione avremo un’inversione di tendenza e la vittoria di una guardia.

Paolo Banchero prima pick assoluta draft 2022

Paolo Banchero scelta n.1 assoluta del draft 2022

6) La seconda pick dell’ultimo draft, Chet Holmgren, purtroppo starà fermo ai box per tutta la stagione a causa di un brutto infortunio. Tanti però sono i rookie interessanti che vedremo in questa stagione. Chi è il favorito per essere eletto come il miglior rookie dell’anno?

Giovanni O.: La classe draft di quest’anno sembra molto talentuosa, però i primi sei sembrano un’altra categoria decisamente superiore. Purtroppo Chet è fuori dai giochi causa infortuni, ma gli altri cinque sono partiti fortissimo da subito. Il nostro connazionale Paolo Banchero potrebbe essere il favorito in quanto è già l’uomo franchigia della squadra che lo ha scelto, oltre che possiede un talento sconfinato. Però occhio anche a Jaden Ivey, Keegen Murray e Bennedict Mathurin (rispettivamente 4, 5 e 6 scelta assoluta). I tre si trovano in squadre che non punteranno ai playoffs, ma che useranno la stagione per sviluppare i propri talenti. Quindi tanto spazio per loro e per dimostrare il loro talento. Soprattutto la point guard scelta dei Pistons ha già trovato il suo ruolo nel quintetto titolare e potrebbe essere il favorito dopo Banchero. Mi permetto anche un nome a sorpresa che è quello di Walker Kessler. Arrivato nello Utah grazie alla trade per Gobert, potrebbe ben presto prender il ruolo di centro titolare lasciato dal francese. Come stile di gioco si assomigliano ed esce dal draft come miglior difensore nel pitturato e non solo.

Giovanni V.: L’infortunio di Chet toglie uno dei principali motivi di interesse tra i rookie, ma i candidati non mancano. Il principale candidato rimane Banchero, prima scelta assoluta che ha già impressionato nelle prime uscite e sta già prendendo in mano i suoi Magic. In seconda battuta c’è Jaden Ivey, che a Detroit trova in Cunningham un gran compagno di backcourt e un contesto eccellente per mettersi in mostra. Più defilati Jabari Smith, che a Houston deve convivere con diversi ball handler, e via via tutti gli altri, tra cui spicca per ora Ben Mathurin, altra ottima scelta di Indiana.

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Giovanni Oriolo

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