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Classic F1: Adelaide 1994, il primo titolo di Schumacher

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C’era una volta in un cui il campionato di Formula 1 veniva deciso in Australia, ad Adelaide. Il caso più eclatante e discusso fu quello della corsa del 1994, quando l’assegnazione del titolo iridato divenne una questione ormai riservata a Damon Hill su Williams-Renault e Michael Schumacher su Benetton-Ford.

L’andamento del campionato 1994

La stagione 1994 ha inciso in maniera piuttosto profonda la storia della categoria, sia nel bene che nel male. Sicuramente a tale campionato viene associato il drammatico weekend di Imola, che rappresentò un vero e proprio spartiacque per quanto riguarda il tema della sicurezza in Formula 1.

Con la mancanza di Ayrton Senna nella griglia di partenza, risultò naturale pensare che Schumacher, quello che era a tutti gli effetti considerato il principale rivale del compianto brasiliano, fosse il più accreditato a mettere le mani sul titolo. Il tedesco infatti sbaragliò la concorrenza nelle fasi iniziali della stagione, mettendo a segno sei vittorie nei primi sette Gran Premi. Tuttavia, già da Silverstone si manifestarono i primi segnali di allarme alle ambizioni iridate del teutonico, il quale, dopo essere stato beffato durante le qualifiche dal poleman Hill, durante il giro di ricognizione passò più volte quest’ultimo, compiendo quindi una manovra non consentita dal regolamento, che gli costò uno stop and go. Ma Schumacher non rispettò la sanzione comminatagli, portando la direzione gara ad esporre la bandiera nera. Non soltanto: nel dopo gara Schumacher venne squalificato per ulteriori due gare, una penalità che avrebbe avuto effetto a partire dal Gran Premio d’Italia dal 12 settembre.

Da qui ebbe origine il recupero dell’alfiere inglese di casa Williams.
Nonostante il ritiro di entrambi ad Hockenheim e la vittoria di Michael in Ungheria, il punto di svolta fu la revoca dell’ulteriore vittoria del tedesco in Belgio a causa dell’eccessivo consumo del fondo in legno della monoposto, che dunque venne consegnata a tavolino a Damon Hill, classificatosi secondo in pista. Scontata la squalifica consequenziale ai fatti di Silverstone in Italia e Portogallo, il leader del mondiale si ritrovò a non conseguire punti per tre gare consecutive, mentre nel frattempo il figlio d’arte della casa britannica si portò ad un punto di distanza in classifica generale.

Schumacher cercò di riprendere la marcia dopo la vittoria del Gran Premio d’Europa nella terra ispanica di Jerez de la Frontera, ma fu beffato da Hill al seguente Gran Premio del Giappone, a causa dell’applicazione della regola della sommatoria dei tempi ai fini della determinazione della classifica finale.

Arriviamo dunque all’ultima tappa del mondiale, Adelaide.

Ad Adelaide si decide il campionato

Schumacher è in vantaggio su Hill per appena un punto. Damon Hill, concepito inizialmente come lo scudiero di Senna, si ritrova quindi di fronte all’opportunità unica di cogliere il primo titolo mondiale, proprio come papà Graham. La tensione è alle stelle, dopo una stagione che ha visto una serie di colpi di scena. Tant’è che proprio Schumacher manifestò i primi segni di tensione con un brusco incidente occorsogli nelle prove libere all’uscita della prima chicane, il primo vero grande errore del tedesco in tutta la stagione, ma che comunque non lo privò della prima fila, accanto non ad Hill, bensì a Nigel Mansell (Williams), in quello che sarebbe potuto presumibilmente essere l’ultimo weekend nella sua carriera automobilistica.

Ma alla domenica, sia Schumacher che Hill, partito terzo, sfilano allo start il leone inglese: è faccia a faccia. Michael risultava essere più veloce nei tratti guidati, mentre il motore Ford pagava di media 10 km orari in rettilineo da quello della Renault. Ma era chiaro che c’era qualcosa dietro l’angolo. Complice la resistenza del doppiato Frentzen (che non aveva certo rapporti amichevoli con in tedesco della Benetton), che permise a Hill di avvicinarsi, Schumacher si trovò sotto pressione.

Il contatto

Giro 36, curva East Terrace: Schumacher va lungo sull’erba. Si è presunto che la genesi dell’errore fosse il fatto che in Benetton fu deciso di non esagerare con il carico alare per non penalizzare la vettura in rettilineo, con il risultato però di ritrovarsela nervosa nelle curve, difficile da gestire. Ad ogni modo, Damon Hill sopraggiunse, e si fiondò all’attacco del rientrante Schumacher all’interno della curva successiva: BANG! La collisione è inevitabile. Schumacher viene centrato in pieno dalla Williams, e il contatto dell’anteriore sinistra della Williams con la posteriore destra della Benetton portò al decollo della seconda. Schumacher, ritirandosi, sembrò dunque avere la peggio, ma pure il suo rivale sarà indotto ad alzare bandiera bianca per la rottura della sospensione anteriore sinistra: Michael Schumacher è campione del mondo per la prima volta. Nel frattempo, la vittoria non sfuggì a Mansell.

La dinamica ha ricordato quella del contatto avvenuto tra Senna e Prost a Suzuka nel 1988, che tra l’altro rappresentò sino ad allora l’ultima stagione si è arrivati a determinare il campione iridato all’ultima tappa. Tant’è che la questione non finì certo qui, perché ovviamente la polemica divampò nel paddock: dato che Schumacher non aveva certo la nomea del pilota corretto, fu lecito chiedersi se il contatto fosse non inevitabile, ma bensì inevitato dal tedesco. I seri dubbi sulla sua condotta non incisero comunque sul risultato in pista, in quanto la federazione classificò l’incidente come un normale episodio di gara, non sussistendo sufficienti elementi per provare l’effettivo dolo nella manovra. Frank Williams, che tuttavia non presentò ricorso, commentò così: “Avrei odiato vincere il mondiale in quel modo“. A seguirlo fu l’onda della stampa britannica, indignata dal comportamento di Schumacher, sostenendo che Hill fosse stato effettivamente derubato.

Schumacher bisserà il titolo con la squadra italiana nell’anno seguente, prima dello storico passaggio in Ferrari nel 1996, l’anno che Damon dovrà attendere per laurearsi campione del mondo, sempre a bordo della Williams, andando ancora più forte delle critiche e del debuttante e scomodo compagno di squadra Jacques Villeneuve, che a sua volta sarà protagonista di un episodio simile con Michael nel 1997 a Jerez de la Frontera. Ma questa, per dirla alla Federico Buffa, è un’altra storia…

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Tommaso Palazzo

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