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I giovani rampanti del tennis italiano: la chiave (mentale) dei successi di Darderi e Cobolli

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Luciano Darderi e Flavio Cobolli sono due delle stelle più luminose del tennis italiano. Il rendimento espresso dai due azzurri nel corso di quest’annata, in particolare durante la stagione sulla terra rossa, ne ha certificato la definitiva acquisizione di un nuovo status a livello internazionale: quello di tennisti presenti in pianta stabile nei tornei più importanti a livello ATP e negli Slam. Che i due giovani siano dotati di un talento non comune è un dato ben noto da tempo agli addetti ai lavori e agli appassionati, però il livello raggiunto in questi mesi ha stupito, per rapidità nei progressi e per mentalità mostrata nell’approccio ai primi grandi incontri.

Darderi: la stagione dell’esplosione definitiva

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L’esplosione a livello ATP di Darderi si è verificata in occasione del torneo 250 di Cordoba, vinto dopo aver sconfitto in finale l’argentino Facundo Bagnis con il punteggio di 6-1 6-4. L’andamento della finale ha rispecchiato quello che è stato tendenzialmente visto negli incontri precedenti al match conclusivo del torneo: profondità nei colpi, conduzione negli scambi con sicurezza nei propri mezzi, solidità mentale nei momenti decisivi e capacità di concludere al momento dovuto. Degna di nota la vittoria ottenuta in semifinale contro Sebastián Báez, numero 2 del seeding, sconfitto grazie a un’autorevolezza e una mentalità non comuni. Una stagione proseguita in maniera non banale, con i quarti di finale raggiunti al Chile Open, la semifinale di Houston e quella al Lione Open. Prima di quest’ultimo torneo, il classe 2002 si è reso protagonista di un’ottima prestazione a Roma contro Alexander Zverev, risultato essere il successivo vincitore del torneo grazie alla vittoria in finale contro Nicolás Jarry per 6-4 7-5.

Il cammino dell’italoargentino al primo Slam disputato con nuove velleità e nuovi entusiasmi, ossia il Roland Garros del 2024, si è concluso anzitempo con una sconfitta al secondo turno contro Tallon Griekspoor per 7-6 6-3 6-3. Ciò non determina in alcuna misura uno scalfirsi delle convinzioni accumulate da Darderi nel corso di questa stagione. Le sue ambizioni sono non marginali e si collegano a uno status mentale di rilievo acquisito grazie alle prestazioni e ai risultati ottenuti nell’annata ancora in corso.

Cobolli: la scalata del ranking grazie all’applicazione mentale e al valore del gioco

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Per quanto riguarda Cobolli, invece, il romano si era già affacciato nei tornei ATP con il raggiungimento dei quarti di finale a Monaco di Baviera nell’aprile del 2023. In quell’occasione registrò due interessanti successi contro Oscar Otte e Jordan Thompson, prima di arrendersi contro Christopher O’Connell per
7-6(5) 4-6 6-3. Grazie alla finale successivamente ottenuta al Challenger di Olbia, conclusasi con la finale persa contro Kyrian Jacquet per 6-3 6-4, il tennista italiano ha fatto il proprio ingresso nella top 100 del ranking ATP.

Quest’ultima stagione ben può dirsi quella della definitiva affermazione del classe 2002 nel circuito maggiore del tennis professionistico. Iniziata con il terzo turno agli Australian Open, miglior percorso finora della sua carriera negli Slam e prosegue con i quarti di finale all’Open Sud de France e quelli a Delray, gli ottavi raggiunti al Mexican Open e, soprattutto, la semifinale sfortunata contro Casper Ruud a Ginevra. In quest’ultima occasione il romano è arrivato a un passo dalla vittoria, non riuscendo a sfruttare un match point avuto sul turno di servizio del norvegese nel terzo set dell’incontro. Contornata da sfumature di una “beffa” è stata anche la sua apparizione al Roland Garros, conclusasi al secondo turno dopo un incontro molto avvincente contro Holger Rune. I due hanno dato prova delle qualità del proprio gioco, con una spettacolarità insita nel proprio modo di intendere il tennis. La sconfitta al super tiebreak del quinto set non ha minimamente intaccato le convinzioni di Flavio, che al termine dell’incontro si è espresso in questi termini in un’intervista a SuperTennis: «Nei momenti cruciali l’esperienza ha fatto la differenza. So che, se continuo così, posso arrivare al livello dei più forti. Inoltre, sto facendo un gran lavoro sul servizio e sui colpi di taglio; le voleé e il back, ad esempio, tendevo a sbagliarli tanto, mentre ora mi sento sicuro e so di poter far giocare una palla in più a chiunque».

Il fattore mentale come chiave per leggere il futuro

Le basi per far ben sperare riguardo alle future ambizioni dei due tennisti italiani ci sono tutte. L’unione delle doti tecniche e atletiche con quelle mentali costituisce la chiave con cui leggere il progresso compiuto nell’ultima stagione. Al contempo, tale mix ci fornisce anche gli strumenti per poter prevedere un’evoluzione delle rispettive carriere in conformità al loro potenziale. Con ciò si vuole intendere il valore della cattiveria agonistica per il pieno dispiegarsi delle capacità di cui un atleta dispone nel proprio bagaglio. Come in ogni sport, evidentemente, anche nel tennis la componente mentale gioca un ruolo decisivo nell’affermazione del singolo sportivo. E, proprio in questo senso, mi piace prendere ad esempio quanto affermato da Roger Federer, in un’intervista rilasciata qualche anno fa a Credit Suisse, proprio in merito al valore dell’elemento psicologico per un atleta: «Credo che la durezza mentale e la forza mentale siano due dei fattori chiave più importanti per una carriera di successo, soprattutto per il lungo termine. Per un tennista vi è una compresenza di una situazione di fuoco e una di ghiaccio, in cui il fuoco rappresenta la voglia di vincere, di essere eccitato dopo un buon punto, e il ghiaccio manifesta la capacità di accettare le sconfitte, i colpi cattivi, la folla, le circostanze difficili».

L’espressione utilizzata da uno dei più grandi tennisti di sempre fa ben intendere il dissidio interiore vissuto da uno sportivo nel momento in cui affronta le sfide più o meno dure della sua carriera. La chiave per poterle disputare al meglio è acquisire la consapevolezza del rischio di una sconfitta, comprendendo l’importanza di una mancata vittoria nel proprio processo di crescita e maturazione personale e professionale. Perché la giusta mentalità non può che essere vista come una componente del bagaglio tecnico di uno sportivo, quale dote di cui non tutti possono fregiarsi, neppure in presenza di un percorso finalizzato alla sua acquisizione.

L’auspicio è che i due giovani protagonisti del nostro tennis siano in grado di garantire quella continuità e costanza di rendimento mostrata nelle ultime settimane. Perché anche in assenza di più vittorie consecutive o di exploit contro avversari più quotati, in realtà, la costanza può essere rappresentata dalla capacità di restare dentro alla partita per tutto il suo svolgimento. Ed è indubbio che sia il romano che l’italoargentino siano legittimati a considerarsi degli autentici lottatori, due che non contemplano l’idea della rinuncia al sacrificio in contesti duri e impegnativi.

Immagine in evidenza: © Ansa

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Michele Maresca
Classe 1998, amante dello sport a 360 gradi. La mia formazione umanistica, culminata con una Laurea in Giurisprudenza, si associa a una passione senza limiti per il giornalismo e la scrittura. Cresciuto a pane e Olimpiadi.

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