Ciclismo

Giro d’Italia femminile, la carovana rosa del luglio italiano

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Il Giro d’Italia nel complesso è una corsa o forse la corsa. Lo spettacolo delle strade nostrane e dei nostri paesaggi è assolutamente ineguagliabile da qualsiasi altra gara nei 5 continenti “umanizzati”. Il Giro d’Italia dunque è la versione nobile e terrena di un girone infernale dantesco fatto di dolore, fatica e gioia. La perfetta raffigurazione tangibile dell’interpretazione vetusta e novecentesca della vita comune. Forse di più, il Giro è di più, un’identità e un fotogramma del nostro popolo e della nostra cultura.

In questo mare di tradizione la corsa rosa ha saputo ergersi a capostipite indiscussa e poco conosciuta di una lotta, anche sportiva, che da anni caratterizza l’umanità intera. Ci riferiamo alla parità dei sessi. Già nel 1988 difatti venne proposta la prima storica edizione del Giro donne. Per l’occasione si impose la sportiva italiana emblema della multidisciplinarietà, vale a dire la tirolese Maria Canins.

Fabiana Luperini in maglia rosa

Dal 1988 di contorno al grande carrozzone del tour la versione più nobile del Giro accarezza i palati dei più sofisticati appassionati. I palati di coloro che han capito quanto possa esser bello e godibile il ciclismo femminile. Uno sport puro, pulito e al di fuori da ogni qualsivoglia schema antiquato. Insomma una perfetta raffigurazione dell’emblema dello sport moderno non corrotto dall’economia degli sponsor.

Il Giro d’Italia femminile è oggi considerato il vero grande giro del movimento rosa, dieci giorni di corsa, un fascino ineguagliabile e un percorso assai arduo lo hanno eretto al vero grande Giro femminile. In questi 33 anni il giro femminile ne ha vissute tante, organizzazioni differenti, cambi di nome. Ma da sempre può contare sulla costante presenza di campionesse e di uomini e donne disposti a supportarne l’organizzazione.

Giro rosa- pillole di storia

Nell’arco degli ultimi 33 anni la maglia rosa è stata indossata dalle più grandi interpreti del ciclismo. In ordine cronologico dobbiamo nominare atlete del calibro di Maria Canins, della “Pantanina” Fabiana Luperini e soprattutto delle tre signore dei Paesi Bassi: Marianne Vos, Anna van der Breggen e Annemiek van Vleuten.

Fra le 32 edizioni della corsa rosa va assolutamente rammentata quella del 1994. L’edizione di Michela Fanini, la giovane campionessa scomparsa prematuramente nell’autunno del medesimo anno, una storia magnifica ma al contempo maledetta.

Podio settima tappa Giro donne 2021- © Tommaso Pelagalli/BettiniPhoto

L’atleta con il maggior numero di vittorie di tappa non poteva che essere la sopracitata Marianne Vos, la più grande ciclista dell’era moderna per i più. La nativa di Hertogenbosch ha siglato quest’anno ben 2 trionfi che hanno trasbordato il proprio bottino totale alla fantasmagorica cifra di 30 vittorie. Una cifra mostruosa se consideriamo che il Giro femminile si articola su sole 10 frazioni, a differenza dei grandi giri maschili dove le tappe sono invece 21.

Giro d’italia Donne 2021

Neo logo del Giro d’Italia donne 2021

Il Giro di quest’anno è stato dominato dalla maglia iridata Anna Van Den Breggen. Coadiuvata dalle maestose compagne di squadra della Sd Workx la campionessa neerlandese si è portata a casa due frazioni. La cronoscalata alla Cascata della Toce e l’arrivo in salita a Prato Nevoso, i due tasselli che ne hanno prevalentemente ipotecato il successo finale.

Il dominio dell’atleta di Zwolle è culminato nella tappa dell’ascesa al Matajur in una vera e propria epopea di squadra. La salita friulana ha visto infatti imporsi un trio che potremmo definire magico: Ashleigh Moolman, Demi Vollering e naturalmente la nostra Anna.

Il trionfo di squadra si è ripetuto anche nella classifica generale con i tre terzi del podio occupati proprio dalle tre cicliste della Sd Workx.

Podio finale Giro Donne 2021- ©Raisport

Le restanti frazioni sono state intervallate dai successi della Vos e delle velociste della DSM Lorena Wiebes e Coryn Rivera. Le uniche due tappe abbandonate dalle fauci del team Sd Workx e da quelle della dsm e della Jumbo sono state la prima e la sesta frazione. La prima frazione, una cronosquadre, è stata dominata dalla Trek-Segafredo, vittoria che fece ben sperare in una sortita italiana a 13 anni di distanza dall’ultimo trionfo finale della “pantanina” Luperini. La sesta invece è finita in mano al grande prospetto del ciclismo made in norge, vale a dire Emma Norsgaard. Emma è semplicemente un’atleta dalle leve superbe, una grande velocista del futuro. La sfida Norsgaard-Wiebes rischierà nei prossimi anni di essere uno o forse il leitmotiv delle volate di gruppo, sperando che qualche atleta nostrana come Chiara Consonni possa intromettersi.

CONCLUSIONE

Il Giro donne quest’anno è stato un vortice di emozioni e spettacolo, un groviglio di grandi gesta e umanità.  Insomma cosa state aspettando? Il prossimo anno non potete perdervi le gioie del Giro Rosa. L’afoso luglio come ogni anno merita anche qualcosina di differente dal solito e classico canovaccio del Tour de France.

Per concludere terminiamo con una riflessione di una grandissima ciclista e narratrice energica e professionale del ciclismo femminile:

Il Giro per me rappresenta una possibilità : per le giovani che cercano visibilità e un contratto in un team importante, possibilità per chi è a fine carriera e sa ancora di poter dare tanto al ciclismo, possibilità soprattutto per il ciclismo femminile italiano, di cui ci si ricorda solo contando il medagliere. Personalmente invece per me è sempre stato un viaggio: un viaggio dentro le possibilità mie e della mia squadra ( ho avuto il privilegio di correrne 5 e aiutare le mie capitane a vincere in volata, in salita, la generale), un viaggio verso i miei limiti anche, un viaggio attraverso l’Italia. Ricorderò per sempre l’edizione in cui arrivammo con un cronometro in Piazza San Marco a Venezia. Erano anni diversi, ma la bellezza del nostro paese non ha eguali e il ciclismo è un ottimo veicolo per promuovere anche il territorio. Soprattutto questo ciclismo che commentiamo ora: avvincente, mai banale, emozionante!
-Ilenia Lazzaro

 

Leonardo Bonocore

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