CiclismoSport individuali

Giulio Pellizzari e quella straordinaria voglia di stupire

0

Giulio Pellizzari ha confermato il suo valore in occasione del Giro d’Italia 2024. Il corridore della VF Group-Bardiani CSF-Faizané, asceso alle cronache in quanto corridore più giovane a partecipare alla corsa a tappe italiana, si è fatto apprezzare per l’assunzione di un atteggiamento non conservativo fondato sul principio della massima esplicazione delle proprie energie lungo l’arco dell’evento. Come in un climax ascendente di risultati e prestazioni, il marchigiano ha dato prova anche di una solidità mentale. Superando un periodo difficile nella seconda fase della corsa con un graduale miglioramento culminato nel secondo posto di Montepana.

La prima affermazione di Pellizzari: il secondo posto al Tour de l’Avenir

Che Pellizzari avesse le doti per emergere nel mondo del ciclismo la Bardiani lo ha compreso sin dal 2022, anno in cui è andato a prelevarlo dalla categoria juniores per integrarlo gradualmente nel mondo dei grandi. La passione per il ciclismo la coltiva da quando era un ragazzino Giulio. Intento a salire in sella per divertirsi in quello che considerava un hobby di cui non riusciva a fare a meno. Da qui sono iniziati i primi interessamenti al mondo del ciclismo, a cui ha col tempo guardato con gli occhi di chi intendeva mettersi in gioco con altri talenti della sua età. In un’intervista rilasciata a RadioCorsa nel 2023, Giulio si descrive come un ciclista come tanti, sottolineando che da juniores «non era un fenomeno». Da qui la stima e l’apprezzamento verso i Reverberi, alla guida della Bardiani, acquisisce un significato particolare. Quello di chi ritiene di dover ringraziare una squadra che ha creduto fortemente in un giovane dalle potenzialità non ancora espresse. Delle qualità che, evidentemente, apparivano visibili a occhi esperti, pronti a plasmare un talento ancora grezzo sulla base della cultura del lavoro e del sacrificio. Nel team italiano Giulio cresce, matura e si forma sulla base di un principio essenziale per evitare che si brucino le tappe: affermarsi nel mondo del ciclismo in maniera graduale, senza troppe pressioni ma con la consapevolezza di poter diventare la miglior versione di se stesso grazie alla combinazione del lavoro e del talento di base.
Solo tenendo conto delle modalità con cui si è svolto il suo approccio al professionismo è possibile comprendere il motivo del suo progresso prima nelle categorie minori e poi tra i grandi.
In tal senso, la prima grande prestazione di Giulio è stata al Tour de l’Avenir. Corsa storicamente di lancio per i giovani pronti al grande salto tra i grandi. Nell’edizione del 2023 l’italiano si è posizionato al secondo posto della classifica generale, alle spalle di Isaac Del Toro. Altro giovane dalle grandi prospettive assoldato dalla UAE per rinforzare il proprio roster in vista del presente e del futuro. In quell’occasione, inoltre, il marchigiano ha impreziosito la sua corsa con una vittoria nella penultima tappa dopo un attacco a 50 km dall’arrivo compiuto proprio insieme al messicano, preceduto soltanto da Pellizzari al traguardo.

Il Giro d’Italia 2024: una dimostrazione di solidità mentale che parte dal “modello Gentili”

Embed from Getty Images

Il palcoscenico simbolicamente atto a rappresentare il culmine del processo di maturazione personale e professionale del ciclista italiano è stato il Giro d’Italia del 2024. Con un secondo posto, vari piazzamenti, la conquista della Cima Coppi, l’amicizia-rivalità con Tadej Pogačar e il tunnel da cui è uscito nel corso dell’evento, si può dire che Giulio ha vissuto un’esperienza dalle mille emozioni, una di quelle probanti nel vero senso del termine. Come in un’altalena di sensazioni, prima positive, poi negative e infine nuovamente positive, l’azzurro ha saputo incassare i colpi mentali e fisici per rialzarsi in maniera stoica e con grande maturità. Il problema in questione è stato quello dell’insieme di tosse, mal di gola e raffreddore. Terzetto che lo aveva debilitato quasi al punto da indurlo al ritiro. Giulio ne ha parlato in questi termini in un’intervista concessa a Tutto Bici: «Ero più a casa che in gara… Avevo tosse, raffreddore, mal di gola ed ero… più di là che di qua. Ma grazie alla mia famiglia, a Massimiliano Gentili e a Leonardo Piepoli sono riuscito a rimanere in corsa e oggi ho vissuto una giornata bellissima». Il riferimento a Massimiliano Gentili non è secondario, anzi. Per comprendere il valore della sua figura occorre tornare al periodo in cui Giulio faticava a ingranare nella categoria juniores. All’epoca, nessuno aveva pensato alla predisposizione di una “squadra de facto” che fosse congeniale a una crescita mirata del marchigiano. Quando Gentili lo conobbe, il suo primo pensiero fu quello di applicare al suo caso un modello fondato sulla creazione di un gruppo di ex atleti e familiari, tra cui spiccava il padre Achille, volto a consolidare le convinzioni di un giovane che non vedeva attuarsi il suo disegno di vittoria nella gare cui partecipava (ne vinse in totale tre) e che necessitava di un supporto mentale nei momenti di difficoltà. Il team vide la centralità dello stesso Gentili, di Leonardo Piepoli, ex ciclista, e del padre Achille. Il contributo assicurato alla crescita di Giulio andò così ben oltre l’aspetto agonistico, lambendo in maniera evidente anche gli aspetti dell’interiorità dell’atleta. Un ricordo di Gentili, espresso durante un’intervista a bici.pro, testimonia questa funzione: «La sera prima dell’inizio del Giro Next Gen decido di chiamarlo. La corsa iniziava con una crono e volevo conoscere quando sarebbe partito. Prendo il telefono in mano e mi chiama lui in lacrime dicendomi: “Mi è tornata la febbre e ho anche problemi intestinali”. Si prova a partire, ma ormai la frittata era fatta. Lo consolai un quarto d’ora al telefono. Ecco a cosa serve la squadra che dico io. Perché da quel supporto poi piano piano ci si rialza più forti». Consapevole del fatto di conoscerlo come nessun altro, una delle certezze che hanno sempre accompagnato l’attività di Gentili a sostegno del marchigiano è stata quella della necessità di traghettarlo in maniera immediata alla categoria pro. Il motivo è chiaro, evitare di condizionarne la crescita: «Buttarlo tra i classici under 23 significava bruciarlo, o quanto meno non valorizzarlo. Magari lo avremmo anche perso. Per lui doveva esserci un periodo di crescita. L’idea di farlo passare ai pro la comunicai anche a Giulio, ribadendo come quella scelta fosse l’unica realmente in grado di tutelarlo». Una visione lungimirante, quella di Gentili, i cui effetti concreti sono dimostrati dalle prestazioni e dal rendimento dell’italiano nella stagione ancora in corso. Come detto da Giulio a proposito del Giro d’Italia, il ruolo del suo “padre ciclistico” è stato essenziale per tramutare le fragilità in certezze e le possibilità in realtà. Acquisire la convinzione nei propri mezzi è stato l’esito di un processo in cui soltanto attraverso la totale disponibilità del marchigiano a mostrarsi nella propria essenza si è potuta individuare la chiave di volta per la sua trasformazione nel professionista che è oggi. Quel Giulio che Gentili aveva in mente sin dall’inizio. In grado di perseguire in maniera costante il proposito di diventare sempre la miglior versione di se stesso.

Le prospettive future di Pellizzari: sognare grandi trionfi con la sua consueta umiltà

Embed from Getty Images

Nella prossima stagione, molto probabilmente, Giulio indosserà la divisa della BORA – hansgrohe, team che può fregiarsi della presenza di un campionissimo come Primož Roglič tra le sue fila. La scelta del corridore italiano risponde agli insegnamenti a lui trasmessi dal maestro Gentili. Costantemente rivolto a spiegare al suo allievo l’importanza di scegliere la strada in grado di tutelare in maniera più efficace il suo talento. Tale scelta sembra proprio rappresentare al meglio la figura di un corridore, come Giulio, capace di dire la sua sulle salite dei grandi giri ma non ancora pronto per rappresentare il corridore di punta del team tedesco. Crescere all’ombra di professionisti come Roglic e Jay Hindley, vincitore di un Giro d’Italia, darà al marchigiano l’occasione per compiere quello step mentale necessario per fare il grande salto. Il tempo è dalla sua parte, quindi ciò che occorre evitare è imporgli traguardi che al momento non sono nel suo interesse. Giulio merita di ricevere un trattamento che sia in linea con le aspettative di chi crede fortemente nel suo talento ma, al contempo, lo rispetta evitando di chiedergli forzature.
Perché ciò che ci ha insegnato questo Giro, sopra ogni cosa, è la capacità del classe 2003 di osservare i suoi modelli del ciclismo come punti di riferimento dai quali acquisire gradualmente la mentalità e l’agonismo caratteristici dell’atleta vincente. Su tutti, il rapporto con Tadej ne ha illustrato, in un tempo, la combattività e la consapevolezza di dover cedere al momento dovuto. In tal senso, non si possono dimenticare gli scambi di battute e non solo con Tadej Pogačar. Iniziati in occasione del dopo-tappa di Montepana e culminati con il gesto dello sloveno durante la penultima tappa con arrivo a Bassano del Grappa. Prima vi è stata la richiesta del giovane Giulio al suo idolo di regalargli gli occhiali che indossava durante la tappa di Monte Pana. Cui è seguita la consegna da parte dello sloveno della maglia rosa che vestiva quel giorno. In seguito si è avuto il non consueto invito di Tadej al marchigiano di “seguirlo” durante la salita decisiva verso l’arrivo di Bassano del Grappa. Tali episodi fotografano, da un lato, la realtà di un campione affascinato dalla sete di stupire di un ventenne (nel quale si è sicuramente identificato), e dall’altro la speciale propensione di Giulio a rischiare l’attacco anche quando le chances di successo sono irrisorie. Rischiare, ma allo stesso tempo non forzare quando si è consapevoli dell’assenza dei presupposti per spingersi oltre. Come il marchigiano ha dimostrato di aver compreso al meglio. Rinunciare all’applicazione del proprio modo di intendere il ciclismo, non speculativo ma neppure confusionario, non è un’ipotesi da lui contemplata.

Immagine in evidenza: Sprint Cycling ©

VS su Telegram

Michele Maresca
Classe 1998, amante dello sport a 360 gradi. La mia formazione umanistica, culminata con una Laurea in Giurisprudenza, si associa a una passione senza limiti per il giornalismo e la scrittura. Cresciuto a pane e Olimpiadi.

Comments

Comments are closed.

Login/Sign up